In una serata che unisce tavola, pittura e parola, Napoli riapre il proprio scrigno di sapori e memorie per raccontare come il cibo abbia plasmato identità, potere e immaginario culturale.
La performance Le tentazioni svelate. Il gusto ai tempi dei Borbone. Racconti dispersi, quadri in tavola, curata da Fabiana Mendia con letture di Mario Autore, approda il 30 giugno 2026 alla Sala Assoli per la diciannovesima edizione del Campania Teatro Festival, sotto la direzione artistica di Ruggero Cappuccio e l’egida della Fondazione Campania dei Festival. È un progetto che si muove sul crinale tra saggio e racconto scenico: attraverso testi letterari, diari di viaggio, cronache e le immagini di pittori e vedutisti, la serata ricostruisce la tavola borbonica per mostrarne i meccanismi materiali e simbolici.
L’attacco è immediato: il cibo come linguaggio sociale. Non semplice nutrimento, ma strumento di rappresentazione — della fame e della sua trasformazione in piacere, della gerarchia fra chi disponeva delle tavole e chi le serviva, delle scelte economiche e culturali che definivano gusti e rituali. La performance mette in dialogo ricette dei “monzù”, frammenti di cronaca, lettere e pagine di viaggio — dai testi del Grand Tour alle pagine di Matilde Serao e Domenico Rea — per restituire la vivacità e la complessità di una cucina che nasceva tanto dalla sontuosità di corte quanto dall’inventiva della povertà.
La serata si regge su un doppio binario: l’analisi delle opere d’arte come documento e il racconto teatrale che le anima. Incisioni, nature morte e scene di mercato diventano testi visivi da leggere: ingredienti, scene di cucina, banchetti e mercati raccontano economie locali, filiere e pratiche sociali. I dipinti citati — da Giovan Battista Recco a Salvatore Fergola, da Philipp Hackert ad Angelica Kauffman — non sono ornamento ma prova: mostrano come la rappresentazione del cibo sia stata scelta dai pittori per evocare sensualità, potere, devozione o umiltà. Così la simbologia alimentare diventa bussola per orientarsi tra miti e realtà della storia gastronomica napoletana.
La curatela di Mendia privilegia la concretezza delle fonti: diari di viaggiatori come Goethe e il marchese de Sade, resoconti d’archivio, cronache, e testi letterari costruiscono un tessuto narrativo che alterna aneddoto e riflessione storica. Le letture di Mario Autore convocano voci che attraversano secoli, restituendo al pubblico non solo ricette e nomi di piatti, ma le condizioni di vita che li generarono: i capocuochi, le cucine aristocratiche, i rituali della tavola e le storie quotidiane che hanno fatto evolvere il gusto.
La proposta si inserisce in un percorso più ampio ideato da ARTEINDIRETTA, che negli ultimi anni ha scandito il calendario napoletano con incontri dedicati ai rapporti fra cibo, peccato, devozione e festa, e che spesso ha accompagnato le letture con degustazioni tematiche. Anche questa tappa, ospitata nella sala del Vico Lungo Teatro Nuovo, punta a trasformare la distanza fra il visivo e il palatabile in un’esperienza di conoscenza: la storia dell’alimentazione intesa come storia materiale e simbolica.
L’appuntamento del 30 giugno offre una serata pensata per il pubblico che cerca profondità oltre lo spettacolo. Biglietto intero €8, ridotto (under 30 e over 65) €5; posti in vendita online su campaniateatrofestival.it e vivaticket.it, con disponibilità presso la biglietteria del festival. Per informazioni: segreteria@arteindiretta.it e i contatti della Fondazione Campania dei Festival.
L’esito è chiaro: non si tratta di nostalgia per una tavola perduta, ma di uno sguardo critico che svela come il gusto sia documento e invenzione, specchio di rapporti di forza e insieme di creatività popolare. Uscendo dalla Sala Assoli, lo spettatore non custodirà solo immagini e ricordi letterari, ma porterà con sé la consapevolezza che ogni boccone racconta una storia — e che conoscere quella storia cambia il modo stesso di mangiare.













