Daniel Goleman, psicologo e scrittore statunitense, disse: “L’intelligenza emotiva è la capacità di riconoscere i nostri sentimenti e quelli altrui, di motivare noi stessi, e di gestire positivamente le nostre emozioni, tanto interiormente quanto nelle relazioni sociali”. Direttore responsabile: Claudio Palazzi L’intelligenza emotiva – Quanto viene insegnata nelle scuole italiane?
Partendo da suddetta definizione, tale capacità sembrebbe già insita in tutte le persone, in maniera più o meno ampliata. Tuttavia non risultano essere ancora chiare le modalità attraverso le quali gestire al meglio questi importanti strumenti che ognuno di noi ha a disposizione dentro di sé.

In passato, l’importanza che si dava alla gestione delle emozioni o alla cosiddetta “intelligenza emotiva” non era tanto diffusa all’interno della società civile poiché considerato dall’opinione pubblica, addirittura, banale e inutile.

Media4tech di Claudio Palazzi

A partire dalla fine degli anni ’90, invece, la psicologia così come la sociologia e la neuroscienza hanno cominciato a sostenere la necessità di prendere molto seriamente le emozioni, sviluppando uno studio molto interessante su questo tipo di intelligenza.

Inoltre, ancor più interessante si rivela l’educazione emozionale, legata sempre a quest’ultima. Ma qual è il suo significato? Viene insegnato nelle scuole italiane? E se sì, come si andrà a sviluppare, ora, ai tempi del coronavirus?

La gestione delle emozioni

Innanzitutto, è importante individuare le competenze che si pongono alla base dell’intelligenza emotiva. Secondo Goleman, da un lato abbiamo la competenza “personale” ossia il modo in cui controlliamo noi stessi; dall’altra la competenza “sociale” ossia la modalità con la quale gestiamo le relazioni con l’altro. Perché è così importante conoscere e riconoscere tali competenze? Sicuramente, queste ci permettono di comunicare, di auto-motivarsi, di frenare gli impulsi e di reagire nel modo giusto alla frustrazione.

Ma sviluppare questo tipo di intelligenza può costituire, più che altro, un fattore determinante nel raggiungimento dei propri successi personali e professionali. Poiché se è vero che le emozioni possono bloccare la nostra capacità di agire o decidere lucidamente, impedendoci così di raggiungere i nostri obiettivi; è anche vero che una gestione adeguata di queste può darci una marcia in più, aiutandoci a reagire al meglio agli stimoli provenienti dall’esterno.

Dunque, è chiaro che servono a ben poco un cervello brillante ed un elevato quoziente intellettivo se non si comprende l’empatia, l’autoconsapevolezza e l’autocontrollo.

L’empatia è definita come la capacità di percepire lo stato d’animo ed i sentimenti di un’altra persona. L’autoconsapevolezza è la capacità di riconoscere e differenziare le proprie emozioni e le loro manifestazioni. Ed infine, l’autocontrollo è la capacità di dominare l’emozione senza reprimerla. Questi risultano essere strettamente collegati tra loro, secondo quanto affermato da Goleman nel suo libro “Intelligenza Emotiva”, pubblicato nel 1955, in quanto rappresentano i 3 cardini su cui agire per sviluppare questo tipo di intelligenza.

La crisi sociale in Italia

Al giorno d’oggi, i paesi d’Europa hanno la tendenza generale di dirigersi verso un’autonomia sempre più accentuata, che a sua volta porta ad una minore disponibilità di solidarietà e ad una maggiore competitività, soprattutto in ambito lavorativo.

L’Italia, nello specifico, ha dovuto attraversare crisi sociali che, per la maggior parte, si sono rivelate come periodi bui per i disoccupati, vittime della situazione economica. E nonostante il nostro Paese abbia registrato, secondo l’Annuario Statistico 2019 dell’Istat, una riduzione dei suicidi, ancora oggi ne avvengono oltre 10 al giorno. Quest’ultima informazione è stata fornita da parte di Massimo Cozza, direttore del Dipartimento Salute Mentale Asl Roma 2. Infatti, in base alla sua analisi si tratta di “un fenomeno complesso alla cui base non vi è solo la depressione, ma altri fattori, tra cui isolamento sociale, dipendenze, difficoltà di comunicazione, tendenze aggressive ed eventi molto stressanti”.

Dunque, dati gli elementi sopracitati, l’Italia è stata pervasa da problemi laceranti, che lo hanno portato in preda a un crescente malessere.

Competenza sociale ed emozionale insegnata nelle scuole italiane

Innanzitutto, è importante premettere che non dovrebbe stupire il fatto che l’infanzia non è più quella di un tempo poiché i genitori, rispetto ai loro padri e alle loro madri, sono molto più stressati e sottopressioni per questioni economiche e costretti a un ritmo di vita assai più frenetico. Dinanzi a questa nuova realtà, hanno probabilmente maggior bisogno di consigli e di guide per aiutare i propri figli ad acquisire le essenziali capacità umane.

Tutto ciò suggerisce la necessità di introdurre nelle scuole italiane programmi di “alfabetizzazione emozionale” che insegnino ai bambini le capacità interpersonali essenziali.

Ecco perché è stata sviluppata la “Scienza del sé”, una scienza che si pone come modello per l’insegnamento dell’intelligenza emotiva.

Sandro Formica, docente in “Potere personale e la Scienza della Felicità” della Florida International University, ha dedicato la sua vita ad integrare la Scienza del Sé nelle aziende, università, scuole ed istituzioni pubbliche, definendola come una “metodologia di consapevolezza”.

Durante l’evento della Dreamers Day, tenutosi nel 2019, lo stesso docente universitario ha dichiarato come “dai 6 ai 18 anni ognuno di noi stia sui banchi di scuola circa 20milia ore, ma di questo tempo se va bene rimane come bagaglio personale e culturale solo il 6-10%”.

Dunque, data suddetta affermazione, si può dedurre che ciò che abbiamo studiato e percepito come non rilevante, nel corso della nostra vita scolastica e non, in realtà, è stato dimenticato.

Infine il professor Formica, durante quest’evento, ha più volte ribadito la necessità di una rivoluzione nell’istruzione italiana, con lo scopo di fare in modo che, una volta finita la scuola, i ragazzi ne escano con un progetto di vita.

Un primo tentativo è stato effettuato, il 1° Marzo 2019, dall’On. Maria Teresa Bellucci, deputato della XII Commissione Affari Sociali e della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, presentando una mozione per invitare il Governo a promuovere l’educazione all’intelligenza emotiva e all’educazione sociale in classe. L’obiettivo finale era quello di ottimizzare il processo di apprendimento, aiutando gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado a sviluppare le proprie capacità sociali, a riconoscere e a gestire le emozioni, a prevenire e risolvere i conflitti.

La motivazione di fondo della mozione sopracitata sta nel fatto che in Italia, secondo quanto evidenziato dalla terza indagine internazionale sull’educazione civica e per la cittadinanza International Civic and Citizenship Education Study (ICCS) promossa dalla IEA, i programmi scolastici e la formazione degli insegnanti risultano incompleti a causa della mancanza di un’educazione alla competenza sociale ed emozionale.

Pertanto, se si andasse a colmare suddetta mancanza, si potrebbe definire utile ed intelligente il valore che si da alle proprie emozioni e a quelle degli altri. Ed, inoltre, in tal modo si possono attenuare quei conflitti che si formano all’interno degli istituti scolastici non solo tra studenti, ma anche tra studenti e insegnanti.

La mozione avanzata dall’On. Bellucci è poi stata inserita all’interno del Ddl sulla reintroduzione obbligatoria dell’ora di educazione civica nelle scuole italiane approvato, nell’agosto 2019, dal Parlamento italiano

Infine, bisogna anche tener conto del fatto che, nel mondo del lavoro l’intelligenza emotiva è stata inserita tra le prime dieci competenze richieste entro il 2020 dal World Economic Forum.

Dunque, se le stesse neuroscienze hanno confermato che tale competenza può essere appresa a tutte le età, si può giungere alla conclusione che da una buona educazione emozionale dipende la qualità degli apprendimenti che serviranno a rendere autonomi i bambini ed i giovani nella loro vita adulta.

E ai tempi del Covid?- Conclusioni

Con l’emergenza sanitaria iniziata a marzo di quest’anno la situazione diventa ancora più complicata. Perché se nel 2019, si sono visti passi in avanti importanti per l’introduzione di discipline che andassero a favorire lo sviluppo dell’intelligenza emotiva degli studenti; ora, con la didattica a distanza si è riscontrata maggior difficoltà di coinvolgimento di questi ultimi durante le lezioni virtuali.

Dunque, la sospensione forzata ha interrotto bruscamente quella rete quotidiana di rapporti in presenza che coinvolgevano sia il corpo studentesco che il corpo docenti, portando all’isolamento sociale. Questo elemento sembra aver giocato un ruolo significativo nell’influenzare le emozioni degli adolescenti. Infatti, durante la quarantena, questi ultimi hanno passato intere giornate prima sui computer per le videolezioni e poi sui social network per “interagire” con i loro coetanei. Situazione analoga è stata vissuta anche dai bambini stessi, i quali potevano benissimo scambiare la televisione, i video su internet ed i videogiochi come attività di stimolazione cognitiva.

Sperando che quest’esperienza emergenziale sia stata soltanto una parentesi per l’ambito scolastico, ci si augura che l’apprendimento emozionale possa continuare ad essere sempre più diffuso nel nostro Paese, fino a divenire una disciplina unica vera e propria.

 

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