L’articolo che segue è la seconda parte di una mini-rubrica suddivisa in tre puntate dove saranno analizzate le principali forze politiche italiane. Analizziamo oggi il Centrodestra.

La sera del 12 novembre 2011, al Palazzo, del Quirinale Berlusconi rassegnava le dimissioni da capo del governo all’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Migliaia di persone in visibilio. Terminava il ‘berlusconismo’, l’esperienza governativa più longeva dal secondo dopoguerra ad oggi. Le dimissioni di Berlusconi Dopo il suo quarto governo, a 74 anni, Berlusconi si apprestava ad abbandonare le scene politiche. Definitivamente. Forse. No. Oggi infatti, a 7 anni di distanza, il Cavaliere è tornato alla guida del centrodestra conducendo la campagna elettorale. Perché?

Quando nel 2011 Berlusconi salutava la scena pubblica Italiana lasciando la XVI legislatura nelle mani di Monti, si portava dietro uno strascico di innumerevoli polemiche. Nonostante i primi mesi del suo governo videro un realizzarsi di proposte annunciate in campagna elettorale, quali l’abolizione dell’ICI sulla prima casa, il salvataggio di Alitalia ed il Federalismo fiscale, già dal 2009 iniziarono ad arrivare pesanti nel nostro paese i tragici effetti della crisi scoppiata negli USA, implicando indispensabili tagli e rallentamenti delle manovre economiche.

Con l’economia ad un punto di rottura, le critiche alla gestione della destra crebbero esponenzialmente: numerose riforme nell’ambito della giustizia vennero bollate come ‘ad personam’, una su tutte il Lodo Alfano (sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato). Anche l’indignazione degli studenti, organizzati nell’Onda, si mostrò altisonante attraverso manifestazioni contro le riforme del ministro dell’istruzione Gelmini, selezionata dal segretario del Popolo della Libertà.

Ulteriori polemiche alla gestione berlusconiana riguardarono i ‘siparietti’ internazionali che secondo molti ridicolizzarono l’Italia agli occhi di Obama, Merkel, Sarcozy e della politica internazionale in generale. L’opinione pubblica infine scoppiò intorno a due temi che videro il Cavaliere come sgradito protagonista: il ‘caso Ruby’ ed il doppiogiochismo nei confronti di Gheddafi, invitato come alleato ed amico personale sul suolo italiano, ma poi ucciso anche grazie ad un tacito (ma neanche troppo) appoggio italiano. La fine del governo Berlusconi IV fu talmente costellata di critiche che apparve come l’irrevocabile chiusura di un capitolo della Repubblica Italiana.

Oggi, invece, il Cavaliere non solo ha rifondato il partito di Forza Italia, ma è riuscito a creare un solido blocco di centrodestra in piena corsa per le elezioni del 4 marzo. Ma a spiegare tale ritorno non sono sufficienti i richiami all’abilità politica e alla sua ars oratoria tanto utile in campagna elettorale. Non sono sufficienti perché tali capacità cadrebbero e verrebbero offuscate dai fallimenti degli anni a Palazzo Chigi. La spiegazione della ripresa del campo politico di un Berlusconi 81enne non viene a galla guardando al passato, ma concentrandosi sul presente.

Non siamo di fronte ad un eterno ritorno, non siamo di fronte ad un ‘superuomo’ mascherato dal trucco. Per descrivere la situazione attuale risultano più efficaci i corsi e ricorsi storici di Vico, legati però non alla persona, quanto allo scenario politico generale. Come già è successo, dopo anni di governo la sinistra si è disintegrata, lasciando al suo posto un vuoto. Ma in politica non possono esistere vuoti, ci sarà sempre qualcuno pronto a riempire gli spazi. Ed è così che il deserto lasciato dai governi Renzi prima, Gentiloni poi, (come già accadde dopo la caduta di Prodi II nel 2008), diventa ’habitat naturale’, luogo in cui il fiore del centrodestra cresce rigoglioso. Se poi il centrosinistra prima di dimettersi crea anche un sistema di irrigazione, il Rosatellum, il fiore diventa un prato ed il ritorno del centrodestra si spiega facilmente.

Quali sono adesso le armi che possiede Berlusconi? Il primo passo è stata l’alleanza con le forze di destra. L’accordo con la Lega ha creato più terreni di scontro che d’incontro. Una politica comune fra Salvini e Berlusconi significa snaturare in parte i propri ideali, soprattutto per Salvini che dovrebbe abbandonare il ruolo di integerrimo uomo anti-governo ed accontentarsi di un ruolo da addomesticato ministro di un governo firmato Forza Italia. Ruolo che però starebbe indubbiamente stretto al segretario della Lega (ormai ex Lega Nord), che ufficialmente è ancora un candidato premier. A questo punto Berlusconi potrebbe addirittura girarsi a guardare verso Renzi, nonostante l’evidente contraddittorietà della scelta. Eppure, proprio la contraddizione è la chiave di lettura del ritorno del centrodestra, che ritorna forte del suo passato ma che porta con sé anche tutti i suoi fallimenti. E Berlusconi incarna pienamente questa tendenza: nonostante la Legge Severino, votata dal suo stesso partito, sancisca la sua incandidabilità, egli continua a fare orecchie da mercante alle critiche in tal senso.

Sebbene dunque le contraddizioni e le criticità interne siano numerose, il Movimento 5 Stelle continua a ritenere il centrodestra come unico rivale alle parlamentari. Potrà approfittare di questo scontro e di questa esclusione il centrosinistra oppure i fallimenti, le fratture e l’esasperazione generale saranno insormontabili? Lo vedremo nel prossimo articolo.

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