Il governo italiano e i servizi di intelligence hanno innalzato l’allerta sicurezza per la premier Giorgia Meloni al livello massimo dopo la diffusione di una pericolosa “lista nera” pubblicata dai media di Teheran. Il quotidiano iraniano Hamshahri, organo ufficiale legato alla municipalità della capitale, ha inserito il nome della presidente del Consiglio italiana tra i leader globali ritenuti presunti responsabili della morte dell’ex Guida Suprema, l’ayatollah Ali Khamenei.
L’allarmante pubblicazione mostra una fotocomposizione in cui la premier appare ritratta in tuta arancione da detenuta, sullo stile dei prigionieri di Guantanamo, affiancata da altri leader internazionali come Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Sulla pagina campeggia la scritta inequivocabile: “La vendetta è inevitabile”.
La pubblicazione della lista si inserisce in una fase di estrema tensione in Medio Oriente, caratterizzata dal blocco dello Stretto di Hormuz e da rinnovati raid aerei. Le minacce dei media statali riflettono i giuramenti di ritorsione internazionale pronunciati da Mojtaba Khamenei, succeduto al padre come nuova Guida Suprema dell’Iran. Il regime di Teheran accusa il blocco dei leader occidentali e i membri dell’alleanza NATO di complicità strategica e logistica nell’attacco congiunto israelo-statunitense che ha portato alla morte di Ali Khamenei.
La risposta delle istituzioni italiane di fronte a quella che gli esperti definiscono una forma di “guerra ibrida” e di propaganda asimmetrica è stata immediata. I servizi di sicurezza e il Ministero dell’Interno hanno predisposto contromisure eccezionali. Hanno raddoppiato gli effettivi e dei mezzi impiegati nella scorta personale della presidente del Consiglio. Hanno rafforzato la vigilanza dinamica attorno a Palazzo Chigi e ai luoghi frequentati dalla premier, con restrizioni agli accessi e controlli serrati. Mentre l’intelligence italiana ha avviato accertamenti per verificare se la pubblicazione risponda a una precisa catena di comando del regime o a iniziative isolate di propaganda. Resta attiva, nel frattempo, la sorveglianza su possibili attivazioni di cellule radicali sul territorio nazionale.
La risposta delle istituzioni italiane è stata di totale fermezza. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha espresso la massima vicinanza alla premier, dichiarando all’ANSA che “certamente non si fa intimidire”. Il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, ha definito la rappresentazione grafica del quotidiano iraniano “grave e inquietante”. Messaggi di forte condanna e vicinanza si sono susseguiti in modo unanime da parte di esponenti sia della maggioranza sia dell’opposizione, che hanno chiesto una risposta internazionale compatta contro le intimidazioni del regime iraniano.

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