Donald Trump in bilico tra amore e odio: il caso del Presidente che in soli quattro anni ha modellato gli Stati Uniti d’America a sua immagine e somiglianza. Considerato un “candidato non ideale alla presidenza” ma anche il “salvatore della patria” lascerà la Casa Bianca dopo un solo mandato tra il rimpianto di molti e il sollievo di altri. Tra amore e odio: come Trump ha cambiato gli Stati Uniti Direttore responsabile: Claudio Palazzi
20 Gennaio 2021: Donald Trump lascerà la Casa Bianca mentre Joe Biden prenderà il suo posto.

Quella di Trump è stata la caduta di Icaro. Un continuo osare fino a quando le ali non si sono spezzate. All’inizio dell’anno aveva ancora una possibilità di ottenere il secondo mandato. Nonostante le scottanti questioni irrisolte e un diffuso malcontento, l’economia andava molto bene. Decisiva è stata la gestione della pandemia di COVID-19. Incapace di dare direttive unitarie ed efficaci contro la crisi economico-sociale che ne è scaturita, egli ha sottovalutato il parere degli esperti e ha passato il testimone ai singoli Stati.
Ed è arrivata una sconfitta che l’ego di Trump non riesce ad accettare. Barricato alla Casa Bianca, tra Tweets e partite di Golf, si è dimenticato che è ancora la massima autorità di una Nazione in crisi. Biden, non ancora in carica, è di fatto l’unico Presidente reperibile.

Media4tech di Claudio Palazzi

Mentre moltissimi elettori gli danno pieno appoggio, un numero altrettanto alto non lo ritiene un candidato ideale alla presidenza. Il suo carattere, secondo vari esperti un mix di comportamento anti-sociale, aggressività e narcisismo, aveva già destato timori nel 2016. Difficile definire i valori in cui Trump crede, considerate le sue parole e azioni. Alle intromissioni e divergenze di opinione ha risposto in modo violento e ha mentito per il proprio tornaconto. Scandali, divorzi, accuse di molestie sessuali e supporto all’aborto prima della presidenza, lo allontanano dai Repubblicani con cui pure si è schierato.

Se ha agito in consonanza con i loro ideali, legati alla fede cristiana e al modello della famiglia patriarcale, lo ha fatto solamente per inasprire le tensioni sociali. Inoltre, convincendo il GOP della minaccia rappresentata dai Democratici, ha interrotto il dialogo intenso ma costruttivo che è sempre esistito tra i due partiti. Una politica, la sua, dell’odio.

In politica estera Trump ha puntato sull’isolazionismo. Ha annullato il ruolo di grande potenza che gli USA giocavano a livello mondiale e ha distribuito l’immagine di un’America che può fallire.
Egli ha messo fine al TPP e al TTIP, rispettivamente gli accordi di libero scambio con i Paesi del Pacifico e con l’Europa.
Ha scelto un’economia protezionistica aumentando i dazi di importazione soprattutto ai danni della Cina, poi incolpata della diffusione del coronavirus. Il riavvicinamento con la Corea del Nord, invece, sembra una questione più formale che sostanziale.

È tornato su posizioni anti-iraniane ordinando l’uccisione del generale Soleimani, che molti hanno temuto sarebbe stato il principio della terza guerra mondiale.
Infine, seguendo il principio dell’America first, ha boicottato: l’OMS a cui incolpa la tendenza filo-cinese e a cui ha sospeso i fondi; l’Unesco perché considerato un organismo anti-israeliano; l’accordo di Parigi in quanto le norme ambientali penalizzerebbero le aziende americane.

In politica interna ha condotto gli USA sul punto di implodere. L’immagine ricorrente che i media hanno distribuito è quella di un Paese dilaniato dalle proteste. Dall’imponente “marcia delle donne” nel 2017 alle proteste LGBT fino al dirompente movimento BLM. In quest’ultima occasione, Trump ha addirittura preso le difese dei poliziotti colpevoli dell’assassinio di G. Floyd e B. Taylor.

Solo nell’ultimo anno abbiamo visto negozi saccheggiati, città sotto assedio, troppe dita su grilletti e scontri violenti tra la polizia e i civili; la West Coast che brucia per l’incuranza sui cambiamenti climatici; ma anche città deserte, ospedali assediati e migliaia di vite perdute.
Convinto che gli immigrati siano una minaccia per la sicurezza interna, ha organizzato espulsioni di massa. Ha poi violato i diritti umani deportando centinaia di messicani che sono stati separati dai figli. Ha inoltre proseguito la costruzione del “muro della vergogna” al confine con il Messico.

Tutto ciò definirà per sempre il carattere della “Trump Era”, finita tra sentimenti di rimpianto e di sollievo. Quattro anni in cui un uomo ha modellato un Paese a sua immagine e somiglianza. 

Dulcis in fundo, nel 2019 Trump è stato messo sotto impeachment per abuso di potere e ostruzionismo nei confronti del Congresso. È stato poi assolto dal Senato a maggioranza repubblicana.
In quattro anni è mancato qualunque sforzo teso ad un’analisi effettiva delle condizioni del Paese per pianificare un intervento responsabile. E infine, travolto dalle tensioni che egli stesso aveva generato, si è barricato alla Casa Bianca, allontanandosi dai cittadini che era stato chiamare a guidare.

Il suo categorico rifiuto di aver perso le presidenziali ha effetti molto gravi. Infatti, nelle condizioni di estrema polarizzazione in cui si trovano gli USA, ha convinto i suoi elettori che le elezioni siano state una frode. Distruggendo la fiducia nel sistema elettorale, sta minando dall’interno il funzionamento stesso della democrazia. Questo sarebbe l’ultimo regalo del “trumpismo”.

L’immagine degli USA oggi è molto distante da quella che ha dato vita al sogno americano.
Se il Presidente uscente ha indubbiamente dato forma a tutto ciò, è anche vero che egli ha inconsapevolmente generato una reazione di massa. Le migliaia di persone che hanno assediato le città lo hanno fatto in nome dei diritti inviolabili dell’uomo e della democrazia, principi fondanti degli Stati Uniti d’America. L’affluenza da record alle urne non ha fatto che dimostrare come il cambiamento fosse profondamente voluto da più parti.

Trump ha dimenticato che ciò che rende gli Stati Uniti quello che sono a livello materiale e simbolico è il mix di razze, lingue, religioni, culture e convinzioni di ogni persona che vi abita. E gli Americani hanno risposto alla sua politica dell’odio con l’amore per il proprio Paese. Il nuovo presidente eletto è Joe Biden, salutato come la nuova speranza americana.

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