Organizzazione delle Nazioni Unite

L’ONU ottiene i suoi fondi esclusivamente attraverso i contributi degli Stati membri, ma si trova in una grave crisi di liquidità perché i principali Paesi donatori (Stati Uniti e Cina) hanno mancato o ritardato pagamenti per miliardi di dollari. Senza questi versamenti, l’organizzazione rischia di non avere risorse sufficienti per operare già a partire da settembre, entrando così in una pesante crisi di liquidità.

L’ONU non ha entrate indipendenti; la sua sopravvivenza economica è legata a due canali principali di finanziamento forniti dai 193 Stati membri. Quote calcolate ogni tre anni tramite una formula economica basata sulla capacità di pagamento di ogni Paese, considerando il PIL, il reddito pro capite e il livello di indebitamento.

Questi fondi alimentano il budget ordinario (circa 3,45 miliardi di dollari) e le missioni di pace. Fondi erogati liberamente dagli Stati o da attori privati per finanziare agenzie umanitarie specifiche, come l’UNICEF, l’OMS o il World Food Programme. I due maggiori contribuenti al bilancio di base sono gli Stati Uniti (che coprono il tetto massimo del 22%) e la Cina. Insieme, queste due superpotenze rappresentano da sole circa il 42% del budget ordinario dell’organizzazione. 

La crisi finanziaria che ha colpito le Nazioni Unite, definita tra le peggiori degli ultimi decenni, è dovuta a fattori strutturali e tensioni geopolitiche. Washington e Pechino hanno trattenuto o accumulato enormi ritardi nel pagamento delle proprie quote obbligatorie. I motivi sono prevalentemente politici, legati al dissenso sulle politiche dell’organizzazione o all’uso strategico dei finanziamenti come strumento di pressione diplomatica. Nel corso dell’ultimo anno, i contributi obbligatori non versati dagli Stati membri hanno raggiunto la cifra record di 1,6 miliardi di dollari. 

Fino a poco tempo fa, i regolamenti dell’ONU prevedevano la restituzione dei fondi non spesi a fine anno anche a quegli Stati che erano in debito con l’organizzazione. Per frenare l’emergenza, l’Assemblea Generale ha votato una riforma d’urgenza per bloccare i rimborsi a chi non è in regola con i pagamenti. A causa della scarsa liquidità, il Segretariato ha dovuto tagliare i costi operativi, congelare le assunzioni del personale e ridurre l’efficacia delle missioni politiche e di pace sul campo. 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here