L’ultimo anno è stato particolarmente positivo per i mercati azionari di tutto il mondo, con i vari indici di borsa che spesso hanno ritoccato i loro record storici. La corsa dei titoli azionari si riflette anche sulle remunerazioni riconosciute ogni anno agli azionisti sotto forma di dividendi. Sotto questo aspetto l’Italia ha surclassato la Germania, come evidenzia uno studio condotto da FTSE Russell e Kepler Cheuvreux.
I dati sulle remunerazioni
Secondo il calcolo dell’Istituto, il dividend yeld medio del principale indice di borsa italiano, il FTSE MIB, nel 2026 sarà pari al 4,2%. Questa remunerazione è molto più generosa di altri grandi listini del vecchio continente. Il DAX 40 tedesco si ferma al 2,8%, il CAC 40 francese arriva al 3,9%, mentre l’Ibex spagnolo tocca il 4%. L’Eurostoxx 50 invece raggiunge il 3,5%. Se il confronto lo facciamo con il mercato americano, la distanza diventa ancora più ampia visto che lo S&P500 ha offerto remunerazioni da dividendo di appena 1,4%.
Un trend importante
Bisogna evidenziare che questo forte slancio della remunerazione delle azioni italiane non è un fenomeno episodico, bensì una tendenza che si sta consolidando.
Secondo le Stime di Allianz Global Investors, la distribuzione complessiva dei dividendi nel corso del 2026 potrebbe arrivare a 38,6 miliardi di euro, con una crescita che sarebbe del 7% rispetto all’anno precedente. Il mercato italiano diventa estremamente interessante soprattutto alla luce del fatto che diversi segnali in tempo reale indicano invece che le remunerazioni in Europa stanno invece rallentando.
C’è settore e settore
Va detto che la corsa delle remunerazioni medie non è omogenea ma si differenzia a seconda dei settori industriali. Le proiezioni per il 2026 indicano che i rendimenti medi maggiori li offriranno le banche, con il 6,2%. Segue il settore dell’energia con il 5,6%, le utility e infrastrutture con il 5,3%. Subito giù dal podio troviamo le Telecomunicazioni con una remunerazione attesa del 4,8%. Non è casuale che questi settori siano i più generosi, visto che sono quelli meno esposti ai cicli economici ed hanno ricavi più stabili e prevedibili.
Di contro i settori con i dividendi più deboli sono quelli che producono o vendono beni non essenziali. Il settore automotive si ferma al 1,8% come remunerazione, mentre il lusso arriva al 2,3% e le aziende che producono consumi discrezionali a 2,1%.













