L’orrore che ha colpito la piccola gattina del quartiere Tor Tre Teste a Roma e purtroppo altre vittime innocenti come lei, non è solo un crimine contro un essere indifeso, ma una ferita profonda che interroga la nostra coscienza di cittadini e la tenuta della nostra civiltà. Sapere che una gattina di pochi mesi è stata vittima di un abuso sessuale così brutale, perpetrato con una violenza fisica inaudita, ci lascia senza parole ma con una determinazione feroce nel chiedere giustizia. Mentre la piccola combatte per la vita e inizia faticosamente a reagire, noi abbiamo il dovere di essere la sua voce e quella di tutti gli animali che subiscono l’oscenità della crudeltà umana.
Sulla vicenda interviene con durezza il Segretario Nazionale di REA, Gabriella Caramanica, che dichiara quanto segue: “Siamo di fronte a un atto di pura barbarie che non può restare impunito. È ora di smetterla con i proclami e le riforme che cambiano i nomi alle leggi ma non la realtà dei fatti. Nonostante si parli di aumenti delle pene e di nuove norme, come la legge Brambilla, i crimini contro gli animali continuano a perseverare con una ferocia allucinante. La verità è che, senza una reale capacità investigativa e senza la certezza della pena, queste riforme restano solo una pubblicità mediatica che non protegge nessuno. Chiediamo che questo criminale venga scovato immediatamente: chi compie simili atti su un animale è un pericolo pubblico per l’intera società e deve essere trattato come tale, senza alcuno sconto”.
Dobbiamo dircelo chiaramente: aumentare le sanzioni sulla carta è un passo inutile se poi l’impunità regna sovrana perché è quasi impossibile individuare i colpevoli. Oggi assistiamo a un paradosso inaccettabile dove la criminalità nei confronti degli animali sembra quasi incoraggiata da un sistema che non riesce a prevenire né a punire in modo esemplare. Il partito REA (Rivoluzione Ecologista Animalista) non si accontenta di post sui social o di promesse elettorali: esigiamo che lo Stato doti le forze dell’ordine di mezzi reali per combattere questi “escrementi” umani che si nascondono nell’ombra.
La nostra battaglia non si ferma davanti alla burocrazia. Chiediamo giustizia vera, quella che risponde al grido di dolore degli innocenti e che garantisce che individui del genere non possano mai più circolare liberamente. Noi cittadini dobbiamo restare uniti e vigili, perché se le istituzioni falliscono nel garantire sicurezza e dignità agli esseri viventi, spetta a noi pretendere un cambiamento radicale. Basta con le leggi che non risolvono nulla: vogliamo protezione, vogliamo indagini serie e vogliamo che chi ha distrutto la vita di Rosy e di tanti altri esseri viventi paghi ogni singolo istante di questa sofferenza.










