Si accende lo scontro frontale tra politica e magistratura. La Giunta per le autorizzazioni della Camera ha respinto la richiesta della Procura di Roma di acquisire i tabulati telefonici e i messaggi WhatsApp di Andrea Delmastro, deputato di Fratelli d’Italia e sottosegretario alla Giustizia, accusato di legami con la camorra. La decisione, presa a maggioranza, ha immediatamente scatenato il caos politico a Montecitorio, trasformando l’Aula in una vera e propria polveriera.
I magistrati romani considerano quelle chat un elemento chiave per l’indagine che vede coinvolto il sottosegretario. Al centro degli accertamenti ci sono i rapporti e i flussi di comunicazione tra Delmastro e il ristoratore Mauro Caroccia, un nome emerso nell’ambito di un’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia sul clan camorristico Senese, una delle organizzazioni criminali radicate a Roma, storicamente originaria di Afragola (Napoli) e collegata alla famiglia dei Moccia. Un clan che ha messo solide radici a Roma, investendo nella capitale il denaro proveniente dal narcotraffico mediante una fitta rete di prestanome incensurati.
I rappresentanti del centrodestra in Giunta hanno eretto un vero e proprio “muro” a difesa del parlamentare, bocciando la richiesta dei PM e invocando le prerogative di garanzia costituzionale a tutela dei membri del palazzo di Montecitorio. Secondo la maggioranza, l’acquisizione indiscriminata di quelle comunicazioni rischierebbe di violare la sfera di insindacabilità e libertà legata al mandato ispettivo e politico. La notizia del voto della Giunta ha fatto saltare i nervi alle opposizioni, provocando una reazione immediata e durissima durante la seduta pomeridiana della Camera. I deputati del Movimento 5 Stelle sono passati dalle proteste verbali ai fatti: hanno abbandonato i propri scranni e occupato fisicamente i banchi del governo.
Sotto gli occhi increduli della presidenza, i parlamentari del M5S hanno esposto cartelli con lo slogan “Fuori le chat”, scandendo cori contro l’esecutivo e accusando la maggioranza di voler utilizzare le istituzioni come uno “scudo penale” per proteggere i propri esponenti dalle indagini della magistratura. La tensione è salita a tal punto da costringere il presidente di turno a sospendere la seduta per l’impossibilità di proseguire i lavori, dato il clima incandescente che si era creato nell’aula
Il no della Giunta per le autorizzazioni rappresenta un passaggio cruciale, ma non è l’atto finale di questa partita. La relazione approvata dalla Giunta dovrà infatti essere discussa e votata dall’intera Aula di Montecitorio. Il verdetto definitivo del Parlamento è atteso per giovedì 30 luglio 2026. Sarà quella la data in cui il voto dei deputati stabilirà se blindare i messaggi del sottosegretario o se concedere ai magistrati l’accesso ai file, in un clima politico che si preannuncia infuocato.





