Una delle novità di quest’anno della piattaforma video Disney+ è la serie tv “La misteriosa accademia dei giovani geni”, tratta dall’omonimo libro di Trenton Lee Stewart, che vede come protagonisti quattro ragazzini orfani con doti speciali. 
Grazie alla promessa di entrare in un’accademia prestigiosa, fanno la conoscenza del signor Benedict, un uomo particolare che intende affidargli l’importante compito di porre fine all’Emergenza, un grave problema di messaggi subliminali di cui non conosce l’obiettivo.
I quattro piccoli protagonisti non sono i classici supereroi, le loro abilità sono naturali e comuni (quasi tutte almeno). 

Con la missione a loro affidata riescono a capire che il responsabile ha fatto costruire un imponente marchingegno, “il suggeritore”, il primo passo per arrivare a manipolare le menti su scala globale. Questo scenario non ricorda qualcosa?  L’Emergenza: tra serie tv, David Hume e realtà Direttore Claudio Palazzi
Nella nostra vita in società sembra sempre esserci un “suggeritore”, a volte nazionale, ma a volte anche globale. Il modo in cui le notizie passano attraverso social media, televisione, radio, stampa e qualsiasi altro mezzo di comunicazione, perfino il modo in cui viene gestita la pubblicità, tutto sembra indirizzarci.
Questi fatti però non sono nuovi, non è solo il progresso tecnologico del terzo millennio che porta ad un conformismo generale. Le radici storiche sono lontane, affondano nella prima globalizzazione avvenuta tra il 1870 e il 1914 dove le necessità dell’umanità portarono a scambi sempre maggiori nel mondo e non più in realtà ristrette.  

Uno degli esempi peggiori, forse, di come la comunicazione spesso è gestita e non libera lo troviamo nel Novecento, dove la stampa è stata messa a tacere o manovrata dal governo.
Durante il primo conflitto mondiale, in Italia, ad esempio, c’è stata una forte censura su ciò che riguardava la guerra in sé (caduti, feriti, prigionieri), si cercava solo di stabilire un sentimento comune e diffuso di patriottismo. Nell’ottobre del 1922, infatti, con la nomina di Mussolini a presidente del consiglio, la stampa subì un vero e proprio attacco con leggi che limitavano la libertà di chi scriveva o dirigeva i giornali. Il numero di testate diminuì da 110 a 77 dal 1926 al 1933.

Questo esempio può apparire così lontano e forse irripetibile eppure anche in piena pandemia da COVID19, nel 2020, sono state segnalate 207 violazioni di libertà di stampa e ci sono stati veri e propri bombardamenti mediatici apparentemente coordinati.
Un altro esempio ancora più recente è quello del quotidiano pro-democrazia Apple Daily chiuso ad Hong Kong e accusato di mirare ad osteggiare l’unità nazionale.
Come si può giustificare questa tendenza di Stati, continenti o a volte persino mondiale di voler sentire una sola voce? 

Una possibile spiegazione può essere trovata in alcune recenti interpretazioni di David Hume, filosofo scozzese del Settecento che appartiene ad una corrente di pensiero detta sentimentalismo. 
Nel Trattato sulla natura umana possiamo cogliere come cerca di dimostrare che l’io è un fascio di percezioni e per questo l’essere umano non può fare altra conoscenza se non ciò che sente e prova. Mette in evidenza come siano importanti i sentimenti e come la relazione con l’altro sia fondamentale, perché solo attraverso il rapporto con altri esseri viventi possiamo provare sentimenti, è necessario il confronto e lo scambio. La partecipazione è talmente importante che giustifica anche il nostro condividere le opinioni, sembra come se la nostra mente non sopportando il disaccordo tenda all’accordarsi, alla “pace della mente” (citazione di Hume). Questo fa sembrare che l’essere umano è portato al conformismo, anche politico.

Con l’avanzare della sua dimostrazione, e soprattutto nel terzo libro sulla morale, dove spiega meglio la sua nozione chiave di simpatia, possiamo notare come nel primo livello di simpatia (contagio emotivo, il più immediato) ci troviamo meglio con chi la pensa come noi, mentre nel secondo livello più complesso possiamo correggere quest’immediatezza ed evitare un nucleo chiuso di persone.

Eugenio Lecaldano, filosofo contemporaneo che si è molto occupato di Hume, in un libro intitolato Simpatia spiega che l’umanità ha uno scambio osmotico continuo di emozioni e di opinioni e come questo renda la simpatia il cemento della società e della fiducia su cui si reggono le società, perché favorendo l’uniformità, anche di pensiero, favorisce le associazioni. La simpatia può spiegare i caratteri nazionali, il perché siamo influenzabili, condizionabili, perché ci conformiamo o siamo consuetudinari, spiega perché ci associamo tra simili (per quartiere, scuola, lavoro…). Ma solo usando il secondo livello di questa nostra capacità possiamo operare sul nostro simpatizzare per migliori società civili, per fare in modo che l’opinione di tutti si sposti ad apprezzare cose che siano degne di essere apprezzate, sfruttarlo per andare verso un’umanità migliore.
Quindi il conformismo può anche non essere una cosa strettamente negativa, l’importante è che non si violino diritti umani. 

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