Secondo una stima dell’ONU arrivano a quasi 5.000 le vittime del tifone Haiyan che ha colpito le Flippine e purtroppo il numero è destinato ad aumentare. La situazione è tragica per i sopravvissuti, soprattutto a Tacloban, la città più colpita, e gli aiuti stanno arrivando ma troppo lentamente rispetto a quanto ci sarebbe da fare e in fretta.

Il 7 novembre raffiche di vento accompagnate da piogge a circa 300 km orari si sono abbattute sull’arcipelago delle Filippine devastando numerose zone. Haiyan è stato registrato dagli scienziati come il tifone più potente della storia.  Grandi problematiche sono legate alla lentezza degli aiuti e delle operazioni di soccorso nonostante gli Stati Uniti, seguiti da Inghilterra, Cina e Giappone, si siano subito mossi inviando soldi, cibo e mezzi di soccorso specializzati per intervenire nelle zone più difficili. Anche l’Italia si sta muovendo : il viceministro degli Esteri ha comunicato che per ora il valore complessivo degli aiuti italiani è di circa un milione di euro.

A Roma il Vice Ministro Lapo Pistelli ha presieduto una riunione, indetta dal Ministro Bonino, a cui hanno partecipato tutti i principali operatori del settore dell’emergenza umanitaria per discutere sulle modalità d’azione per assicurare la migliore efficacia dei soccorsi a favore delle popolazioni filippine colpite dal tifone. Al termine di tale riunione Pistelli ha comunicato che sarebbero partiti in tempi brevi dei voli da Dubai e da Brindisi con a bordo tende, coperte, di acqua, cibo e un presidio medico avanzato.

Giornali, riviste, tv e internet parlano di quanto sta accadendo nelle Filippine e il coinvolgimento emotivo è veramente alto. Ci sentiamo in apprensione per quanto è successo e cerchiamo come possiamo di fare la nostra parte aiutando le associazioni umanitarie. E’ difficile non rimanere scossi e colpiti da una disgrazia del genere e nel momento in cui le vittime raggiungono queste cifre così esorbitanti il tutto sembra quasi paradossale.

Quando una popolazione si trova così in difficoltà ogni barriera sociale e politica crolla, soprattutto se il disastro è di tipo naturale; chi poteva prevedere una cosa del genere? Ci mettiamo subito nei panni di coloro che hanno subito tutto ciò e ci chiediamo cosa possiamo fare per aiutarli manifestando tutto il nostro dolore. E’ difficile non pensare inoltre a quante persone nel mondo muoiano perché vittime innocenti di un conflitto o perché appartenenti a zone degradate come quelle dei paesi in via di sviluppo. Purtroppo a volte serve il fatto di cronaca forte, lo sconvolgimento mondiale, per farci accorgere che oltre i confini del nostro paese c’è bisogno del nostro sostegno.

Tragedie come questa o come l’attentato dell’11 Settembre a New York rimangono impresse, mentre talvolta le vittime di una guerra, come ad esempio i siriani, sembrano più lontane da noi, come se quel tipo di dolore non ci appartenesse. Perche? Una risposta chiara e universale non esiste, perché su questioni del genere non si può generalizzare troppo, ma forse una ragione può risiedere nel fatto che sentiamo con alcune popolazioni una vicinanza, non geografica ma culturale, diversa e maggiore. Un’altra ipotesi potrebbe anche riguardare un discorso politico: quando si tratta di conflitti e di guerre le situazioni sono sempre molto delicate e si ha quasi paura di schierarsi da una parte o dall’altra ed entrano in gioco una serie di meccanismi che sono superiori a noi. Quando invece si tratta di vittime di disastri naturali ci si chiede “E se un domani capitasse anche a me? Se dovessi svegliarmi e tutto intorno a me essere distrutto?” e in noi scatta quel senso di paura e di disperazione per coloro che hanno subito i fatti senza potersi difendere.

Per quanto riguarda ciò che sta accadendo le filippine, purtroppo il numero delle vittime e dei dispersi aumenta ogni giorno di più e le condizioni di vita dei sopravvissuti sono veramente in bilico, soprattutto per la mancanza di elettricità e il diffondersi di malattie endemiche. Il piccolo contributo di ognuno è fondamentale, tanto che ora anche i social network si stanno dando da fare per diffondere il messaggio d’emergenza permettendo a ognuno di noi di fare la nostra parte.

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