NICOLA SACCO E BARTOLOMEO VANZETTI: DUE INNOCENTI SULLA SEDIA ELETTRICA IL 23 AGOSTO 1927

“Al centro immigrazione ebbi la prima sorpresa. Gli emigranti venivano smistati come tanti animali. Non una parola di gentilezza, di incoraggiamento, per alleggerire il fardello di dolori che pesa così tanto su chi è appena arrivato in America. Cosa potevo fare? Quella era per me come la Terra Promessa. Il treno della sopraelevata passava sferragliando e non rispondeva niente. Le automobili e i tram passavano oltre senza badare a me”. Questa fu la descrizione di Vanzetti, durante il processo, della sua esperienza da immigrato italiano negli Stati Uniti. Al giorno d’oggi i Sacco e Vanzetti vengono lasciati nella balia delle acque del Mediterraneo senza tender loro una mano, solo perché il diverso viene spesso visto come pericoloso. 

Media4tech di Claudio Palazzi

Vicenda storica 

Nicola Sacco, originario della provincia di Foggia, e Bartolomeo Vanzetti, nato a Villafalletto, emigrarono negli Stati Uniti nei primi anni del Novecento con la speranza di una vita migliore. Entrambi attivisti ed anarchici, lottavano sempre a fianco degli oppressi e dei deboli,  partecipando a manifestazioni operaie e guidando scioperi. Si conobbero nel 1916 ed entrarono a far parte di un gruppo anarchico di italoamericani; allo scoppio della guerra fuggirono in Messico per evitare di essere arruolati, e rimasero lì per tutta la durata del conflitto. 

Il 3 maggio del 1920 venne ritrovato sotto al “Bureau of Investigation” il corpo senza vita del loro compagno Andrea Salsedo, detenuto illegalmente per un lungo periodo ed alla fine ucciso. Il nome di Salsedo si trovava sulla medesima lista di sovversivi compilata dal Ministero di Giustizia dove apparivano anche Sacco e Vanzetti. Con lo scopo di protestare contro la tragica ed assurda vicenda, i due decisero di organizzare un comizio a Brockton, ma vennero arrestati prima in quanto trovati in possesso di armi da fuoco e di alcuni appunti sull’annuncio del comizio.

Le prove furono sufficienti per incriminarli di reati mai commessi: una rapina in un calzaturificio a Boston e l’uccisione di due dipendenti. I due uomini furono vittime di un processo estremamente condizionato dal razzismo e dal pregiudizio sociale   e soprattutto politico in quanto vennero prese di mira  le loro idee anarchiche .
Dopo la condanna del giudice Webster Thayer, che non esitò a definirli “bastardi anarchici“,   vennero organizzate moltissime manifestazioni negli Stati Uniti, in Germania, nel Regno Unito ed in Francia. Benito Mussolini si mobilitò per salvare la vita dei propri connazionali purtroppo senza successo; i loro corpi furono cremati e trasportati in Italia dalla sorella di Vanzetti. Oggi riposano rispettivamente nel cimitero di Torremaggiore ed in quello di Villafalletto. 

Intervista  

Per cercare di comprendere meglio le dinamiche e le varie idee riguardo l’ampio argomento dell’immigrazione odierna , proponiamo un’intervista a due persone di età, sesso e culture differenti. 

  • Ciao! Presentati brevemente e riporta la tua esperienza personale riguardo l’immigrazione. 

A: Ciao, mi chiamo Gabriele, ho 31 anni, sono nato e cresciuto a Roma. Per brevi  periodi ho vissuto in Olanda, facendo sempre ritorno in Italia. 

B: Ciao! Il mio nome è Maria e vivo a Roma da quasi 20 anni. Sono nata a Bran, in Romania, cittadina di forte attrazione turistica nel cuore della Transilvania.  Sono venuta in Italia con la prospettiva di lavorare sodo e di costruire una casa per la mia famiglia. L’intento era quello di rimanere un paio di anni, ed invece eccoci qua!  

  • Che motivazione daresti ai flussi migratori odierni? 

A: Secondo me ad oggi la motivazione principale dei fenomeni migratori verso i paesi europei continua ad essere la ricerca dell’ opportunità di una vita migliore, ma sono le organizzazioni criminali che gestiscono i flussi, e sono loro i primi a beneficiare di questa situazione che è costata tante vite umane. Le vittime di tutto questo, spesso disilluse dalla realtà delle cose, una volta giunti a destinazione si rendono conto che in molti paesi europei l’ integrazione rimane molto difficile, e il razzismo esiste trasversalmente in tutte le società e in ogni classe sociale. 

B: La motivazione è prettamente economica; la tensione politica e l’instabilità (sia all’interno di uno stesso paese che tra paesi diversi) sono fattori determinanti. La gente scappa dalle dittature oggi così come ne fuggiva in passato. Mio marito, dopo la Rivoluzione Romena a dicembre dell’89, cercò due mesi dopo di scappare in Germania ma tornò indietro a causa della paura e dell’instabilità politica dopo la morte di Ceaușescu.  Il 15 novembre del 1989 venne interrogato ed accusato dalla Polizia Politica di un reato mai commesso, ovvero di aver ascoltato un programma radio proibito dal regime, intitolato “ Europa Libera”. Temendo brutte conseguenze per lui e la sua famiglia da parte della Polizia decise di tornare in Romania. 

  • In che modo vedi l’immigrazione in Italia? 

A: Quello che vediamo in Italia va al di la dell’ ignoranza e della chiusura mentale, perché la consapevolezza di quello che accade non manca. Manca invece in molti la sensibilità e la fiducia nel prossimo; ma quando emigravano gli italiani subivano le stesse discriminazioni, e la nostra cultura è piena di influenze di innumerevoli altre popolazioni, non dobbiamo dimenticarlo. 

B: Vedo molto razzismo verso le persone giunte in Italia e l’ho provato sulla mia stessa pelle. Lavoro in nero, sfruttamento e discriminazione è purtroppo la normalità.  Secondo me il popolo italiano accoglie l’immigrato spesso per poterlo sfruttare; l’umanità in queste situazioni è quasi inesistente. Anche se ho conosciuto persone per bene ho l’impressione che questi ti vedano, alla fin fine, sempre come uno straniero.  

  • Cosa ne pensi dell’idea di  una società multiculturale? 

A: Credo nell’ importanza della diversità e come arricchimento, e nutro interesse verso le tradizioni popolari di tutto il mondo. La multiculturalità ci consente di apprezzare il lato positivo di ogni paese e di imparare sempre qualcosa sulle  usanze, i linguaggi, le tecniche di lavoro e via dicendo. 

B: L’idea mi piace ma non credo che l’Italia sia pronta ad un apertura di questo genere.  La persona che emigra non dovrebbe mai dimenticarsi delle proprie radici, cosa che purtroppo accade. 

  • Quali sono le tue preoccupazioni riguardo l’argomento trattato? 

A: Mi preoccupa il clima crescente di intolleranza e violenza visibile anche in altri contesti, in una società in cui la divisione tra le persone, provocata soprattutto dalla politica e dai media, prevale sulla coesione. 

B: Devo dire che non è un argomento che mi preoccupa particolarmente. 

  • Grazie per la disponibilità, alla prossima! 

A:  Ciao! 

B: Buon proseguimento. 

Conclusioni 

The red scare” fu un fenomeno prettamente americano che prese piede subito dopo la Rivoluzione Russa e nel secondo dopoguerra: il governo cominciò a perseguitare soggetti ritenuti vicini ad ambienti di matrice rossa, in quanto persone capaci di creare climi “di tensione”, che lottavano per la propria libertà,  contro i soprusi di ogni genere e per i diritti della classe operaia. La paura verso i comunisti era dettata dal fatto che spesso le rivolte venivano organizzate da gruppi anarchici. Come conseguenza il governo americano negò  l’ ingresso nel paese a personaggi con ideologie che potessero in qualche modo alterare l’equilibrio del Paese e “rovesciare” il sistema. 

Decenni fa l’immigrato italiano negli Stati Uniti veniva visto come uomo di malaffare, specialmente se proveniente dal sud. Il razzismo era latente in qualsiasi struttura sociale americana e non si perdeva l’occasione di additare l’ italiano come criminale, mafioso,  sporco, di bizzarre usanze e costumi. Tra il 1861 e il 1985 gli italiani che hanno lasciato il proprio Paese sono stati circa 29 milioni: di questi, 10.275.000 sono successivamente tornati in Italia (35%), mentre 18.725.000 si sono definitivamente stabiliti all’estero (65%) senza farvi più ritorno. 

Analizzando i flussi migratori odierni, l’Italia viene vista come paese di approdo e non di partenza, come lo era anni fa; l’italiano medio oramai si è perfettamente dimenticato dei connazionali discriminati all’ estero durante le migrazioni dello scorso secolo, dei pregiudizi americani e delle disuguaglianze subite. Oggi lo stesso italiano che ha parenti in Texas guarda con sdegno il barcone che giunge sulle rive del Belpaese, arricciando il naso alla vista di gente che non possiede più niente. L’italiano dovrebbe capire che il razzismo è sinonimo di ignoranza, e soprattutto che genera odio. E l’odio può solo che generare altro odio. A meno che non si voglia un paese retrogrado con una popolazione incapace di interagire con ciò che è “diverso”, bisogna insegnare alle nuove generazioni che l’accoglienza è la chiave di lettura, e che l’amore per il prossimo è uno dei valori che spinge l’essere umano ad una convivenza pacifica in un clima sereno, senza disuguaglianze, con l’obiettivo di migliorarsi ogni giorno. 

Direttore responsabile: Claudio Palazzi

 

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