Next Generation EU, la proposta della Commissione europea a cui si oppongono i Paesi frugali

Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea, lo scorso 27 maggio ha presentato al Parlamento Europeo il piano di ripresa economica volto a combattere le conseguenze economiche della crisi del Coronavirus. Il nuovo fondo proposto, ribattezzato “Next Generation EU”, dovrebbe mettere a disposizione dei Paesi membri 750 miliardi di euro, dei quali 500 sotto forma di aiuti e 250 di prestiti: di questa somma, la fetta più grande dovrebbe essere destinata all’Italia, alla quale potrebbero spettare circa 173 miliardi, 82 a fondo perduto e 91 di prestiti.

Media4tech di Claudio Palazzi

In questo contesto, usare il condizionale risulta indispensabile dal momento che quella della Commissione Europea ad oggi rappresenta solamente una proposta subordinata alla necessaria successiva accettazione unanime dei capi di stato e di governo dei Paesi membri, i quali si riuniranno nel Consiglio europeo del 17 e 18 giugno.

Tra l’altro, vi sono esponenti di alcuni Paesi membri che hanno già espresso il proprio scetticismo e la propria insoddisfazione, come i Paesi Bassi che hanno comunicato che le posizioni attualmente restano distanti e che i negoziati saranno lunghi, lasciando intendere che con ogni probabilità per accontentare tutte le parti ed arrivare dunque all’approvazione unanime dell’intervento europeo potrebbe essere necessario apportare delle modifiche all’attuale proposta. Angela Merkel, dimostrandosi favorevole all’accordo, ha espresso le sue preoccupazioni legate da un lato alle trattative, dall’altro alle tempistiche: “Accompagneremo la proposta in modo costruttivo. Le trattative saranno difficili e non saranno chiuse già al Consiglio di giugno”.

Il Next Generation EU e l’intervento dell’Unione europea per la ripresa economica

La crisi ha effetti di contagio in tutti i Paesi e nessuno può ripararsi da solo. Un’economia in difficoltà da una parte indebolisce una forte dall’altra. Divergenze e disparità aumentano e abbiamo solo due scelte: o andiamo da soli, lasciando Paesi e regioni indietro, o prendiamo la strada insieme. Per me la scelta è semplice, voglio che prendiamo una strada forte insieme“. Con queste parole si è espressa Ursula von der Leyen, ribadendo così come sia necessario un approccio comune per superare al meglio le drammatiche conseguenze economiche della crisi sanitaria che ha investito il mondo intero, una tra le sfide più importanti e di difficile gestione cui si sia mai ritrovata a far fronte l’Unione Europea.

La Commissione Europea ha così proposto un piano da 750 miliardi di euro, cercando di rassicurare i Paesi frugali ricordando come per l’utilizzo di questi fondi non sarà totalmente libero, ma dovranno essere utilizzati per finanziare programmi europei (tra questi si ricordano gli obiettivi legati alla green economy, alla rivoluzione digitale e politiche di coesione sociale). In questo senso, il nostro Commissario europeo per l’economia, Paolo Gentiloni, ha definito questa proposta “una svolta senza precedenti”, ricordando come tuttavia questi fondi non siano da considerarsi “una torta da spartire, ma un’occasione unica per degli investimenti strategici”.

Ma da dove proverranno questi 750 miliardi? I 750 miliardi verranno raccolti sul mercato da parte della Commissione attraverso l’emissione di titoli, sostenuta da garanzie indirette degli Stati membri e rimborsata congiuntamente nel corso di decenni. Come riportato da IlFattoQuotidiano, sostanzialmente, la Commissione otterrà questa somma innalzando “temporaneamente” il tasso delle risorse proprie del bilancio comune al 2% del Pil dell’Unione europea. Aumentare la differenza tra impegni e pagamenti (attraverso l’aumento dei primi) consente di avere un “cuscinetto” di risorse da usare come base per l’emissione di obbligazioni e per finanziarsi sul mercato. Il debito emesso dunque dovrà essere rimborsato tra il 2028 e il 2058 attraverso il bilancio comune a partire dal 2027.

Il Next Generation EU andrebbe ad affiancarsi ai fondi previsti dal Quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea (1100 miliardi) e a quelli di BEI, MES e SURE (complessivamente 540 miliardi), per un totale di 2400 miliardi a disposizione spalmati in sette anni.

Com’è stata accolta questa proposta in Italia?

Matteo Salvini ha accolto la proposta con scetticismo affermando: “dall’Europa aspettiamo non più promesse ma soldi veri. Se arrivano soldi veri siamo felici non se è l’ennesima dichiarazione della commissione europea: gli imprenditori e i lavoratori italiani aspettano fatti”. Inoltre, il 28 maggio maggio il leader del carroccio ha postato su Facebook un’immagine del vicepresidente della Commissione Europea, Valdis Dombrovskis, commentando la possibilità di subordinare l’erogazione della totalità dei fondi a favore degli stati a una valutazione degli obiettivi raggiunti scrivendo: “Ecco dove sta la fregatura! Prima fate le “riforme” che decidiamo noi a Bruxelles, solo dopo vi daremo (forse) i soldi. No comment. Ovviamente non penso che il TG1, radio e giornali daranno la notizia…”.

La leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, lo stesso 27 maggio con un lungo post su Facebook ha commentato la proposta della Commissione lasciando intendere di considerarla un buon passo in avanti, sebbene ancora insufficiente: “Siamo stati i primi ad auspicare un Recovery Fund cospicuo, immediato, con una quota maggioritaria di contributi a fondo perduto e senza condizionalità. Prendiamo atto che qualcosa si è mosso in questa direzione ma la proposta della Commissione Ue non è soddisfacente. Peraltro, siamo all’inizio di un lungo negoziato e il rischio concreto è che la proposta sia rivista al ribasso in seno al Consiglio Ue, che dovrà necessariamente tenere conto delle posizioni dei rigoristi Olanda, Danimarca, Austria e Svezia. Il diavolo è nei dettagli e sappiamo bene come l’Europa ci abbia spesso riservato brutte sorprese. Le risorse rischiano di essere troppo poche, condizionate a riforme dettate da Bruxelles, e soprattutto di arrivare troppo tardi.  [..] Speriamo di essere smentiti. [..] Senza trasferimenti immediati, alla fine della pandemia ci ritroveremo il nostro tessuto produttivo sempre più debole e quello di alcuni competitor, Germania in testa, sempre più forte. Fratelli d’Italia chiede al presidente del Consiglio Conte di farsi carico di queste preoccupazioni e di esplorare anche strade complementari da aggiungere agli strumenti UE come i Bond patriottici, i Bond perpetui o a lunghissima scadenza acquistati dalla BCE e l’utilizzo dei Diritti Speciali di Prelievo (DSP) del Fondo Monetario Internazionale.”

Al contrario, maggiore soddisfazione è stata manifestata da Carlo Calenda, leader di “Azione”, il quale si è espresso tramite il suo profilo Facebook nel corso della stessa giornata come segue: “Se i numeri del RecoveryFund saranno confermati saremo di fronte a un cambiamento epocale. Con 170 miliardi l’Italia potrebbe davvero ripartire. Se dimostreremo di saperli usare, cosa che fin qui non è accaduta. Paolo Gentiloni si conferma comunque un fuoriclasse”. In serata, ospite del programma condotto da Lilli Gruber “Otto e Mezzo”, Calenda ha avuto modo di precisare alcuni punti legati al Next Generation EU: “170 miliardi per l’Italia in questo momento sono una speculazione di stampa: si parla di una cifra compresa tra i 153 e 170 miliardi. Ad ogni modo, la quota di 80 miliardi a fondo perduto viene finanziata con un aumento di contributi che l’Italia pagherà. Facendo alcuni calcoli tra l’aumento di contributi e quanto si prenderà arriveranno comunque 26 miliardi di euro, i quali non arriveranno non credo prima del 2021. Nonostante queste considerazioni, per la prima volta il principio di solidarietà tra i paesi europei è rafforzato in maniera significativa: il costo dell’operazione per la Germania dovrebbe aggirarsi intorno ai 100 miliardi di euro. Da questo punto di vista è un cambio di paradigma fondamentale, dopodiché noi dovremo essere capaci di spenderli”.

Nel corso della giornata successiva, il 28 maggio, ospite presso la trasmissione l’”Aria che Tira”, ha detto la sua anche il direttore di “Il Giornale”, Alessandro Sallusti: “Adesso in Italia inizieranno le polemiche sul chissà cosa ci chiederanno in cambio, ma è ovvio. Anche io se prestassi 1000 euro al mio migliore amico vorrei accertarmi che questo non li spenda alle slot machine. Cerchiamo di essere seri con l’Europa e garantirgli che questi soldi non verranno buttati via ma saranno spesi come serve. Io penso che attualmente i sovranisti hanno un’enorme responsabilità e che non possano sbagliare la mossa: non devono arroccarsi su posizioni pregiudiziali, altrimenti, con il loro peso politico e sull’opinione pubblica, rischiano di far perdere un’occasione pazzesca. È vero che non potremo spendere quei soldi come vogliamo, ma se qualcuno ci dà 10 miliardi da spendere per un determinato settore, noi liberiamo quei soldi da un’altra spesa per spenderli come preferiamo”.

Nel corso della stessa trasmissione è intervenuto anche Riccardo Molinari, presidente del gruppo della Lega alla Camera dei Deputati, il quale ha avuto modo di rispondere a Matteo Renzi che sul proprio profilo Twitter aveva postato: “Molto bene la proposta della Commissione Europea sul Recovery Fund. Unione Europea batte sovranisti 750 (miliardi) a zero”. Molinari ha definito l’attuale proposta “meno peggio” delle precedenti (riferendosi dunque al ventaglio di strumenti comprendente MES, SURE e BEI) sostenendo che sia un passo in avanti.

Tuttavia, Molinari ha giustamente sottolineato che l’accordo ancora non c’è ancora e che dovrà passare per l’approvazione dei governi di tutti gli Stati e che la parte dei soldi assegnata a fondo perduto sarà finanziata anche dall’Italia in quanto contributore netto del bilancio dell’UE. In aggiunta, il membro della Lega ha spiegato che “ad oggi l’Italia versa in contributi 15 miliardi e ne riprende sotto forma di contributi 10. L’allargamento del bilancio europeo comporterà che negli anni a venire, dopo aver recuperato queste risorse sui mercati, i vari stati dovranno implementare le risorse del bilancio europeo e quindi immettere più soldi e, come scritto nel documento, questo bilancio dovrà finanziarsi con nuove tasse. Infine, i fondi elargiti dal bilancio europeo sono vincolati alle misure che deciderà la Commissione”.

Infine, nel corso della medesima trasmissione è intervenuto anche il senatore a vita Mario Monti: “sarà importante che i Paesi si dimostrino capaci di utilizzare questa abbondanza di fondi, è una grande occasione che non va sprecata. Quella di ieri comunque è una proposta, ora occorrerà l’approvazione del Parlamento europeo, che con ogni probabilità porterà a qualche modifica, e poi soprattutto l’approvazione del Consiglio europeo dove ogni Paese ha diritto di veto. Sarà una cosa lunga, spesso sento dire che si spera la discussione termini a giugno, io credo servirà più tempo. Cosa non deve sbagliare l’Italia per evitare che venga bloccata questa proposta? Questa è una stretta dell’Unione Europea fatta nei diversi stati membri e deve realizzare un piano economico dell’Unione Europea per renderla più digitale, più verde e renderla più forte nel contesto mondiale. L’atteggiamento mentale più sbagliato sarebbe quello di andare a chiedere dei soldi pensando poi di poterli utilizzare a piacere, non è assolutamente così. Spesso sono arrivati soldi dall’Europa ma non siamo stati capaci di utilizzarli, adesso è nell’interesse di tutti gli italiani prendere questa cifra: la condizionalità legata all’utilizzo in questo caso va auspicata, non si parla di una Troika oppressiva”.

Dunque, alla luce della situazione attuale, la proposta della Commissione rappresenta sicuramente un passo in avanti importante e, a queste condizioni, il piano rappresenterebbe per l’Italia un buon strumento per affrontare la crisi. Tuttavia, è doveroso rimarcare come ad oggi si tratti solamente di una proposta che dovrà essere approvata all’unanimità dai rappresentanti di tutti gli Stati membri e, per far sì che ciò avvenga, è lecito pensare che potrebbero esservi dei compromessi a ribasso per accontentare i Paesi frugali.

Al tempo stesso però il richiamo alla responsabilità nei riguardi dei partiti risulta assolutamente fondamentale: mai come in questo momento è importante che i partiti (di qualsiasi colore politico) si astengano dall’operare con giudizi a priori senza entrare nel merito della proposta, considerandola dunque a prescindere come svantaggiosa nel nome dello scetticismo nei riguardi dell’organizzazione o al contrario favorevole in linea con una posizione europeista. L’Italia ha bisogno di una classe politica responsabile, capace di mettere in secondo piano la propaganda e di analizzare nel dettaglio quelle offerte che vengono dall’esterno per rilanciare un Paese la cui situazione economica rischia di subire un colpo senza precedenti in tempo di pace: al tempo stesso sarà importantissimo valutare le tempistiche attraverso cui verranno conferiti questi fondi per evitare che ci si ritrovi ad utilizzarli in una situazione economica oramai compromessa.

Direttore responsabile: Claudio Palazzi

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