Al di là dell’aspetto umano, il problema principale relativo all’escalation di tensione in Medio Oriente riguarda il settore energetico. Lo scoppio del conflitto ha provocato immediatamente una reazione sul prezzo del petrolio che è schizzato verso l’alto. Ma ha fatto lo stesso anche il gas, che rappresenta una preoccupazione ben peggiore per l’Europa.

Il vecchio e l’incubo del prezzo dell’energia

energiaDopo essere stato attaccato da Stati Uniti e Israele, l’Iran ha deciso di alzare il livello di tensione sui transiti attraverso lo stretto di Hormuz, provocando immediatamente il blocco in quell’area. La reazione rialzista dei prezzi è stata la logica conseguenza, visto che una grossa fetta di petrolio e gas naturale GNL di cui si alimenta il mondo passa proprio da lì.

Mentre il petrolio era arrivato oltre i 110 dollari al barile, il prezzo del gas era balzato verso i 65 euro. Lo shock ha avuto ripercussioni a cascata su tutti gli aspetti economici e finanziari: le Borse sono andate giù, abbiamo visto già incrementi di alcuni prezzi e perfino valute più volatili.

La guerra cambia la prospettiva dell’Europa

Se prima dell’attacco l’Iran c’era gas in abbondanza nel vecchio continente, e si diceva che le forti esportazioni da parte di Stati Uniti e Qatar avrebbero messo al sicuro le forniture di tutto il 2026, la situazione è drasticamente cambiata in poco tempo.
Ci aspettano forti ritardi nelle spedizioni dell’energia, dopo che il Qatar ha interrotto la produzione di Gnl (che è il 20% dell’intera offerta globale).

Tutto ciò avviene mentre l’Europa si trova con un livello di scorte di gas sotto la media, a causa della combinazione di nuove norme sullo stoccaggio e delle temperature invernali che sono state decisamente superiori al solito. Per questo motivo l’Europa è spaventata da un eventuale prolungamento del conflitto, perché deve evitare l’ulteriore esaurimento delle scorte di gas ma al tempo stesso non vuole farlo pagando un prezzo estremamente elevato, vista la già pesante situazione del debito pubblico.

La posizione dell’Italia

Il nostro Paese non sta messo male, ma deve comunque stare sull’allerta perché siamo il secondo maggior consumatore di gas in Europa e il nostro livello delle scorte arriva al 50% della capacità. Comunque è un livello migliore rispetto ai paesi del nord Europa, ma comunque è in diminuzione. Non è scattato ancora il campanello d’allarme, ma neppure possiamo goderci dei sonni tranquilli.

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