La serenissima, La Regina dell’Adriatico o semplicemente Venezia.

Questa è il nome attribuito a una delle città più famose, non soltanto italiane, ma anche nel mondo.

Città che ha una storia secolare alle spalle, da maggior porto commerciale, grande potenza coloniale e in fine uno degli Stati più influenti dell’epoca rinascimentale.

Con i suoi canali e la sua architettura unica è diventata meta di viaggio per turistici e appassionati d’arte.

Dal 1987 è inserita nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, con il quale l’organizzazione si è impegnata a proteggere Venezia e preservarla per permettere la trasmissione di tale patrimonio alle generazioni future

Una missione che sta diventando sempre più difficile date le circostanze create dagli effetti dei cambiamenti climatici, i quali sembrano esser più “efficaci” sulla città lagunare.

Cosa sta accadendo a Venezia?

Sono anni che sentiamo parlare degli effetti del cambiamento climatico, ma mai si riesce a realizzare concretamente il loro impatto e spesso sono visti come fenomeni che avranno un impatto soltanto in un futuro lontano.

Bisogna sfatare questo immaginario e renderci conto che il cambiamento climatico e i suoi risvolti negativi stanno modificando il mondo come lo conosciamo, e Venezia è soltanto la prima tra le città che ne soffriranno.

La città lagunare è sempre stata famosa per le sue inondazioni periodiche, però da alcuni anni a questa parte abbiamo iniziato ad assistere a delle inondazioni anomali causate dall’effetto dell’innalzamento del livello del mare attraverso la fusione dei ghiacciai presenti sulla piattaforma continentale (Groenlandia e sull’Antartide).

Nel novembre del 2019 sono stati registrati livelli record, ossia 187 cm. Un valore della marea che superò persino quella del 4 novembre 1966.

La risposta alla crisi climatica

Dopo l’emanazione della legge del 1973, che dichiarava la salvaguardia di Venezia e della sua laguna, nel corso degli anni Ottanta si arriverò alla fase di progettazione del sistema MOSE, che vedrà l’inizio della sua costruzione solo nel 2003, dopo la sua approvazione nel 2002.

Esso è un sistema di prevenzione e di blocco degli effetti catastrofici delle ultime maree che hanno colpito Venezia. Tramite un sistema di paratoie poste sul fondale lagunare, in caso di alta marea, viene immessa dell’aria in esse che le porta ad attivarsi e a sollevarsi, creando così una barriera che comunque non impedisce il ricambio dell’acqua tra la laguna e il mare.

Nel luglio del 2020 è stato eseguito il primo test completo, il quale ha avuto un risvolto più che positivo.

Tuttavia, da quanto risulta dalle ultime analisi della comunità scientifica, la città veneta non si può classificare fuori pericolo a causa della continua degradazione della componente ambientale.

Di conseguenza, opere di protezione come il MOSE possono garantire solo una sicurezza nel breve periodo se non si dovesse intervenire nell’immediato per prevenire un peggioramento della situazione.

L’arte come lotta al cambiamento climatico

Non sono mancate nel corso degli ultimi anni vere e proprie propagande a livello nazionale e internazionale per la lotta al cambiamento climatico e per riuscire ad arrivare alle nuove generazioni.

Anche la città di Venezia si sta muovendo per diffondere le informazioni riguardo l’imminente pericolo e il triste futuro che spetterà alla città lagunare se non ci sarà un intervento tempestivo; e quale modo se non l’arte, la quale contrassegna la città e la storia italiana.

Infatti, sono diversi anni che Venezia ospita tra i suoi canali diverse istallazioni di artisti noti a livello globale, i cui messaggi celati vertono tutti verso un incoraggiamento alla solidarietà e all’unione per lottare uno dei più grandi pericoli che l’umanità abbia mai affrontato, e per evitare che esso possa compromettere una delle tante eredità che la storia ci ha tramandato.

In occasione della 57esima Biennale di Venezia del 2017, Lorenzo Quinn, visual artist di origini italiane, ha istallato tra le acque del Canal Grande due “Giant hands” le quali simboleggiano il sostegno dato alla città.

Il titolo dell’opera è proprio “Support”, per richiamare a questo metaforico supporto nei confronti di Venezia, ormai sotto attacco dalle conseguenze del riscaldamento globale

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