È saltato dopo pochi giorni l’accordo tra il leader del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo e Guy Verhofstadt, presidente del gruppo europeista Alde (Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l’Europa), sostenuto in questi anni da figure come Mario Monti e Romano Prodi.

Il Movimento 5 stelle dal 2014 fa parte del gruppo euroscettico Efdd (Europa della Libertà e della Democrazia Diretta) da sempre contrario al centralismo burocratico dell’Unione e che si trova, quindi, in una posizione antagonistica rispetto all’Alde. Proprio l’evidente differenza tra le due posizioni ideologiche ha suscitato non poche polemiche sull’inaspettata e improvvisa svolta di Grillo, giunta con una votazione online sul suo blog che ha visto trionfare l’opzione del passaggio al gruppo Alde con il 78,5% di voti favorevoli.

Dopo l’esito della votazione, Grillo aveva scritto un post di addio a Nigel Farage, presidente del gruppo Efdd, ritendo il passaggio ormai cosa fatta. E invece, dopo una riunione dell’Ufficio di presidenza del gruppo ALDE, Verhofstadt ha annunciato la rinuncia all’alleanza con il Movimento 5 Stelle, decidendo di seguire quella che si è rivelata la maggioranza del gruppo.

Una bozza dell’accordo datata 4 gennaio, che circolava tra fonti interne al Parlamento europeo, era diventata consultabile sul web prima del fallimento dell’accordo e aveva fatto insorgere malumori non solo all’interno del gruppo Alde tra i liberali francesi e tedeschi ma anche tra i sostenitori dello stesso M5S.

Infatti, tra i diversi punti presenti nella bozza uno in particolare attira l’attenzione: la riforma della zona euro. Questa riforma prevedeva il mantenimento della moneta unica ma con una nuova governance e per il M5S sottoscrivere un accordo del genere significa rinunciare ad uno dei pilastri della propria campagna elettorale. Chi non ricorda la battaglia che Grillo e i suoi portano avanti da anni per indire un referendum sull’uscita dall’euro?

La rinuncia di Guy Verhofstadt all’ alleanza è stata interpretata da Grillo come una mossa dell’establishment per ostacolare l’azione rivoluzionaria del movimento mentre invece appare più come un tentativo da parte dell’ex premier belga di salvare la sua corsa a presidente del Parlamento europeo, visto il grande dissenso all’interno del suo gruppo. Nonostante la retromarcia la sua posizione sembra compromessa e lo stesso vale per Beppe Grillo.

Come interpretare questo accordo? Scelta politica o scelta tecnica?

I sostenitori dell’accordo all’interno del movimento hanno parlato di una scelta tecnica, non politica. Se l’accordo fosse andato in porto, il Movimento 5 Stelle avrebbe infatti mantenuto il proprio programma, avrebbe usato l’alleanza con l’Alde per garantirsi una piena autonomia e per evitare di finire nel dimenticatoio dei non-iscritti.  Ma, se è da considerare una scelta tecnica, non si può che vederla anche come una scelta opportunistica. Entrare nell’Alde infatti, avrebbe significato per il M5S più fondi e probabilmente più incarichi.

Un “attaccamento alla poltrona” oltre ogni ideologia e programma politico? Strano per un movimento che è nato come opposizione assoluta al potere, come voce del popolo. Dopo questo episodio, ennesimo insuccesso mediatico dei 5Stelle, sembra che il movimento si stia sempre più allontanando dalla matrice che l’ha generato, dal fine ultimo per cui è nato, dalle idee che più lo hanno caratterizzato in questi anni e dal popolo che tanto lo ha sostenuto e continua a sostenerlo. Forse il peso dell’inesperienza e della disorganizzazione inizia a farsi sentire o forse ci troviamo in una fase di stallo in cui c’è bisogno di un cambiamento all’interno del movimento per superare tutte le spaccature.

Quello che ormai è certo è che questa parentesi europeista del M5S sembra essersi chiusa. Grillo infatti ha annunciato la permanenza del movimento all’interno del gruppo Efdd di Farage dopo alcuni accordi che prevedono, tra le altre cose, il rilancio del referendum sull’euro e la rinuncia alla vicepresidenza.

Terry Longobardi

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