Con lo scoppio del conflitto in Medio Oriente è esplosa anche la crisi energetica. Grave sicuramente, ma non così catastrofica come alcuni istituzioni internazionali avevano preannunciato. Il mercato dell’energia ha assorbito l’urto meglio del previsto, probabilmente in modo più razionale rispetto a certa narrativa allarmistica.

Le ripercussioni sul mercato dell’energia

petrolioMolti analisti e istituzioni, come per esempio l’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE), avevano paragonato l’attuale situazione per il mercato dell’energia agli shock avvenuti nel 1973 e nel 1979, prospettando delle conseguenze ancora più gravi.
In realtà stavolta anche se abbiamo visto il prezzo del petrolio schizzare rapidamente oltre 100 dollari per barile, e raggiungere più o meno quota 110, poi quel picco non è stato superato. Anzi, le quotazioni hanno fatto avanti e indietro oltre la soglia dei 100 dollari, oscillando tra i livelli di supporto e resistenza tecnici.

La flessibilità

Quello che segna la profonda differenza rispetto agli shock petroliferi degli anni 70 dello scorso secolo è la maggiore flessibilità del mercato dell’energia. L’interruzione nella fornitura che si è verificata per via delle tensioni geopolitiche ha costretto sostanzialmente il mercato riorganizzarsi.

Volumi massicci di petrolio hanno cominciato a viaggiare su rotte alternative, mentre l’enorme flotta di petroliere russe e iraniane che ha navigato stracolma di greggio per mesi in attesa di acquirenti asiatici, ha fornito un ammortizzatore immediato allo shock.
La conseguenza pratica di questo scenario di mercato dell’energia è che il deficit di offerta non è giunto al temutissimo 10%. A malapena arriverà al 5%.

La crisi e chi pagherà il suo prezzo

Ribadiamo che lo shock sul mercato dell’energia è stato comunque forte, ma non paragonabile a quello degli anni Settanta, quando fu prolungato e sistemico. Qui invece è stata una scossa intensa e repentina, ma di durata relativamente breve perché i market maker si sono subito riorganizzati.

La vera domanda è chi paga il costo di questa riorganizzazione? È probabile che i grandi giganti del mercato dell’energia se la caveranno, perché la Cina andrà a sfruttare le sue enormi scorte strategiche, mentre la Russia aumenterà la produzione per incassare valuta forte, e gli Stati Uniti pomperanno di più le esportazioni. A vedersela male invece saranno i paesi in via di sviluppo e i settori industriali europei energivori, che saranno più colpiti dall’attuale choc del mercato dell’energia.

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