Ogni anno in Italia nascono migliaia di tirocini e corsi di formazione finanziati da enti pubblici e privati, con l’intento dichiarato di offrire una preparazione specifica a studenti, impiegati e NEET. Ma andiamo più nello specifico. Tirocini e corsi di formazione: l’Italia che vuole insegnare Direttore responsabile: Claudio Palazzi 

Cos’è un NEET? Tirocini e corsi di formazione

Il termine NEET  deriva dall’inglese ed è l’acronimo di Not in Education, Employment or Training. Dunque si riferisce a tutti quei giovani, di età compresa tra i 15 e i 34 anni, che non sono né studenti né lavoratori. 

In Italia, negli ultimi anni, questa categoria ha abbracciato oltre 2 milioni di giovani, anche se, seguendo i dati forniti dall’Istat, i numeri sembrano scendere. 

Nonostante ciò, l’Italia resta la prima in classifica a livello europeo per quanto riguarda il tasso di disoccupazione dei NEET, con una percentuale che ammonta al 23.8%, seguita da Grecia (20.7%) e Bulgaria (17.5%). 

Per abbattere questi numeri, il governo ha attuato delle misure di finanziamento e promozione dell’inserimento lavorativo di questa fascia della popolazione più colpita dalla disoccupazione.

I corsi di formazione: una panoramica Tirocini e corsi di formazione

Quando si parla di formazione professionale si distingue tra iniziale, continua e permanente. La formazione iniziale si rivolge ai giovani che si affacciano al mondo del lavoro per la prima volta; la formazione continua permette il miglioramento della qualifica professionale di ciascuno in base alle richieste del mercato del lavoro; la formazione permanente riguarda invece tutto il percorso della vita professionale del cittadino. 

In Italia, la formazione professionale e l’organizzazione dei corsi specifici è compito delle Regioni e delle Province, che periodicamente sono tenute a indire bandi pubblici, sfruttando fondi statali, regionali e provinciali, con il cofinanziamento del Fondo Sociale EuropeoTirocini e corsi di formazione

L’obiettivo di questi corsi è quello di favorire l’occupazione e promuovere una continua qualificazione e riqualificazione professionale dei lavoratori.

La riqualificazione si svolge tramite corsi di aggiornamento.

Roberta Celestino, impiegata di banca, ci racconta la sua esperienza.

Da quanti anni lavora in banca? E perché ha deciso di lavorare in questo settore?

Lavoro in banca da 32 anni. Negli anni ’80 si facevano ancora i concorsi per entrare in banca. Era un lavoro ben pagato, ambito e comodo, a quei tempi era molto gettonato. Dopo il concorso, se riuscivi a passarlo, dovevi seguire un mese di corso di formazione, con l’affiancamento di colleghi più esperti. In seguito si facevano tre mesi di prova e poi venivi inserito con un contratto a tempo indeterminato. È stata una fortuna entrare in banca.

Durante questi anni di servizio, ha partecipato a dei corsi di formazione?

Sì, diverse volte. Periodicamente, la banca è tenuta a organizzare corsi di aggiornamento con frequenza obbligatoria. Inoltre, sono disponibili altri corsi di formazione per abilitarsi a nuove mansioni. A esempio, durante il lockdown di marzo e aprile, ho seguito un corso per diventare assicuratore, fornito da Formazione Ivass, che mi ha permetto di acquisire delle nuove competenze. 

Questi corsi che ha seguito le hanno portato benefici sul piano lavorativo?

Non sempre. Un tempo i corsi di formazione venivano accompagnati da una formazione anche a livello pratico, seguita da colleghi più esperti che ti guidavano passo passo nelle operazioni. Adesso, i corsi sono principalmente online, con poca pratica. Insegnano e aiutano comunque a rimanere sempre aggiornati, ma risulta più difficile applicare quanto appreso alla pratica senza qualcuno che ti dica come fare. Sono troppo teorici.

In futuro spera di poterne fare altri?

In realtà, a essere sincera, no. Dopo 32 anni di carriera ho poca voglia di imparare cose nuove. I corsi di aggiornamento continuerò a farli, ma, a meno che non cambi qualche procedura in maniera radicale, non potrò considerarli interessanti e utili come avrei potuto considerare i corsi che frequentai all’inizio. E per quanto riguarda i corsi di formazione per nuove mansioni, penso li escluderò completamente in questi anni che mi mancano al pensionamento. Tirocini e corsi di formazione

In conclusione, i corsi di aggiornamento a cui i lavoratori sono tenuti a partecipare sarebbero più fruttuosi se somigliassero meno a sterili lezioni, in aula o online che sia, e più a dei tirocini pratici, come quelli di cui la signora Celestino ci ha parlato: colleghi più anziani ed esperti che affiancano i cosiddetti nuovi arrivati.

L’inserimento nel mondo del lavoro

Per quanto riguarda chi si affaccia per la prima volta al mondo lavorativo, come funziona?

Seppure diploma e laurea offrano tipi diversi di sbocchi professionali, il percorso che si segue dopo il conseguimento del titolo di studio risulta pressoché identico. Il tipo di contratto più gettonato in Italia è quello da tirocinante, che permette ai datori di lavoro alcune sostanziali agevolazioni. 

Il tirocinio consiste in un periodo di formazione attraverso il quale il tirocinante si orienta circa le proprie scelte professionali, arricchendo il proprio bagaglio di conoscenze con l’esperienza sul campo.

Esistono due tipi di tirocinio:

  • curriculare, incluso nei piani di studio delle università e degli istituti scolastici per permettere allo studente di acquisire ulteriori conoscenze tramite l’esperienza diretta, senza significare un inserimento nel mondo del lavoro; 
  • non curriculare, con lo scopo di indirizzare i giovani verso un percorso lavorativo in seguito alla conclusione degli studi

Il tirocinio non curriculare rappresenta però una lama a doppio taglio. Se da un lato, infatti, consente ad alcuni di cominciare una propria carriera, con un contratto a tempo determinato o indeterminato al termine del tirocinio, per molti giovani il contratto da tirocinante rappresenta una promessa che non verrà mantenuta. Tirocini e corsi di formazione

Tirocinante per sempre

Sono molti i datori di lavoro che per non pagare altre tasse, assumono ragazzi con contratto da tirocinante di durata semestrale e con paga a 500€, gonfiata da buoni basto o esigui rimborsi per le spese.

La gestione dei tirocini spetta, ancora una volta, alle Regioni che dovrebbero preoccuparsi di eseguire i controlli circa la validità dei contratti sottoscritti. Ma spesso questi controlli sono disattenti, se non del tutto assenti, e i datori di lavoro continuano indisturbati il loro riciclo di tirocinanti ogni sei mesi.

Ma come si attiva un tirocinio? Per rispondere a questa domanda ci viene incontro lo sportello online, realizzato dal governo, Cliclavoro 

Per realizzare un tirocinio formativo è necessaria una convenzione tra l’ente promotore (come ad esempio università, scuole superiori pubbliche e private, CPI, agenzie per l’impiego, centri pubblici di formazione professionale e/o orientamento) e il soggetto ospitante (azienda, studio professionale, cooperativa, enti pubblici etc.), corredata da un progetto formativo redatto dal soggetto ospitante e dal tirocinante dove sono stabiliti i rispettivi diritti e doveri. 

Dunque, un tirocinio dovrebbe essere un percorso garantito dalla Regione che permetta un inserimento nel mondo del lavoro e una formazione attiva, con lo scopo di accrescere le conoscenze del tirocinante. Il tirocinio dovrebbe avere come obiettivo finale l’assunzione del giovane. Ma non è sempre così.

Laura Puleio, disoccupata, ci parla della sua esperienza

Ho quasi 28 anni e sono laureata in Lingue e Culture Straniere all’Università degli Studi Roma Tre. Mi sono laureata nel luglio del 2017 e ho iniziato subito a cercare lavoro. Inizialmente mi sono limitata al mio campo di competenza, ossia le lingue e il turismo. Volevo sfruttare la mia laurea. Dopo alcuni insuccessi, ho deciso di ridimensionare le mie pretese professionali e nel marzo del 2018 ho trovato lavoro presso una gelateria. Sono stati mesi difficili, demoralizzanti. Il momento più emozionante di quella stagione fu quando un turista entrò in gelateria e mi chiese, in inglese, un cono con due gusti. 

Così, scaduto il contratto stagionale, ho ricominciato a cercare nel campo delle lingue e del turismo e finalmente, un anno dopo, ho ottenuto un posto da tirocinante presso Fat Tire Tours, un tour operator. Di questo tirocinio ho un ottimo ricordo, anche se non si è concluso con un’assunzione a causa di problemi di budget, a detta del manager. Ho lavorato con un team disponibile a insegnarmi e ho imparato moltissimo riguardo all’organizzazione e alla coordinazione delle guide e dei tour. Per di più, ho avuto modo di lavorare con un pubblico quasi esclusivamente straniero e di conseguenza di arricchire il mio bagaglio linguistico e professionale. Finito il tirocinio presso questo tour operator, un po’ più speranzosa di prima, ho lasciato altri curriculum. Stiamo parlando del gennaio 2020. Sono stata chiamata per un training presso un altro tour operator, che però non ha avuto seguito a causa del lockdown. 

Adesso, sinceramente, non mi aspetto di poter presto tornare a lavorare nell’ambito del turismo. Certo è che non ho più l’età per fare da tirocinante. Sono pronta per far vedere quanto ho già imparato, per metterlo in pratica e per crescere insieme a un team competente. 

Questa è solo una delle voci di un coro che sembra infinito. Tirocini, training, anche, come si è visto, a quasi 30 anni, quando si vorrebbe cominciare a pensare a costruirsi un proprio futuro e una propria strada. Quando si vorrebbe cominciare a sentire meno forse e più certezze. Tirocini e corsi di formazione

Tirocinio o non tirocinio, questo è il dilemma

Vi sono poi altre situazioni che si risolvono con il fantomatico lieto fine, ma sembra si tratti più di eccezione che di norma. Tommaso, diplomato l’anno scorso a un Liceo Linguistico romano, ci racconta di aver avuto la fortuna di trovare subito un impiego da tirocinante presso una tabaccheria che si è risolto poi nella firma di un contratto a tempo indeterminato. 

Questo percorso lineare dovrebbe rappresentare la prassi. Ogni giovane che decide di inserirsi nel mondo del lavoro dovrebbe vedersi assicurato un percorso formativo adeguato, che lo porti all’aquisizione delle competenze necessarie per il posto che andrà poi a ricoprire. I tirocini non dovrebbero più essere considerati dai datori di lavoro una scappatoia per pagare meno tasse, ma essere presi come occasioni per creare nuove generazioni di lavoratori preparati e attenti. 

Dal loro canto, i giovani non dovrebbero temere il tirocinio come fosse un mostro da cui fuggire, ma vederlo come un modo per trovare la propria strada in un mondo ricco di opportunità tutte da sfruttare. 

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