Cosa accade quando il teatro diventa spazio di liberazione? Da questa urgenza nasce Le ali della libertà – quando il teatro libera e include, rassegna ideata da Giovanni Anversa – Presidente ATCL e Isabella Di Cola – Direttrice Artistica ATCL,promossa da ATCL, in programma dal 23 al 27 marzo allo Spazio Rossellini di Roma. Cinque serate che, attraverso linguaggi diversi, condividono un obiettivo comune: restituire voce e dignità artistica a chi resta ai margini — persone con disabilità, detenuti, vite sospese tra identità, migrazione e isolamento.

La rassegna si propone inoltre di intessere relazioni vive con il territorio, coinvolgendo associazioni, istituzioni culturali e realtà accademiche — tra cui Università Roma Tre, Sapienza Università di Roma, Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli, Fondazione Teatro di Roma.

All’interno di questo orizzonte si inserisce, il 25 marzo ore 20.00, Hikikomori, coreografo Vito Alfarano, idea e progettazione Vito Alfarano e Marcello Biscosi, regia e coreografia Vito Alfarano, ricerca musicale Marcello Biscosi, danzatori Cassandra Bianco e Francesco Biasi, produzione AlphaZTL Compagnia d’Arte Dinamica, co-produzione di Fabula Saltica.

Hikikomori è un termine giapponese che significa letteralmente “stare in disparte”; lo spettacolo invita il pubblico ad aprire una stanza simbolica e ad attraversare un universo fatto di silenzi, ritratti e gesti sospesi. Lo spettacolo nasce dall’osservazione di un fenomeno sempre più diffuso: quello delle giovani e dei giovani che scelgono di ritirarsi dalla vita sociale, isolandosi nella propria stanza. Il termine giapponese “hikikomori” significa letteralmente “stare in disparte” e descrive chi, per motivi diversi, decide di collocare ai margini la realtà esterna. In Italia questa condizione riguarda almeno 200.000 persone tra i 14 e i 30 anni.

Il lavoro non si limita a raccontare l’isolamento, ma lo traduce in esperienza sensibile attraverso il corpo, mostrando il processo che conduce dalla prima pulsione al ritiro fino alla quasi totale separazione dal mondo. Le cause possono essere molteplici: una particolare sensibilità individuale, difficoltà relazionali, esperienze scolastiche negative o episodi di bullismo, oltre alla pressione sociale. La tecnologia non viene considerata origine del fenomeno, bensì spesso esito e rifugio, uno spazio sicuro e controllabile nel quale trovare sollievo.

Durante la performance prende forma progressivamente una stanza, concepita come spazio simbolico dell’isolamento. La danza segue e rende visibili le fasi del percorso: dall’emergere iniziale di un disagio relazionale ancora compatibile con la vita sociale, alla scelta consapevole del ritiro che comporta il rifiuto delle uscite, l’abbandono scolastico e l’inversione dei ritmi quotidiani, fino alla condizione estrema in cui si interrompono anche i contatti online e aumenta il rischio di sviluppare forme di sofferenza psicologica come depressione o paranoia.

 

Il percorso prosegue il 26 marzoconLa porta della vita – La tragedia delle morti in mare e delladeprivazione dei diritti sul lungo camminoper Lampedusa, scritto da FrancescoViviano, adattamento teatrale di e con Alessandro Ienzi. La rassegna si conclude il 27 marzo con G+RDi muri abbattuti e cuori aperti, di Bartolini/Baronio, spettacolo che chiude un anno di lavoro a MaTeMù e unisce tutti i laboratori che lo abitano: teatro, musica, canto, rap e breakdance, in un viaggio ispirato a Romeo e Giulietta di Shakespeare.

 

 

 

I prossimi appuntamenti della rassegna

 

26 marzo ore 20.00

LA PORTA DELLA VITA

La tragedia delle morti in mare e della deprivazione dei diritti sul lungo cammino per Lampedusa

Scritto da Francesco Viviano

Adattamento teatrale di e con Alessandro Ienzi

 

La Porta della Vita è uno spettacolo teatrale tratto dall’omonimo testo scritto da Francesco Viviano, giornalista che ha dedicato la propria ricerca e attività professionale all’osservazione e al racconto dei flussi migratori dall’Africa all’Italia. La performance è un adattamento teatrale di Alessandro Ienzi, che ne è anche interprete. La Porta della Vita è una raccolta di quattro racconti, quattro differenti punti di vista sul lungo viaggio dall’Africa all’Italia che in molti sono costretti ad affrontare per guadagnarsi migliori condizioni di vita, una dignità, un lavoro o per fuggire dalle guerre. Austin un giovane nigeriano, che lascia il suo villaggio pochi mesi dopo l’assassinio di suo padre e attraversa il deserto per approdare in Libia e poi, attraversando il mare in tempesta, a Lampedusa. Asik, il comandante del mercantile turco Pinar, che riesce a salvare 144 persone in mare, perdendone una, che annega, una giovane donna, di 18 anni, incinta del suo bimbo. Florent, una ragazza madre, che ha appena partorito e battezzato a Lampedusa, la sua bambina frutto di una violenza subito nelle carceri libiche.

Un militare della Guardia di Finanza italiana, costretto a operare un respingimento forzato e a riaccompagnare 205 rifugiati in Libia, e affranto per dover eseguire un ordine che definisce disumano. Sono questi i quattro personaggi che si avvicendano nel corso dello spettacolo, offrendo diverse prospettive e un’unica domanda: Vivere o morire?

 

27 marzo ore 20.00

G+R 

Di muri abbattuti e cuori aperti 

di Bartolini/Baronio

G+R di muri abbattuti e cuori aperti è lo spettacolo che chiude un anno di lavoro a Matemù e unisce tutti i laboratori che lo abitano: teatro, musica, canto, rap e breakdance, in un viaggio ispirato a Romeo e Giulietta di Shakespeare. Abbiamo interrogato l’amore con gioia e libertà, cercando voci, gesti e storie nascoste. La domanda “Cos’è amore per te?” ha guidato la nostra ricerca, tra conflitti, paure, sogni, identità, ribellioni, e grazie alle parole della scrittrice e attivista bel hooks abbiamo scoperto che senza giustizia non può esserci amore. Il nostro G+R sogna un mondo senza muri, dove l’amore è libertà e possibilità. Dentro il testo di Shakespeare tutti i giovani muoiono, soltanto i vecchi rimangono vivi. Gli adulti di questo testo hanno bisogno di vedere la morte dei loro figli per smettere di farsi la guerra, così finisce il dramma di Romeo e Giulietta. Ma Amore non è morte, è il suo contrario, è vita, è la possibilità di vivere la vita liberi: “si può ritrovare l’amore solo se si abbandona l’ossessione del potere e del dominio sugli altri. – scrive ancora Bel Hooks – Un’etica d’amore presuppone che tutti abbiano il diritto di essere liberi, di vivere una vita piena e bella”. Abbiamo scoperto che in ogni persona esiste una Giulietta, o un Romeo, pronti a difendere la libertà di scegliere chi essere e chi amare, pronti a scegliere anche un altro nome per rinascere. Quando Giulietta e Romeo stanno insieme entrano in un altro mondo e parlano un’altra lingua, cantano la lingua dell’arte. L’arte sembra essere una delle risposte per i due personaggi creati da Shakespeare, così come per i ragazzi e le ragazze di Matemù. E così le parole di Shakespeare si intrecciano con quelle scritte da loro per immaginare l’amore come atto di resistenza, arte e verità. In un mondo ancora pieno di ingiustizie sociali ed economiche, in cui l’odio e la guerra governano, come nella Verona di Shakespeare, lo spazio della paura di essere sbagliati, di non essere accettati, lo spazio dell’amore che manca diventa lo spazio del possibile: “Un giorno, qualcuno non avrà paura di macchiarsi le mani nei miei colori, di stropicciarsi nella mia follia, e mi amerà per ciò che sono”, scrive uno dei ragazzi del laboratorio. Anche se questo tempo sembra negarlo, noi scegliamo di crederci. Perché Amore è un faro che sovrasta la tempesta e non vacilla mai.

 

 

 

INFORMAZIONI
biglietto intero online euro 10,00 + euro 2,00 dp
biglietto intero botteghino euro 12,00

biglietto ridotto botteghino euro 5,00

Biglietteria e bar interno, aperti un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.
Biglietti online su Ticketone.

Parcheggio gratuito e custodito fino ad esaurimento posti: ingresso da Via della Vasca Navale 70 (il parcheggio non sarà disponibile per la sola data del 23 marzo)

Spazio Rossellini
Via della Vasca Navale 58 – Roma
Tel. 345 2978091
www.spaziorossellini.it
info@spaziorossellini.it

Sono previste riduzioni, promozioni e agevolazioni

 

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Renato Aiello
Napoletano, classe ’87, Renato Aiello è giornalista pubblicista dal 2009 ed è pubblicato dal 2001. Studi in Comunicazione di massa e media, nonché cinema, giornalismo e informazione cross mediale, ha iniziato col piccolo house organ del Cardarelli "Il Giornale di Ortika" di Gaetano Coppola tra il 2001 e il 2006 (prima recensione a 13 anni) e ha poi scritto nel corso degli anni per il quotidiano "Roma" dal 2006 al 2011, diretto da Antonio Sasso. Attualmente scrive da free-lance per diversi siti e magazine di cultura e spettacolo, tra cui "Enneti NT - Notizie Teatrali" di Angela Matassa dal 2014 e la piattaforma di giornalismo partecipato “Sul Pezzo”. Appassionato di letteratura, musica, arti figurative, fotografia e cinema, ha partecipato nel corso degli anni a festival cinematografici tra Roma, Napoli e Vico Equense, e a giurie di concorsi di cortometraggi a tema. Videoblogger dal 2014, ha un canale YouTube con servizi di video giornalismo e montaggi emozionali.

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