RACCONTO ANIMATOPEICO (PANFIERA)

La nera panfiera, di lato tarpata, non era peronta ma solo sfurata,
Romendo ruggiti srapava la terra, solfava l’impronta di sgnoto tarpante.
Quel rompo improvviso, quel lampo lontano cercava grignante.
Sfilante di fuga s’ascoso il ghermente, da nigra belfante restata vivente.
Di muso snidante belvente sfurata, rapando foresta, incrocia lo fante.
Barrisce rombante titano szannante e tracima giungla, vedendo romente.
non trema panfiera, gia’ pronta e saettante, d’artiglio lei strazia la schiena gigante.
Le zanne barrenti strusciato hanno sgarro, ma non sente doglia tarpata felente.
Trasante poi l’acqua che slarga sanguente, tra branchi schiumati d’ondate frementi.
Li’ s’aprono fauci e code strazzanti, l’attornano a grumi bramando famanti.
Non teme paura, ne’ pungo mordente e’ tanto sferante che spazza l’intorno,
Son guizzi artigliati e sgarri di denti su turpi natanti crestati e voraci.
Ruggendo arrapata, scialacqua dall’acqua, dai colpi sferzanti di tanta pugnata.
La spinano spine che sfissano i fianchi, passando lo strazio e’ ancor piu’ sfurata.
Quel vile gettante di lampo tonante che rapa foresta non resta trionfante.
la canna rombante, il rompo straziante, non danno salvezza da belva zannante.
Crineggia d’un tratto vemente possanza, che tronca il passaggio e domina ostante.
La voglia di sbrano, le fauci serrate, sovrante di giungle non mai ostacolato.
Piantati gli artigli, rimbomba ruggente, ogni essere fugge avvolto e tremante.
Ruggente il bramito, criniera possente, profilo schermato da orde di denti.
Non fuga vilente la belva tarpata, non sguiscia e furente lei resta piantante.
Saetta pupilla di giallo lampata, arquata panfiera non teme il temuto.
Se resta peronta di brama reale, sara’ con avvinghio di polve e di sangue.
Si volge il possente, fermato lo guardo, s’arresta lontano di coda pendente.
S’avanzano iene, carognabramanti, ma e’palpa d’artiglio su irsuto ghignante.
S’affratta lontano il grumo vilente, tarpata non lascia di speme l’attacco.
Sanguente ora e’ lasso l’accesso felino, ma segue snifante tricante cammino.
S’appiatta, sviando, bufante cornata e poi sono spire di pitavvolgente che sibila e
Agguata di nodo potente. Ancora le resta di sforzo la forza che svolta il viluppo
Radendo il trisciante.
Vicino ora solfa odor di rombante. Gnifato ha il fingardo parato al reparo, che resta
Stagnato in antro scurante.
propana tarpame di piscio tremante, sfessura e lo sente romente solfante.
Sfrullante zampata di sola toccata farebbe frattaglia di vile ghermente.
Tarpante tremante di labbra serrate, somante ora a larva di schiuma sbavante.
Ben altri avversi l’artiglio ha grifato, lo sfiora di sprezzo quel verme sbiancante.
Stremata da tarpo la panfa romente, dirente nell’ombra, la resta ora sente.
Fessura di sguardo il regno sovrato, s’annera la luce si slampa pupilla.
Peronta l’ accoglie l’intrico silente, sopisce il suo bramo di fera gloriante.

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