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L’edificio, abbandonato dal 2004, era stato sgomberato lo scorso 25 gennaio. Dopo un corteo selvaggio, gli occupanti avevano preso un altro stabile in via Monza: fino a oggi, giorno in cui Scup è tornato a casa.

Alle 11.15 di questa mattina, duecento tra precari, studenti, e abitanti del quartiere San Giovanni, hanno saltato quel cancello chiuso di via Nola 5 che già avevano aperto l’anno scorso, e si sono ripresi il loro vecchio spazio.

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“Siamo tornati” recita lo striscione calato dal tetto dell’ex motorizzazione. Subito il posto si è riempito di gente, studenti, atleti delle varie palestre popolari di Roma che sono venuti ad animare quella giornata con lezioni dimostrative, bambini e gente più anziana.

Scup era stato sgomberato lo scorso 25 gennaio, improvvisamente e inspiegabilmente: nessuno riusciva a capacitarsi del perché a un luogo, che fino a poco tempo prima versava nel degrado più totale, e che da quando era stato occupato era diventato un punto di riferimento per tutto il quartiere, fossero stati messi dei sigilli.

Sigilli contro cosa? L’aula studio, la biblioteca, il mercatino ecologico e solidale, la palestra popolare, l’osteria, la stanzetta con i giochi per i bimbi?

L’edificio, prima di proprietà dello Stato, è stato in seguito venduto a una società immobiliare in mano però a dei prestanome. Lo sgombero è stato spiegato con la necessità del demanio pubblico di consegnare lo stabile al privato, forse per costruire l’ennesimo supermercato o chissà, magari un bel casinò. Prioritario, in una città dove le biblioteche sono inesistenti, non ci sono asili nido, le palestre diventano sempre più elitarie e non esistono luoghi in cui è possibile socializzare (a parte quelli aperti dagli stessi cittadini).
Oggi però, Scup è tornato a casa: e non era scontato, visto che la questura e il (finto?) privato sembravano decisi a impedire una nuova rioccupazione del posto, impegnandosi persino a murarne l’entrata principale. «Tanto mo la abbattiamo con i calci rotanti», si sente dire agli istruttori di Scup.

Quello che più colpisce e fa bene al cuore, è la gioia sui volti delle persone in quel bel cortile. Subito dopo essere entrati, è stato montato il tatami per le dimostrazioni sportive, sono stati presi secchio e straccio per ritirare Scup a lucido, e accesa la brace per pranzare tutti insieme. Alle diciotto si è tenuta una grossa assemblea pubblica.

«S.Cu.P! Siamo noi e siete voi! – fanno sapere gli occupanti dopo essere rientrati in via Nola 5 – Cittadine e cittadini del quartiere, bisognosi di servizi che le politiche anti-crisi degli ultimi anni ci hanno sottratto. S.Cu.P.! È una risposta alla crisi, diversa dall’austerity rifilataci da tutti i fronti della politica. Quella “generazione perduta” di ultra – qualificati che non trova posto nel folle mondo del lavoro, mette in campo le proprie competenze, con allegria e determinazione. Abbiamo ripreso S.Cu.P.! Tutti insieme, più di duemila persone hanno dato il proprio contributo, chi scavalcando un cancello, chi firmando una petizione. Adesso facciamolo vivere con progetti e iniziative, perché non si fermi mai. Le idee non si sgomberano!».

Guarda le interviste video:

 

 

 

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