In qualsiasi settore in cui si verifica un aumento del prezzo di un bene, i produttori di quel bene sono i primi a beneficiarne. Nel mercato del cacao però si assiste a un paradosso. Mentre i prezzi del cacao sono giunti al massimo, i redditi dei produttori agricoli in Costa d’Avorio calano significativamente.
La posizione scomoda dei produttori
La vita dei produttori di cacao della Costa d’Avorio – leader mondiale del settore – è difficile. Nei loro piccoli villaggi stendono i semi bianchi e carnosi su teloni. Quando il sole li ha dorati e addolciti, i contadini li trasportano, non senza difficoltà, lungo strade dissestate fino al mercato. Lì possono vendere il cacao, ma senza fissare il prezzo. Questo compito infatti spetta agli enti regolatori governativi.
Questo è il principale motivo per cui il boom globale che ha riguardato il prezzo del cacao non ha interessato le regioni centrali dell’Africa occidentale.
Il meccanismo di formazione del prezzo
E’ dal 1960 che vige questo meccanismo di prezzo regolamentato. In teoria venne introdotto per proteggere i produttori dalla volatilità dei mercati globali delle materie prime. Ma soprattutto negli ultimi anni, quando le quotazioni del cacao hanno cominciato a salire, il divario tra il corrispettivo dato ai produttori e i prezzi di mercato si è ampliato drasticamente, privando gli agricoltori di profitti significativi.
No investimenti, no produzione
Al tempo stesso questo genera un cortocircuito devastante. Il prezzo elevato dovrebbe incoraggiare l’ulteriore produzione, ma senza risorse adeguate, i produttori non possono investire (ad esempio per piantare alberi nuovi o sostituire quelli vecchi e ormai improduttivi, ne’ per acquistare pesticidi o fertilizzanti). Di conseguenza, la produzione del più grande player di cacao al mondo è stagnante, facendo salire i prezzi globali e, di conseguenza, i prezzi del cioccolato per i consumatori.
I futures intanto corrono
Dopo essere rimasti entro un range ristretto per molti anni, i futures sul cacao a New York e Londra sono più che triplicati dall’inizio del 2023. Semplicemente perché c’è un deficit di offerta. E questo scenario andrà ancora avanti, finché il meccanismo perverso che continua a fare profitti sulle spalle dei piccoli produttori andrà avanti.
Ci si trova di fronte a delle opzioni binarie: da una parte ridisegnare il meccanismo di formazione del prezzo, consentendo così a chi coltiva di ottenere le risorse per continuare a farlo (in modo efficace), dall’altro lasciare le cose così come stanno, dove la stragrande maggioranza degli agricoltori ivoriani guadagna redditi ben al di sotto della soglia di povertà estrema di 3 dollari al giorno stabilita dalla Banca Mondiale.













