Nel cuore pulsante di Pozzuoli, al civico 69 di Corso Umberto I, ha preso vita iam ià – Trattoria Napoletana, un nuovo progetto enogastronomico che si propone di restituire identità, profondità e storia all’autentica cucina partenopea. Lontano dalle derive contemporanee e dalle semplificazioni, questa trattoria ambisce a essere un baluardo dell’anima più verace e popolare della gastronomia campana, coniugando un’accoglienza sincera con una rigorosa ricerca culturale dei sapori tramandati.

​L’esperienza di iam ià si rivela completa, perfetta per spaziare dall’aperitivo al dopocena. A fianco della proposta culinaria, infatti, si distingue una prestigiosa area bar, concepita come un punto di riferimento per l’alta miscelazione. Il talentuoso bartender Giovanni Pellino firma una carta di cocktail raffinati e variegati. La selezione, ispirata ai personaggi iconici raffigurati sulle pareti – simboli dell’autentica napoletanità come iam ià, Napulè, Ricomincio da tre e Malafemmina – eleva il rito del bere a un livello di eccellenza.

​La Filosofia: Dalla Tavola Borbonica ai Monzù

​La ragion d’essere di iam ià è esplicita: riportare al centro le radici storiche della cucina napoletana, in particolare quella borbonica e dei monzù, l’aristocrazia culinaria che tra Settecento e Ottocento seppe sapientemente intessere la tecnica francese con lo spirito e la materia prima partenopea.

​La trattoria accoglie con l’informalità tipica del genere, ma il racconto gastronomico è condotto con rigore, autenticità e una sensibilità contemporanea. Le ricette storiche, i piatti iconici e le preparazioni codificate nei grandi testi della tradizione tornano in vita attraverso una cucina che rispetta il passato senza rinunciare a un’evoluzione necessaria. Un ritorno alle origini che si fa racconto di territorio e memoria.

​La Cucina: Mauro Buonanno, l’Asse Napoli-Parigi

​A guidare la proposta gastronomica è lo Chef Mauro Buonanno. Casertano classe 1986, Buonanno è approdato ai fornelli per passione dopo una laurea in Scienze del Turismo e la formazione presso ALMA, la scuola di Gualtiero Marchesi. La sua identità culinaria si è forgiata in Francia, tra Lione e Parigi, dove ha affinato tecnica e sensibilità, per poi collezionare esperienze in Italia e in Europa, culminate con un riconoscimento Michelin a Siena nel 2019.

​La sua filosofia è cristallina: la tradizione è il sacro punto di partenza, da custodire e reinterpretare con deferenza. Il suo lavoro si basa sui grandi testi della cucina napoletana – da Corrado a Cavalcanti, passando per i monzù borbonici – tracciando un fil rouge che unisce idealmente Napoli e Parigi. Salse elaborate, ragù e cotture lente sono la cifra stilistica di una cucina colta, popolare e genuina. Un ringraziamento particolare va allo chef Nicola De Filippo per il supporto offerto al progetto.

​Il Menu: Omaggio alla Storia e All’Iconicità

​Il menu di iam ià è strutturato come un vero e proprio percorso narrativo, un omaggio ai pilastri della memoria gastronomica campana, affiancati da selezioni di prodotti DOP e locali di altissima qualità (Pasta di Gragnano IGP, Pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino, Cipolle di Montoro, salumi e formaggi artigianali).

​Tra gli assaggi si notano:

​Antipasti e Prime Evocazioni: Frittata di Scammaro, Il velo scarlatto, e la rivisitazione de L’abbraccio di Santa Lucia.

​I Piatti della Memoria: Alla corte di Re Ferdinando I, Sartù di riso – ricetta storica di Ippolito Cavalcanti e Il segreto delle sorelle, ovvero la Genovese con ziti spezzati a mano, un’attesa preparazione che richiede una cottura di ben nove ore, emblema della lentezza e del rigore.

​Dessert: La rivisitazione della Tarte Tatin di mela annurca suggella il pasto con un tocco di dolcezza territoriale.

​La proposta di vini è curata, includendo etichette selezionate come il Tareni della Cantina Pellegrino, a completamento dell’offerta di miscelazione firmata da Giovanni Pellino.

​iam ià non è solo una trattoria, ma un atto di riappropriazione culturale. Profondamente legato alle sue radici, eppure sostenuto da una solida formazione internazionale, mira a riportare la cucina borbonica alla sua autenticità, conservandone lo spirito e rendendola accessibile. Un indirizzo da segnare per chiunque cerchi la Napoli gastronomica più vera e raffinata.

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Renato Aiello
Napoletano, classe ’87, Renato Aiello è giornalista pubblicista dal 2009 ed è pubblicato dal 2001. Studi in Comunicazione di massa e media, nonché cinema, giornalismo e informazione cross mediale, ha iniziato col piccolo house organ del Cardarelli "Il Giornale di Ortika" di Gaetano Coppola tra il 2001 e il 2006 (prima recensione a 13 anni) e ha poi scritto nel corso degli anni per il quotidiano "Roma" dal 2006 al 2011, diretto da Antonio Sasso. Attualmente scrive da free-lance per diversi siti e magazine di cultura e spettacolo, tra cui "Enneti NT - Notizie Teatrali" di Angela Matassa dal 2014 e la piattaforma di giornalismo partecipato “Sul Pezzo”. Appassionato di letteratura, musica, arti figurative, fotografia e cinema, ha partecipato nel corso degli anni a festival cinematografici tra Roma, Napoli e Vico Equense, e a giurie di concorsi di cortometraggi a tema. Videoblogger dal 2014, ha un canale YouTube con servizi di video giornalismo e montaggi emozionali.

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