Sovranismo europeo: un pericolo reale?

Dopo le ultime elezioni europee, possiamo affermare con certezza che lo spauracchio sovranista non ha avuto successo. La coalizione guidata da Matteo Salvini, l’Alleanza europea dei popoli e delle nazioni, e gli altri partiti sovranisti non hanno sufficienti seggi per “cambiare le regole in Europa”, aggiudicandosi circa 170 europarlamentari su 751.
Nonostante ciò, i termini “sovranismo” e “sovranisti” sono ancora molto presenti in televisione, nei giornali e sul web, e a ragion veduta. Nonostante il risultato complessivo delle europee, infatti, i sovranisti non possono dirsi sconfitti, anzi, accrescono i propri consensi a livello nazionale.
Da dove arrivano i sovranisti? Quali sono i loro obiettivi, quali i loro riferimenti ideologici? Perché si registra una crescita dei partiti che si definiscono sovranisti?

Chi sono i sovranisti?

Il termine sovranismo sembra arrivare da lontano, iniziando a circolare già dagli anni ‘50, con l’istituzione della prima Comunità Europea. Secondo l’enciclopedia Treccani, il sovranismo propugna la sovranità nazionale “in antitesi alle dinamiche della globalizzazione”. In altre parole, i partiti sovranisti si oppongono strenuamente al trasferimento di determinate competenze dello Stato a organi sovranazionali. Secondo tale ottica, dunque, la globalizzazione e gli organi internazionali che nascono per governarla costituirebbero un attentato alla democrazia e all’identità nazionale dei popoli. È per questo motivo che il sovranismo viene spesso accostato a movimenti e partiti riconducibili alla destra nazionalista, soprattutto qui in Europa. Complice di ciò è l’atteggiamento di diffidenza e ostilità adottato dai partiti sovranisti nei confronti degli immigrati.

È in un contesto di profonda crisi dell’Unione Europea, infatti, che in alcuni paesi cresce il sovranismo. Un esempio perfetto di sovranismo al governo è l’Italia, che vede una Lega a guida Matteo Salvini come primo partito in seguito al 34 percento delle europee; e, aldilà della prova del nove del risultato delle europee, basta guardarsi intorno per capire che Salvini e il suo partito siano, nel bene e nel male, sulla bocca di tutti gli italiani. Proprio per questo, anche se l’esecutivo è condiviso con il Movimento 5 Stelle, l’Italia sta rappresentando un importante laboratorio politico del sovranismo, ed è possibile che possa continuare ad esserlo in misura maggiore dopo la prossima tornata elettorale.

Registriamo un altro importante successo dei sovranisti in Francia, dove Rassemblement National (noto precedentemente come Front National) raggiunge il 24,86 percento, e nel Regno Unito (ancora presente in Unione Europea), dove il Brexit Party di Nigel Farage raggiunge il 30,52 percento. Vediamo anche una modesta crescita di Alternative für Deutschland in Germania, che si aggiudica un 10,9 percento.

Un risultato da non sottovalutare

È vero: nonostante le roboanti dichiarazioni di Matteo Salvini, i sovranisti non hanno preso abbastanza voti in Europa da cambiare le carte in tavola. Tuttavia, se si vuole ragionare lucidamente, non è possibile ignorare l’importante crescita registrata dopo le europee 2019, in paesi, fra l’altro, che non sono affatto di secondaria importanza in UE.
Anche se la maggior parte degli europei resta fedele ad una democrazia liberale, infatti, non bisogna sottostimare il risultato della destra sovranista.
In un mondo sempre più interconnesso e globalizzato, limitare le forme di cooperazione fra gli stati non significherebbe contrastare la globalizzazione, ma concedere degli assist ai suoi aspetti più negativi. La tendenza è sempre quella: la nascita di grandi blocchi geopolitici che si contendono il mercato. In tal senso, l’attuale situazione è molto più simile al mondo pre-guerra fredda, nonostante spesso si facciano erroneamente delle analogie con quel periodo storico. Di questi fenomeni bisogna prendere atto, ed è con questi fenomeni che la politica di oggi deve avere che fare, perché deve saperli governare.
Si può dire quindi che in questo contesto il sovranismo rappresenti un pericolo, forse non immediato, ma da considerare.
Cosa possiamo fare per segnare una battuta d’arresto?

Quali le responsabilità?

È chiaro che, in un periodo così complicato, il nostro impegno non possa esaurirsi dentro la cabina elettorale. Se nel nostro paese, in particolare, cresce la Lega, vuol dire che per gran parte degli italiani non esiste un’alternativa valida, in un periodo di crisi che non sembra in fondo essersi ancora concluso.
Qualunque cittadino che abbia a cuore la tenuta democratica del nostro paese dovrebbe mettersi in gioco attivamente, non per forza militando in un partito o in un movimento, ma anche denunciando (in maniera efficace, e non macchiettistica) le irresponsabilità e gli abusi di potere del governo attualmente in carica.
Se non esiste al momento un’opposizione valida in Parlamento, vuol dire che bisogna costruirne una anche fuori, in maniera efficace e martellante tanto quanto la propaganda sovranista che ha invaso da qualche anno la nostra opinione pubblica.
È chiaro che non basti, tuttavia, fare opposizione all’attuale governo e a Matteo Salvini. Bisogna costruire un modo di fare politica che guardi non al brevissimo termine, ma che sappia fare delle scelte lungimiranti, sapendo anche ascoltare il proprio popolo. Perché, in fondo, se cresce il sovranismo in alcuni paesi, fra i quali il nostro, la responsabilità è anche della vecchia politica che non ha saputo dare delle risposte efficaci.

Ignazio Terrana

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