Willy Ronis, fotografo e fondatore con Robert Doisneau e Henri Cartier-Bresson, del movimento fotografico umanista, è deceduto la notte tra l’11 e il 12 settembre scorso all’età di 99 anni.

Nato a Parigi nel 1910 da immigrati ebrei provenienti dall’Ucraina e dalla Lituania, Ronis sembra interessarsi inizialmente alla musica seguendo le orme della madre pianista. Non disdegna, tuttavia, la fotografia di cui apprende i rudimenti grazie al padre, proprietario di un atelier fotografico nel 9° arrondissement. Passo dopo passo si avvicina sempre più al reportage giornalistico, a cui si dedicherà a tempo pieno in seguito alla morte del padre e alla vendita del laboratorio di famiglia nel 1936. Ma gli anni trenta sono anche gli anni in cui inizia a frequentare i giganti della fotografia, Robert Capa e David Seymour – fondatori dell’agenzia Magnum – e Cartier-Bresson. Insieme porranno le basi della cosiddetta fotografia umanista.

WillyRonis
Nu Provençal, 1949

Attraverso la sua Rolleiflex, racconta prima l’ascesa al potere del Fronte Popolare nel 1936, poi gli scioperi alle fabbriche della Citroën, così come i grandi sommovimenti sociali del biennio 1938-39. Insieme a Cartier-Bresson, si unisce all’Associazione degli Scrittori e Artisti Rivoluzionari, movimento prossimo al partito comunista francese. Conosce sua moglie, Marie-Anne Lansiaux, pittrice e militante di sinistra, ritratta nel celebre scatto Nu provençal del 1949. Ma è dopo le rovine del conflitto mondiale, lavorando all’Agenzia Rapho insieme a Doisneau e Brassaï, che getta le fondamenta della fotografia umanista, proponendo degli scatti caratterizzati dall’attenzione «rivolta all’armonia corale dei movimenti delle folle e alla gioia delle feste popolari», capaci altresì di descrivere con forza la gestualità e la bellezza della vita quotidiana. È il primo fotografo francese ad iniziare una collaborazione con la rivista americana Life guadagnandosi il premio Kodak nel 1947, a cui si aggiungerà la Medaglia d’oro alla Biennale di Venezia del 1957.

Grande ammiratore della vita sociale e artistica parigina, pubblica una serie di libri, quali Belleville-Ménilmontant, Sur le fil du hasard et Mon Paris, che gli valgono un grande successo di pubblico, al punto da essere considerato “il” fotografo di Parigi. Del 2001 il suo ultimo studio fotografico sulla capitale francese, un omaggio con cui ha voluto concludere una gloriosa carriera scandita da oltre 100mila scatti.

Alessandro Gaston

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