Serrata totale per palestre, piscine, cinema e teatri. Bar, ristoranti e locali pubblici chiusi alle 18 e divieto per feste e banchetti. Queste sono solo alcune delle restrizioni introdotte con il Dpcm del 25 ottobre 2020. Il mondo della cultura, sportiva e intellettuale viene di nuovo penalizzato, costretto a chiudere totalmente e su tutto il territorio nazionale. Uno scenario che si era già verificato durante il primo lockdown. Ho avuto modo di intervistare Valeria istruttrice di fitness presso la Fitness Fun di Roma, che dal 2005 lavora nel settore sportivo, occupandosi in particolar modo del settore della terza età. Con lei, ho cercato di capire quelle che sono le paure e le difficoltà che trainers e clienti hanno affrontato e ancora affrontano: una silenziosa battaglia contro problemi fisici, tristezza mentale e incertezza. Palestre: serrata totale. Un’intervista Direttore responsabile: Claudio Palazzi
Terminato il primo lockdown, il 4 giugno 2020 vi è stata data la possibilità di riaprire: quali precauzioni avete adottato?
Riaprire non è stato semplice; abbiamo dovuto riorganizzare tutto. E quando parlo di ri-organizzazione intendo dei veri e propri corsi per gli istruttori affinché si potesse riaprire in sicurezza. La giornata era suddivisa in fasce orarie e gli ingressi contingentati. Ogni socio doveva prenotare il proprio corso tramite app (o telefono per i più anziani); la prenotazione veniva registrata nel badge da strisciare prima dell’ingresso. Niente prenotazione, niente ingresso. In reception, che non ammetteva più di due persone per volta, si misurava la temperatura con termoscanner, venivano fornite salviette monouso da utilizzare su manici e pulsanti delle attrezzature e ci si cambiava le scarpe. La mascherina era obbligatoria tranne nei momenti di esecuzione dell’esercizio assegnato. Nelle sale erano presenti dispenser in più punti e ogni istruttore aveva un disinfettante spry da applicare regolarmente sulle attrezzature usate. Al termine di ogni turno  personale e soci uscivano per almeno 15 minuti e un addetto provvedeva alla sanificazione con atomizzatore (la procedura avveniva 4 volte al giorno). Ingresso ed uscita erano naturalmente separati.
Un’organizzazione eccellente!
Si! Noi trainers eravamo diventati dei soldati. Spesso abbiamo dovuto far uscire clienti perché sprovvisti di scarpe di ricambio o mascherina.
Al netto di tutta questa organizzazione e attenzione alle regole, come avete reagito alla notizia di una nuova chiusura?
Molti istruttori hanno pensato che fosse giusto chiudere. A settembre la palestra era ripartita bene ma poco prima del 25 ottobre, giorno della nuova chiusura, era quasi vuota. I telegiornali riportavano ogni giorno un aumento dei contagi; molti clienti erano spaventati e hanno smesso di venire.
Hai mantenuto contatti con alcuni di loro?
Certamente e molti non stanno traendo beneficio da questa situazione.
Attraverso l’esercizio fisico l’individuo impegna le proprie capacità psicomotorie; la palestra è un luogo in cui il corpo in movimento diventa strumento di dialogo con gli altri, in cui si uniscono esercizio e socialità. Puoi spiegare meglio il disagio vissuto dai tuoi clienti?
Direi che il disagio è da entrambe le parti, clienti e trainers. Abbiamo dovuto modificare le condizioni e abitudini di insegnamento che diventavano vocali, non più a contatto. Tutto andava fatto a distanza. Era ancora possibile correggere il cliente certamente, ma qualcosa l’abbiamo perso.  Personalmente ho a che fare con uomini e donne della terza età. Tengo per loro e con loro un corso di ginnastica dolce che è impegno fisico e gioia mentale insieme. Alla fine della lezione capitava che ci ritrovassimo fuori dalla palestra per un caffè o una cena, agganciando così all’attività sportiva un’amicizia e instaurando un profondo rapporto di fiducia. E’ mancato sia a me che a loro il saggio natalizio che utilizzavamo per mostrare i traguardi raggiunti. Per molti la ginnastica è un modo per prendersi cura di se nonostante l’età e scacciare via noia e tristezza. E’ impegno fisico e gioia mentale. La chiusura della palestra li ha fatti ripiegare su se stessi e ciò, in molti casi purtroppo, ha riportato alla luce problemi fisici.
Parliamo di salute quindi.
Assolutamente si! Componenti della mia classe sono diabetici o hanno problemi alle articolazioni. La ginnastica li aiutava a progredire verso una salute migliore e il contatto con altri li spronava a non mollare. Adesso mi assicuro di chiamarli ogni giorno per ricordare loro di camminare almeno 30 minuti, ma molti sono spaventati o non hanno voglia. Hanno perso la motivazione e il brio.
Mens sana in corpore sano. Non possiamo scindere le due componenti. Il corpo è il mezzo attraverso cui comunichiamo quello che ci passa per la testa; è il supporto fisico delle nostre espressioni e emozioni. Con il corpo interagiamo e creiamo quei legami che giovano alla mente. Il Coronavirus ci ha colpiti nel corpo e nella mente ed è forse da qui che dovremmo ripartire. Pensi che quando questa pandemia sarà finita, lo Stato dovrebbe incentivare iniziative sportive?
Spero lo faccia. Spero incentivi quelle persone che vogliono tornare ad allenarsi dopo un anno di inattività ma sono fiaccate dalla crisi economica. Questo val tanto per un bambino quanto per un giovane adulto o un anziano che del movimento ha bisogno per motivi di salute.
E per quanto riguarda gli incentivi a voi lavoratori? Cosa ha fatto lo Stato per voi?
Sono un’istruttrice di fitness con contratto di collaborazione. Ringrazio il Ministero per le politiche giovanili e per lo Sport per il Bonus Cura Italia (n.d.a: ora Bonus Ristoro). Non tutti i settori sono riusciti ad averlo. Chi ha Partita IVA ad esempio, ha avuto problemi. Io ho fatto richiesta senza incontrare ostacoli e ho ricevuto il bonus sia per tutto il primo lockdown che nei mesi di novembre e dicembre. Purtroppo ad ora è tutto sospeso. Ciò che ci era stato garantito per i mesi di gennaio e febbraio, visto lo slittamento della riapertura a marzo, non si sa che fine abbia fatto. La crisi di governo ha bloccato tutto e ora non resta che aspettare il nuovo esecutivo per capire se e come sbloccherà di nuovo gli aiuti.
Sai se la tua palestra riuscirà a riaprire a marzo?
Si è tenuta una riunione proprio a riguardo. La società ha investito tanto in precauzioni e guadagnato poco. Era riuscita a risollevarsi anche senza tagliare i dipendenti, magari accordando piccole riduzioni di turno. Attualmente siamo in fase di studio per la riapertura. I controlli verranno mantenuti e noi ci aspettiamo di ripartire a pieno regime.
C’è qualcosa che vorresti dire, un’emozione a cui vorresti dare voce?
Rabbia. Ci sono delle regole e vanno rispettate. Se ti assembri io non torno a lavorare e mi manchi di rispetto vanificando il mio sacrificio. Quando i contagi cominciarono ad aumentare i trainers per primi considerarono che fosse meglio chiudere! Il problema non è la palestra, la scuola o il ristorante ma il comportamento quotidiano. Noi seguivamo le regole:  chi non aveva le scarpe non entrava e veniva riammesso solo quando le portava. Spero che con il rientro in fascia gialla i contagi non risalgano. Sai, sono incertezza pura in questo momento ma spero di poter presto tornare a prendermi cura dei miei allievi.

Alessia Fallocco

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