L’11 marzo il  parlamento della Crimea ha votato per l’adozione di una dichiarazione d’indipendenza dall’Ucraina, approvata da 78 deputati su 81. Le autorità filorusse della Crimea hanno poi chiesto al presidente russo Vladimir Putin di prendere in considerazione una richiesta d’adesione alla Federazione Russa, che sarà oggetto di un referendum, in agenda per il prossimo 16 marzo. Il La Duma, camera bassa del parlamento russo, discuterà di un disegno legge per inglobare la Crimea, senza la firma di accordi internazionali.

All’unanimità i paesi occidentali, ed il governo ucraino hanno definita illegittima la dichiarazione d’indipendenza, in quanto viola la Costituzione del Paese. Non di diverso avviso l’Onu e l’Unione Europea che hanno minacciato sanzioni molto pesanti nei confronti del governo russo. Il Cremlino riconosce legittima l’indipendenza della Crimea,sulla base della risoluzione  1244 delle Nazioni Unite, in seguito all’indipendenza del Kosovo dalla Serbia il 17 febbraio 2008, riconosciuto indipendente dalla maggior parte dei membri delle Nazioni Unite. A causa di questo precedente, nonostante Mosca non abbia mai riconosciuto  la legittimità dell’indipendenza del Kosovo, essa appare sempre più intenzionata a portare avanti il procedimento di annessione semplificato della penisola e di considerarlo del tutto legale.

Nel frattempo da Doston sul Don,  è ricomparso l’ex presidente ucraino Viktor Yanukovich, che ha dichiarato di essere ancora presidente e comandante dell’esercito in carica, e di ritenere illegittime  le elezioni previste in Ucraina per il 25 maggio.

crimea-copyYanukovich ha sostenuto di conisderare le nuove autorità ucraine responsabili della situazione in Crimea, e ha affermato che il nuovo governo è manipolato da neonazisti ed ultranazionalisti. Su questa base ha esortato il Governo statunitense a non stanziare il prestito da un miliardo di dollari al nuovo governo, poiché secondo la costituzione degli Stati Uniti è vietato finanziare governi di stati dai quali il presidente è stato deposto. In un clima sempre più da Guerra Fredda non ci resta che attendere l’esito del referendum del 16 marzo.

 

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nicoletta petrillo

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