l XXV Rapporto annuale dell’INPS conferma che il mercato del lavoro italiano vive un paradosso strutturale: l’occupazione raggiunge il record storico di 27 milioni di assicurati, ma la crescita economica debole e l’inflazione hanno eroso il potere d’acquisto dei salari reali, lasciando le famiglie in una condizione di fragilità.
Il documento, presentato alla Camera dal presidente dell’Istituto, evidenzia i seguenti punti chiave sulla situazione macroeconomica e sociale del Paese. Nel 2025 gli assicurati INPS sono aumentati di 244 mila unità rispetto al 2024, trainati soprattutto da contratti a tempo indeterminato e da una maggiore stabilità. Lo stipendio lordo medio annuo si attesta a 27.000 euro. Cifra che non basta a recuperare il terreno perso a causa dello shock inflazionistico. Negli ultimi cinque anni i salari italiani hanno subito una forte contrazione, posizionando l’Italia maglia nera tra le grandi economie mondiali per la perdita del potere d’acquisto reale.
La fiammata inflazionistica ha quindi impoverito i cittadini dal punto di vista dei redditi reali. L’aumento dei prezzi dei beni energetici e alimentari ha colpito il Paese in modo asimmetrico, erodendo il valore dei salari nominali che faticano a tenere il passo del costo della vita, rendendo problematico comprare più del necessario.
E’ vero che c’è stato un incremento degli occupati che ha coinvolto soprattutto gli under 34. Tuttavia, l’ingresso nel mercato del lavoro con retribuzioni molto basse e carriere frammentate riduce la capacità di risparmio e di autonomia. Le donne rappresentano il 51% dei pensionati totali, ma percepiscono appena il 44% dei redditi complessivi. Questo gap è il riflesso di carriere storicamente più brevi, discontinue e meno pagate rispetto agli uomini. Gli strumenti di supporto come il Bonus Asili Nido o l’estensione dello smart working mostrano un impatto positivo ma le misure di trasferimento economico da sole non riescono a invertire l’inverno demografico.
La combinazione di stipendi bassi, un calo della popolazione attiva e l’allungamento della vita media mette a rischio l’adeguatezza degli assegni previdenziali futuri. L’allungamento delle carriere e l’innalzamento dell’età pensionabile effettiva costringono gli italiani a lavorare più a lungo per ottenere prestazioni spesso inferiori in termini di potere d’acquisto reale rispetto alle generazioni precedenti.





