Ogni volta che altrove accade qualcosa di nuovo – spiega – c’è sempre chi si affretta a invocare il “modello”. Quanto accaduto a New York trasforma Zohran Mamdani nell’icona della svolta progressista e protagonista del paradigma della rinascita urbana. Ma la verità è che qui non serve un modello, serve un piano. E serve la volontà politica di attuarlo». Non le manda a dire Enrico Ditto, imprenditore e osservatore della realtà partenopea, per mesi in “odore” di candidatura alle elezioni regionali. Una corsa che si è interrotta proprio a ridosso della presentazione delle liste, e proprio perché lo stesso esponente della società civile si è detto «lontano” da una politica che ritiene essere «più presa da sé stessa che dal servizio ai cittadini».

«E la distanza – aggiunge Ditto – è tutta qui: Mamdani, con idee condivisibili o meno, ha costruito una campagna basata su contenuti, non su slogan. Ha parlato di casa, di diritti, di trasporti, di redistribuzione. Ha proposto una visione, anche radicale, probabilmente inattuabile, ma riconoscibile. Qui, invece, siamo alla fiera delle parole. Una politica che usa i temi come cornici da esibire, non come problemi da risolvere».

L’imprenditore punta il dito contro la superficialità del dibattito campano, dominato – a suo dire – da tatticismi, candidature improvvisate e accordi di equilibrio. «Le Regionali in Campania – osserva – stanno diventando il manifesto di una mediocrità diffusa. Nessuno parla di riforme strutturali, nessuno entra nel merito di formazione, lavoro o sanità se non per infarcire il vuoto facendo sembrare abbia un qualche contenuto reale di cui parlare. Si preferisce rincorrere la visibilità del giorno piuttosto che costruire una strategia per i prossimi cinque anni».

Ditto richiama anche la responsabilità di media e commentatori: «Ogni volta che in America, in Francia o in Spagna emerge un volto nuovo, qui scatta la gara a importare modelli. Ma nessuno si chiede cosa stiamo costruendo noi, nel nostro territorio, con quali strumenti, con quale partecipazione. È un modo comodo per non vedere il vuoto».

Poi la stoccata finale: «Parliamo di Mamdani come se bastasse pronunciare il suo nome per sentirci moderni, ma non sappiamo dire due parole in croce sulla mediocrità delle nostre Regionali. Guardare in casa nostra non significa rinunciare a confrontarsi con il mondo, ma avere il coraggio di misurarsi con la verità. E la verità è che questa politica locale ha perso la voce, il coraggio e, forse, perfino la curiosità».

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Renato Aiello
Napoletano, classe ’87, Renato Aiello è giornalista pubblicista dal 2009 ed è pubblicato dal 2001. Studi in Comunicazione di massa e media, nonché cinema, giornalismo e informazione cross mediale, ha iniziato col piccolo house organ del Cardarelli "Il Giornale di Ortika" di Gaetano Coppola tra il 2001 e il 2006 (prima recensione a 13 anni) e ha poi scritto nel corso degli anni per il quotidiano "Roma" dal 2006 al 2011, diretto da Antonio Sasso. Attualmente scrive da free-lance per diversi siti e magazine di cultura e spettacolo, tra cui "Enneti NT - Notizie Teatrali" di Angela Matassa dal 2014 e la piattaforma di giornalismo partecipato “Sul Pezzo”. Appassionato di letteratura, musica, arti figurative, fotografia e cinema, ha partecipato nel corso degli anni a festival cinematografici tra Roma, Napoli e Vico Equense, e a giurie di concorsi di cortometraggi a tema. Videoblogger dal 2014, ha un canale YouTube con servizi di video giornalismo e montaggi emozionali.

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