Ci sono incontri che vanno oltre la semplice degustazione e diventano racconto, cultura, memoria gastronomica.

È accaduto a Milano il 12 maggio 2026, nelle sale dell’Hotel Principe di Savoia, dove due autentici riferimenti europei dell’alta salumeria, Devodier e Joselito, hanno condiviso per la prima volta lo stesso tavolo in occasione di Tuttofood 2026, trasformando una degustazione “fuori salone” in un manifesto contemporaneo dell’eccellenza norcina.

L’atmosfera era quella delle grandi occasioni: operatori internazionali, stampa specializzata, buyer e professionisti del food & beverage riuniti attorno a un prodotto che, quando raggiunge certi livelli qualitativi, smette di essere semplice salume per diventare espressione di territorio, tempo e identità.

Da una parte la scuola italiana del prosciutto crudo firmata Devodier, dall’altra l’intensità profonda e aristocratica del jamón iberico Joselito: due linguaggi differenti, ma sorprendentemente vicini nella filosofia produttiva.

Il filo conduttore della serata è stato il rispetto assoluto della materia prima e della lentezza produttiva.

In un mercato sempre più orientato alla velocità, entrambe le aziende continuano infatti a difendere un approccio quasi controcorrente: lunghe stagionature, lavorazioni accurate, selezione rigorosa e centralità della tradizione familiare.

Valori che nel piatto si traducono in una precisione aromatica rara e in una profondità gustativa capace di raccontare anni di esperienza senza bisogno di effetti speciali.

La degustazione ha messo in evidenza le personalità distinte dei due prosciutti: il crudo Devodier ha mostrato eleganza, dolcezza e pulizia aromatica, con una tessitura raffinata e una persistenza equilibrata che richiama la grande tradizione emiliana.

Joselito ha invece portato in tavola tutta la complessità del jamón iberico di alta scuola: note profonde, grassezza nobile, sfumature tostate e una straordinaria intensità aromatica sostenuta da stagionature lunghissime.

Due interpretazioni diverse dello stesso concetto di eccellenza, accomunate da una precisione quasi sartoriale.

Ad accompagnare il tasting, una selezione di finger food studiata per valorizzare la degustazione senza sovrastarla: arancini di riso, crocchè ripieni di prosciutto, mini bun, pane e grissini, elementi semplici ma efficaci, capaci di lasciare spazio ai protagonisti assoluti della serata.

Un equilibrio ben calibrato tra tecnica, convivialità e cultura gastronomica.

Nel corso dell’evento è emersa con chiarezza anche la dimensione umana di questo incontro.

Più che una semplice collaborazione commerciale, quella tra Devodier e Joselito appare infatti come la convergenza naturale di due famiglie produttive che condividono la stessa idea di autenticità: il tempo come ingrediente invisibile, la manualità come patrimonio e la qualità come responsabilità quotidiana.

La serata milanese ha confermato quanto il mondo della grande charcuterie europea stia vivendo una nuova stagione di dialogo internazionale, nella quale le identità territoriali non si annullano ma si rafforzano attraverso il confronto reciproco. E proprio il prosciutto crudo, simbolo antico di pazienza e sapere artigiano, continua a dimostrare di poter parlare un linguaggio universale.

Quando il livello è questo, degustare non significa soltanto assaggiare. Significa ascoltare storie di famiglie, territori e stagionature che attraversano il tempo. Ed è difficile uscire da un’esperienza simile senza il desiderio di tornare, ancora una volta, davanti a un tagliere capace di raccontare l’Europa migliore attraverso una sola, sottilissima fetta di prosciutto.

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