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Le donne sono sempre più attive nella lotta al cambiamento climatico. L’ attivista Greta Thunberg e la vicepresidente alla Casa Bianca Kamala Harris sperano e lavorano per il rientro degli USA negli accordi sul clima di Parigi; la rappresentante democratica Alexandria Ocasio-Cortez si fa promotrice del Green New Deal americano; Anne Hidalgo, sindaca di Parigi, riqualifica e pedonalizza l’area centrale di Les Halles. Già nel 2020 il Nielsen Consumer Panel avrebbe evidenziato come gli uomini, quando parlano di ambiete e salvaguardia del Pianeta, vengano di fatto superati dalle donne. Esse fanno della sostenibilità una pratica costante e sarebbero molto più sensibili ai problemi ambientali degli uomini. L’ambiente è donna? Un nuovo stereotipo Direttore responsabile: Claudio Palazzi
Uno stereotipo che va superato.
Viene definito eco gender gap e identifica il divario nell’impegno ecologico tra uomini e donne, radicato profondamente nella cultura patriarcale. Tra le motivazioni di questa disparità quella più evidente giacerebbe in quella tendenza per cui le donne restano responsabili della sfera domestica molto più degli uomini. Relegate al ruolo di caregiver, a loro spetta il compito di curare la casa così come la “casa comune”. Le donne sono storicamente socializzate per prestare più attenzione. A ciò si aggiunge un’associazione cognitiva inconscia che lega strettamente femminilità e ambientalismo: questo, assurdamente, scoraggia li uomini dal fare la loro parte nel concreto. Le agenzie di marketing cavalcano questa percezione, rivolgendo le loro campagne eco-friendly prevalentemente al pubblico femminile.
Una motivazione interessante del divario dei comportamenti ecologici sarebbe inoltre che gli uomini, a loro agio nello status quo, sono molto più inclini a credere che governo e tecnologia risolveranno qualsiasi problema. Le donne al contrario, svantaggiate, hanno meno fiducia nella capacità delle istituzioni e della tecnologia di risolvere i problemi concreti e ciò le spingerebbe a rimboccarsi le maniche. Chi potrebbe mai agire per loro se non loro stesse? Di certo non quel potere e sapere che ha da sempre ignorato le loro necessità. La scienziata politica Cara Daggett ha coniato un termine per descrivere tutto questo: petro-masculinity. Ne fanno parte gli esponenti di quella che i ricercatori Martin Hultmand e Jonas Anslhem chiamano industrial breadwinner masculinity ( “mascolinità del capofamiglia industriale”). A loro si rivolgono i think tank conservatori con cui le grandi aziende inquinanti diffondono la disinformazione.
L’associazione muoverebbe dal fatto che chi ha una visione gerarchica della società più probabilmente minimizza i rischi del cambiamento climatico e vede nell’ecologismo una minaccia alle proprie prerogative. L’archetipo di questi conservatori bianchi è senz’altro Donald Trump, portavoce di un certo trattamento nei confronti delle donne tanto quanto della negazione del cambiamento climatico. Il problema però non riguarda solo le frange più estremiste. Uno studio del 2019 dell’Università della Pennysilvania sulla relazione tra genere e ambientalismo, ha sottolineato come gli uomini tendano a rifiutare le borse della spesa riciclabili e la raccolta differenziata per paura di essere percepiti come effeminati o omosessuali.
I modelli comportamentali di genere, interiorizzati e rigidi, si scontrano con stili di vita ecologici; la cura dell’ambiente non rafforza i tratti maschili tossici come dominio e concorrenza, quanto piuttosto la cooperatività. Quanti incoraggiano a reinventare la mascolinità non possono non tenere conto delle implicazioni ambientali di una nuova visione più accogliente e flessibile del proprio ruolo. Lo stretto legame tra ambientalismo e questioni di genere lega patriarcato e crisi climatica. Un singolo uomo non incide poi molto ma una massa di uomini non più dipendenti da tecnologia e autorità esterne, si. Bisogna imprimere una svolta nella mentalità collettiva  che ora sta causando danni sempre più gravi e tangibili. Dobbiamo affrettarci per risolvere quella crisi climatica che coinvolge tutti, senza distinzione di genere.

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