Scegliere si essere una studentessa fuorisede

Solo chi abbandona tutto per investire nel proprio futuro sa cosa vuol dire essere uno studente fuorisede. All’età precoce di 18/19 anni, ci si ritrova a dover prendere un’importante decisione che probabilmente cambierà la propria vita per sempre: la scelta dell’Università! Studentessa fuorisede: dalla campagna alla città Direttore responsabile Claudio Palazzi
Quando si è vissuti per così tanto tempo in un piccolo paesino di provincia del sud la scelta da prendere è ardua. La prima cosa da valutare è: resto o vado? Puoi decidere di restare il più vicino possibile alle proprie origini e trovare una facoltà adeguata che ti permetta di poter tornare a casa quando vuoi, con viaggi brevi e pendendo poco, rimanendo accanto ai propri cari. Oppure puoi allontanarti in modo da tornare il meno possibile e ricominciare una nuova vita lontano da tutto ciò che ha fatto parte della precedente per due decenni, scoprendo nuove realtà.

La seconda scelta è: Quale facoltà intraprendere? Sarà la base del tuo futuro e non bisogna prenderla alla leggera. Si può certo cambiare idea nel tempo e reinventarsi, ma comunque resta una scelta importante.

Pietrelcina
Pietrelcina. Foto di G.Maioli

La mia è stata senz’altro facilitata dalle condizioni di partenza. Sono cresciuta nelle campagne di piccolo paesino di 3000 abitanti in cui tutti si conoscono, Pietrelcina. Un piccolo comune, in provincia di Benevento, sorto su una morgia dalla quale si districano tantissime stradine strette, delimitate da case in pietra che ricreano un centro storico molto suggestivo. Da questo si può accedere alla storica Via del Rosario, un sentiero di campagna che Padre Pio storicamente percorreva per arrivare a Piana Romana.

Via del Rosario, Pietrelcina (Bn)
Via del Rosario, Pietrelcina. Foto di G.Maioli

Per anni mi sono addormentata con i suoni della natura: vento tra le foglie, grilli, civette… per poi essere svegliata dai trattori che, a orari improponibili, raggiungevano i propri terreni per raccogliere i frutti del seminato. Non ho mai viaggiato fino alla maggiore età, se non per arrivare a qualche spiaggia a due ore di macchina dal mio paese per passare le vacanze estive.

Fin da piccola mi sono sempre divertita a giocare con la terra, a intrecciare spighe di grano, a incollare i legnetti staccati dai rami, a girovagare per i borghi antichi del paese alla scoperta di qualche stradina antica da ammirare. Gioivo quando i frutti sugli alberi dell’orto di mio padre maturavano e potevo assaggiarli direttamente sotto l’albero, subito dopo averli raccolti.

Effettivamente i frutti che poi arrivavano a casa erano ben pochi, ma in compenso ricordo benissimo i mal di pancia subito dopo aver mangiato troppi fichi o troppe albicocche.

Campagne di Pietrelcina
Campagne di Pietrelcina

Ero l’unica nipote femmina di un’intera famiglia, controllata a vista a ogni uscita con gli amici. Da figlia unica, con il peso delle grandi aspettative dei genitori da portare sulle spalle, ho combattuto per seguire la mia strada, la strada dell’arte, contro l’opinione di tutti quelli che consideravano il Liceo Artistico una scuola inutile. A questo punto la mia scelta è stata quasi obbligata!

Dovevo trovare una città dell’arte, abbastanza lontana dalle mie origini, che mi permettesse di non spendere un intero patrimonio per viverci. La risposta non poteva che essere Roma, il Museo a Cielo aperto del centro Italia.

L’emozione del trasferirsi a Roma

Arrivati in una grande città come Roma, ci si ritrova frastornati da tutte le novità che ci si presentano davanti. Bisogna cercare un alloggio, capire come funzionano le varie linee dei trasporti e come raggiungere l’università in tempi brevi. Inizi a studiare tutte le mappe della città e ad imparare a memoria il sito ufficiale della città di Roma per conoscerne tutte le sfaccettature possibili.

Strade romaneIn fin dei conti sembra di essere in una realtà alternativa, considerando che si era abituati a girare tutto il paesino a piedi in pochi minuti e ad avere un solo autobus che, a pochi orari, collegasse il paese alla città più vicina.

Così comprendi che devi svegliarti! Capisci che devi trasformati da “timida ragazza di campagna che gioca con le lucciole” a “intraprendente ragazza che non ha paura di prendere gli autobus notturni”. Inizi a frequentare le lezioni, a farti nuove amicizie, a capire come gestire il denaro che hai per arrivare a fine mese tra affitto, bollette e spesa. Bisogna imparare a vivere come adulti indipendenti.

Lungo Tevere

Certo, è stato un bel cambiamento!

Sono passata dall’abitare in campagna al vivere in una grande metropoli così caotica. Sono passata dallo svegliarmi con i trattori al saltare giù dal letto con i rumori del traffico. Pian piano, però, se tieni davvero al futuro per cui stai lottando, trovi il tuo equilibrio e ricerchi nuove abitudini. C’è sicuramente bisogno di molto spirito d’adattamento.

È così che sono poi ufficialmente diventata una studentessa fuorisede a Roma!

Il pacco da giù

C’è una cosa che sicuramente accomuna gli studenti fuorisede: il pacco da giù!

Pacco da giù, versione Pasquale
Pacco da giù, versione “pasquale”

Arriva almeno una volta al mese con il mondo all’interno, letteralmente. Così quando pensi di essere diventata una perfetta romana, ti ritrovi a togliere metri di scotch che tua madre ha ben pensato di usare per chiudere il pacco, come se fosse uno scrigno pieno di diamanti. Una volta aperto, ritrovi il paradiso. All’improvviso ti manca casa. Ricordi tutti gli odori della tua terra, tutti i sapori…

Ti luccicano gli occhi nel vedere come tua madre abbia pensato di mandarti tutte le conserve possibili e immaginabili, spesso in quantità surreali. Lei pensa che lontana da casa tu muoia di fame. Rimani sbigottita nel vedere che tuo padre ha mandato chili e chili di carne fresca e insaccati che fa fatto con le sue mani, la verdura che ha raccolto per te sapendo che il sapore di quella comprata in città non sarà mai come quella piantata amorosamente da lui.

Così all’improvviso ti ritrovi a dover mangiare per una settimana mozzarelle di bufala per non farle andare a male, costringendo tutti i coinquilini a fare lo stesso. Perché? Beh, diciamo che la tua famiglia ha un pochino esagerato con le dosi.

pacco da giu
Pacco da giù

Se abiti in una casa con altri tre fuorisede, è finita! A maggior ragione se siete tutti fuorisede provenienti da posti diversi. Sai già che la dieta sarà pura utopia. Se riuscite minimamente ad organizzarvi nel far arrivare un pacco diverso a settimana, sarà una festa perenne.

Carico di ValigiePer non parlare di quando riesci a organizzarti per tornare a casa un fine settimana. Sai già che dovrai scendere con una valigia vuota e risalire con tre valigie colme di cibo che neanche un super palestrato riuscirebbe a trasportare.  In quei momenti, da “fragile ragazza di campagna” a “intraprendente ragazza di città”, diventi improvvisamente Hulk in versione profugo, che trasporta disperatamente le valigie verso casa. Palestra gratis grazie alla quale cerchi di sentirti un po’ meno in colpa per dover mangiare tutte le prelibatezze che nonne e zie hanno preparato pensando che tu stia andando in guerra. Impresa ardua finire tutto per tempo, ma qualcuno deve pur farlo!

Confondere domicilio con adozione

Dopo un anno vissuto in un’altra città, si può dire che essa ci ha adottato.

foto panoramica di RomaIo mi sento adottata da Roma! Ne conosco le usanze, ricordo le strade e i relativi nomi, ho imparato a guidare per quelle stesse vie, ho imparato i tragitti dei vari mezzi… Sono quasi più romana che campana, anche se il dialetto che talvolta esce spontaneo richiamerà sempre la mia terra d’origine. Ormai sono passati diversi anni dal primo trasferimento. Ho cambiato diverse case, quartieri e probabilmente non andrò mai via da Roma.

Quando impari a conoscerla ci sono due possibilità: la ami o la odi.

Lungo Tevere

Io mi sono innamorata. Studiando arte, non nego che subito mi spuntano gli occhi a cuoricino passando davanti al Colosseo, camminando lungo i Fori Imperiali, visitando le varie chiese o anche solo ammirano i vari lavori di Street Art che puoi trovare qua e là. Adoro rilassarmi, passeggiando nei vari parchi verdi che la città offre.  Senza contare le tantissime foto che scatto ogni qual volta mi capita di andare sul Lungo Tevere. La città offe anche una larga scelta per le uscite pomeridiane e serali… Per ogni gusto e stato d’animo, la sua serata ideale e il suo locale appropriato.

L’offerta è così ampia che dopo sette anni credo ancora di non conoscerli tutti.

Fuorisede e covid: una città deserta

Sicuramente negli anni sono cambiate tantissime cose e negli ultimi tempi non è più la città caotica che era quando ho cominciato l’università. Il covid-19 ha ovviamente influito tantissimo.

Con la pandemia, noi studenti fuorisede abbiamo imparato cosa volesse dire non scendere a casa per diversi mesi. Abbiamo imparato cosa si prova a dover passare le feste comandate lontani dalla propria famiglia. Passare le festività senza parenti e amici è stata dura. Per la maggior parte di no, sono sacre, forse non tanto per la festa in sé, ma per le usanze che le accompagnano. Sono saltati pranzi di Pasqua, cene di Natale, cenoni di capodanno… Abbiamo imparato cosa voglia dire stare da soli, senza coinquilini che per un motivo o per un altro non hanno passato la quarantena insieme a noi. Abbiamo preso l’abitudine a fare tante, forse troppe, videochiamate al giorno. Ora sappiamo cosa vuol dire stare chiusi dentro casa e soprattutto soli, cercando di non impazzire del tutto.

Nonostante ciò, lo spirito di adattamento che abbiamo sviluppato nel tempo ci ha aiutato e alla fine abbiamo comunque passato delle giornate piacevoli, con la fortuna di avere coinquilini con cui poter organizzare pranzi in compagnia. Ma non tutti sono stati così fortunati purtroppo.

Non tutti gli studenti hanno passato le varie chiusure a qui a Roma. Non pochi fuorisede hanno preventivamente pensato di tornare a casa, per un periodo o in pianta stabile, a causa della pandemia. Roma durante lo scorso anno si è completamente spopolata.

Con la didattica completamente o prevalentemente a distanza e con il lavoro in smartworking, in pochi siamo rimasti qui a pagare affitti e bollette, consapevoli di non essere più abituati a vivere per lungo periodo con la propria famiglia. La nostra fame d’indipendenza è stata più forte della voglia di tornare a casa e risparmiare. Ma ammetto che camminare per le strade deserte e vedere i vari siti di “Affitto stanze” invasi di annunci senza risposta o con i prezzi a ribasso, sia stato sconvolgente. Non pochi affittuari hanno perso tanto, in molti, solo ora che la didattica e i vari lavori stanno lentamente ripartendo anche in presenza, si stanno riprendendo pian piano. Ci vorrà tempo affinché tutto torni alla normalità.

Imparare dall’esperienza di una fuorisede

Nonostante ciò, auguro a tutti di essere almeno una volta uno studente fuorisede. È un’esperienza formativa, costruttiva, rafforzativa. Fa crescere e maturare in fretta.

tramonti romaniS’impara a confrontarsi con nuove realtà e culture, a vivere e sopravvivere lontani da casa e tendenzialmente con pochi aiuti. Si comprende cosa voglia dire condividere casa con perfetti sconosciuti, ad avere rispetto per gli altri e ad essere autonomi. Con il tempo, saprai come organizzarti in modo da seguire le lezioni, studiare, tenere pulita la casa e ovviamente cucinare, avere una vita sociale e magari anche lavorare, tutto insieme.

Uno studente fuorisede sa che quando tornerà a casa, alle proprie origini, sarà una persona nuova, non radicalmente diversa ma sicuramente con nuove prospettive e punti di vista davanti a sé.

1 commento

  1. Bravo! Mi sono proprio divertita a sfogliare questo giornale. Continuo a leggere e poi ne riparliamo!

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