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 Nel cuore della città eterna si trova una delle più emblematiche fusioni tra la raffinatezza dell’arte e la bellezza della natura incontaminata. Si tratta della singolare Villa Borghese. A pochi passi del centro storico, copre almeno 80 ettari del territorio romano. I boschetti secolari e i giardini medievali sono abbelliti da eleganti strutture neoclassiche e ottocentesche. Villa Borghese Direttore responsabile: Claudio Palazzi

Alcune di queste sono le numerose fontane e sculture monumentali presenti nell’intera area. Non dimentichiamo però gli importanti edifici che giacciono all’interno. Tra accademie, musei, teatri e cinema all’aperto abbiamo la prestigiosa Galleria Borghese, antica residenza dei legittimi committenti, la famiglia Borghese.

Il parco conta con un’ottima serie di servizi di ristorazione e attività di svago come il famoso trenino di Villa borghese consigliato particolarmente per le famiglie e per i più piccoli. Inoltre è il luogo giusto per fare jogging, fare lunghe passeggiate romantiche o semplicemente per rilassarsi in mezzo alle meravigliose viste panoramiche. 

Descrizione

Con la sua caratteristica forma di cuore, gli 80 ettari del territorio di Villa Borghese contengono almeno 40 fontane, 20 edifici, 18 monumenti, innumerevoli monumenti e 5 musei.

 

Il parco ha a disposizione 9 ingressi. I più frequentati sono quello di Porta Pinciana, la scalinata di Trinità dei Monti, le rampe del Pincio a Piazza del Popolo e l’ingresso monumentale a Piazzale Flaminio.

In origine era diviso in tre “recinti” delimitati da murature e accessibili mediante portali. Il primo corrispondeva al giardino alle dipendenze della Galeria Borghese, il secondo al Parco dei Daini; il terzo, chiamato Barco e destinato alla caccia, comprendeva tutta l’area di Piazza di Siena sino al Bioparco.

Il parco vanta di  specie di sempreverdi, tra cui lecci, platani , pini domestici, pini domestici, abeti, cedri; tra gli arbusti, invece, sono comuni l’alloro e il bosso. Nei secoli il parco non ha rappresentato solo la perfetta scenografia per opere di celebri artisti del passato. Lo splendore del romanticismo e l’armonia delle sue vie continuano ancora oggi a ispirare arie musicali e numerosi romanzi.

Ad ogni edifico una storia

I “Borghese”, una dinastia d’arte – 1600

Da quello che sappiamo, la famiglia senese dei Borghese possedeva il territorio già nel 1500. Attorno al XVII secolo viene eredato dal cardinale Scipione Caffarelli Borghese, nipote di papa Paolo V. Egli decide di costruire una lussuosa dimora che rappresentasse la grandezza della sua famiglia. Completata solo nel 1633, venne chiamata Casa Nobile prende al giorno d’oggi il nome di Galleria Borghese. Grazie alla prestigiosa collezione di opere d’arte che il cardinale lasciò al suo interno, è diventata un importante museo della capitale. Si possono ammirare dipinti di Caravaggio, Bronzino, Raffaello, Rubens e Tiziano. Sculture del Bernini, De Chirico, Warhol, Severini, Rivers, solo per citarne alcuni.

La costruzione avvenne grazie a importanti architetti come Giovanni Vasanzio e Flaminio Ponzio, e a giardinieri come Domenico Savino e Giovanni Fontana che crearono attorno alla villa uno straordinario mondo bucolico di pini, sculture(oggi rimpiazzate da copie) e giochi d’acqua. 

Il progetto della villa Seicentesca prevedeva tre recinti indipendenti tra loro che delimitavano diversi giardini: il “Giardino boschereccio”; il “Giardino delle prospettive”, disseminato di opere d’arte antiche; il parco, dalla vegetazione selvaggia e lussureggiante.

Parco dei Daini 

Dietro ai Giardini Segreti di Galleria Borghese abbiamo un altro dei capolavori di Scipione Borghese. Si tratta del Parco dei Daini. Il nome deriva dalla presenza di numerosi daini e gazzelle nella zona nell’Ottocento. Era una riserva privata del principe cinto dai Termini, opere di Pietro e Gian Lorenzo Bernini. Era anche chiamato il Giardino della Prospettiva per  la “Parete prospettica” presente nel recinto. Alcune delle specie degli alberi presenti nel Giardino sono il Leccio, Alloro, Pioppo nero, Eucalipto, Quercia rossa, Bagolaro, Pino domestico, Cipresso comune e l’Ulivo. Dopo un lungo periodo di abbandono, tra il 1906 e il 1913 è diventato un campo da gioco per le partite di calcio della Lazio.

Entrando al Parco dei Daini non è possibile non notare la maestosa struttura del Serbatoio di Acqua Marcia. Ecco perché ne parleremo prima anche se è una costruzione del Novecento. All’epoca l’espansione dei quartieri signorili a Nord della villa, come il quartiere Sebastiani e il quartiere Salario, necessitava di un nuovo serbatoio dell’Acqua Marcia per il rifornimento idrico. Il Serbatoio venne costruito su progetto di Raffaele DeVico dopo un difficle concorso pubblico. La costruzione è un “trompe l’oeil” che maschera il grande serbatoio con le forme di un tempietto eclettico a base quadrata e a due piani. 

L’Uccelliera 

Il padiglione dell’Uccelliera viene realizzato insieme al Casino nobile, a completamento del primo complesso dei Giardini Segreti. Gli archivi attestano che nel 1616 erano custoditi uccelli rari e pregiati. Potevano essere osservati dai visitatori sia dalla galleria a volta tra le due voliere che dalle grandi finestre. Gli interni sono decorati da affreschi con motivi agresti, pergole, festoni e uccelli. Al centro delle due sale, tra le gabbie, erano collocate due fontanelle circolari per dissetare i volatili. I due prospetti sono riccamente decorati da stucchi, rilievi antichi, festoni, nicchie ovali con busti e motivi araldici dei Borghese.

Grotta dei vini 

Costruzione meno conosciuta ma al quanto importante è la grotta dei vini. Immersa nella vegetazione delle Fontane Oscure, si trova a ridosso di Via Pinciana. La loggia è una raffinata costruzione a pianta ovale costruita sopra la grotta. L’utilizzavano per la conservazione dei vini ed era collegata alla Casa Nobile da un percorso sotterraneo. Inoltre era ideale riunioni e feste conviviali. Flaminio Ponzio la costruisce nel 1618. All’interno della volta vi sono affreschi, poco visibili tra festoni di stucco. Raffigurano il convito degli dei di Archita Ricci. Al centro veniva collocato un grande tavolo rettangolare in marmo, con fori riempiti d’acqua per rinfrescare il vino.

Teatro delle prospettive 

Il parco dei Daini viene separato dal barco, cioè la zona di caccia, dalla parete prospettica. La composizione architettonica del 1619 è attribuita a Girolamo Rainaldi. La parete centrale della prospettiva del teatro era originalmente ornata da nicchie con busti e statue, numerosi rilievi scultorei ed iscrizioni. Tra queste, l’emblema dell’accoglienza Borghese, la lapide dell’ospitabilità della Villa. Invitava i visitatori a godere liberamente delle delizie dei luoghi e ad averne cura. Attraverso le grate delle grandi finestre aperte nella parete era possibile ammirare la campagna circostante. Anche le due pareti di levante e di tramontana, situate nelle vicinanze, presentavano ricche decorazioni scultoree. Gran parte delle decorazioni rimaste della parete sono copie in cemento.

La Meridiana 

Il padiglione della Meridiana viene realizzato da Carlo Rainaldi nel 1688. Viene costruita dove prima giaceva di un modesto edificio rustico per l’allevamento di polli. Richiama il prospetto verso il giardino interno. La “seconda uccelliera” è caratterizzata da un orologio solare e da numerose decorazioni in marmo e stucco. Un grande portale immette in una galleria centrale con pareti affrescate e con pavimento a mosaico. Attualmente l’edificio è sede di uffici comunali.

Mostra dell’acqua felice

Realizzato nel 1611 e restaurato nel Settecento l’acquedotto della “Mostra dell’Acqua felice” (o aqua felix) è un progetto dell’architetto Giovanni Fontana. Si trova all’inizio di Viale Pietro Canonica ed è visibile solo una parte dell’impianto originario. La struttura comprende un’ampia parete architettonica. Sul frontone compare la figura di un leone con le zampe protese a fermare una preda. Al centro della parete emerge il rilievo di un sarcogafo rettangolare, raffigurante una scena di caccia al leone. Lateralmente sono collocate quattro lesene addossate a parete con i relativi capitelli di ordine dorico. Infine nella parte inferiore sono inserite due fontanelle sormontate da aggregazioni a forma circolare e addossate alla parete. L’acqua che sgorga viene raccolta in una vaschetta semicircolare a forma di conchiglia e successivamente va a depositarsi in una vaschetta più grande posta alla base della parete.

Museo di Pietro Canonica

Vicino a Piazza di Siena abbiamo la casa-museo dell’artista Pietro Canonica. Nel XVII secolo l’edificio appariva citato sulla mappa come “Gallinaro”. Infatti in esso si allevavano struzzi, pavoni e anatre della famiglia Borghese. Le mura di cinta in stile medievale si devono a Antonio Asprucci, mentre che le otto cariatidi sopra le finestre e le porte sono inserite da Felice Gianni nel 1793. L’edificio ridotto in stato di abbandono viene ceduto a Pietro Canonica nel 1926, che trasforma le stalle in gallerie d’arte. Dopo la morte dell’artista la moglie dona la casa al comune di Roma.

Ad accogliere i visitatori all’esterno le due statue. Il monumento all’Umile Eroe, del 1940, e quello all’Alpino, del 1957.

L’Umile Eroe è probabilmente l’unico monumento dedicato ad un mulo. L’opera ricorda Scudela. Un mulo che faceva servizio sulle Alpi durante la Prima Guerra Mondiale, insignito della medaglia d’oro al valor militare. Era il più resistente e coraggioso dei muli di una batteria di montagna che combatteva sulle Alpi nel 1915-18. Ogni giorno, per anni, il fedele compagno aveva portato sulla groppa il suo alpino per gli aspri sentieri di montagna. Una mattina, durante un durissimo scontro, la batteria fu costretta alla ritirata. Scudella e il suo compagno umano vennero dati per dispersi. 

L’eleganza di Marcantonio IV – 1700

A partire del 1763, Marcantonio IV Borghese occupa gran parte del suo capitale nella collezione di famiglia trascurata dal padre. Inoltre esaurisce anche il ricco patrimonio della moglie, la principessa Anna Maria Salviati. Patrocina nuovi artisti e si dedica al completo rinnovo di Villa Borghese.

Chiesa Santa Maria Immacolata 

Decide di riedificare la parte posteriore della Casina di Raffaello costruita da Scipione Borghese come abitazione del guardarobiere della Villa. Affida a Mario Asprucci la costruzione della Chiesa di Santa Maria Immacolata.

Il Giardino del Lago

Nel 1700 Marcantonio IV Borghese costruisce il famoso “giardino del Lago”, uno dei luoghi più affascinanti e più idillici del parco. Lo splendido giardino all’inglese è ricco di piante esotiche e caratterizzato da un grande lago. Al centro di esso troviamo un isolotto artificiale sul quale giace il Tempio di Esculapio.

Il tempio, in stile neoclassico, presenta 4 colonne ioniche davanti alla cella. Sulla trabeazione reca la scritta in greco «Ασκληπιωι Σωτηρι» (Asclepioi Soteri) che significa “dedicato ad Esculapio Salvatore”. Sul timpano triangolare un bassorilievo raffigura l’arrivo del dio a Roma.

La statua del dio della medicina è all’interno dell’edicoletta, dietro il portico.

L’isolotto è raggiungibile dalla terraferma tramite un pontile in legno con ringhiere in acciaio chiuso al pubblico.

Fontana dei Cavalli Marini

Risale a quest’epoca la costruzione della fontana dei cavalli Marini, situata nella piazza omonima. Viene collocata al posto della fontana del Mascherone o della Vela, distrutta insieme ai muri interni che delimitavano i tre recinti in cui era diviso il parco. Il Principe Borghese dà addirittura un cammeo antico agli architetti per copiare l’antica fontana. I cavalli sono di Luigi Salimei, ma le code e le ali si devono a Antonio Isopi che realizzò anche il sostegno centrale. La vasca è di Giovanni Antonio Bertè.

Casina dell’orologio

Sorta nei pressi di Piazza di Siena. Anticamente la casina veniva utilizzata dal giardiniere come abitazione. Antonio Asprucci vi aggiunse un porticato ed una torretta fornita di orologio.

In seguito il principe borghese volle farne un museo con il materiale di scavo proveniente dall’antica città di Gabii che si trovava in una delle sue tenute. Il museo viene smantellato nel 1807 e il materiale che vi era esposto venne trasferito al Museo del Louvre. Per anni è stata la sede del Servizio Giardini del Comune di Roma.

La Casina dell’Orologio è anche un bar ristorante al Pincio attivo dal 1922.

Aranciera – Museo di Carlo Bilotti 

A differenza di quello che si pensa la costruzione era già presente prima che i Borghesi prendessero possesso della villa.

Nel 1600 l’edificio si presentava a due piani con torretta, logge coperte, un cortile quadrato dipinto a figure e paesi a graffito e colorati ed al centro del cortile una fontana a forma di navicella. In seguito alle modifiche del cardinale Borghese il palazzo sembra quasi irriconoscibile rispetto  all’aspetto originario. Alla fine del Settecento viene ampliato e decorato da Marcantonio IV Borghese insieme alla sistemazione del “Giardino del Lago”. Viene utilizzato per feste ed eventi mondani ed era noto come “Casino dei giuochi d’acqua”, per la presenza di fontane e ninfei in stile barocco. Vari artisti tra cui Cristoforo Unterperger e Giuseppe Cades affrescarono le pareti interne nel 1776.

Nel 1849 venne distrutto e delle sale affrescate ne rimangono solo dei miseri resti. Fu in seguito ricostruito in forme modificate e senza decorazioni, per ospitare le piante di agrumi durante l’inverno, funzione dalla quale deriva l’attuale nome. Il Comune di Roma lo ha trasformato in un museo dedicato a Carlo Bilotti in cui sono custodite le opere del pittore metafisico Giorgio De Chirico. 

Tempio di Antonino e Faustina 

Fa parte del progetto di rinnovamento voluto da Marcantonio Borghese. Venne disegnato da Cristoforo Unterperger nel 1792. E’ composto da frammenti di architetture antiche provenienti dal Foro Romano, accostati a parti moderne a fingere una rovina, secondo la moda dei giardini all’inglese. Dietro il prospetto, su un piedistallo, è la statua antica di Faustina, moglie dell’Imperatore Antonino Pio. Ai lati ci sono due are con le copie delle iscrizioni greche e della versione metrica latina che decoravano l’ingresso della villa di Erode Attico alla Caffarella.

Portico dei leoni

Situato all’incrocio tra Viale Fiorello della Guarda e Via Pietro Canonica, l’edificazione del portico dei leoni comprende due fasi. Alla fine del Settecento con Antonio Asprucci e completato da Luigi Canina ai primi dell’Ottocento.

Il complesso è costituito da una vasca ovale a bordo liscio a fior di terra. Da questa si eleva uno zampillo che fuoriesce da una piccolissima rocaille. Dietro alla vasca è presente un edificio che fa da quinta architettonica. La costruzione è ad un solo piano, rettangolare. Con due lievi aggetti nelle parti laterali ed una cornice orizzontale che delimita un parapetto superiore. Un portichetto a tre fornici costituiti da arcate a tutto sesto si innestano lateralmente sul muro mentre al centro sono sorrette da due slanciate colonne a fusto liscio su base semplice. Completano la scenografia quattro leonesse accucciate su piedistalli rettangolari. Si formano così tre rampe in asse con le tre campate del portichetto.

Le stravaganze dei Borghese-Bonaparte – 1800

Piazza di Siena

La Piazza di Siena nasce per iniziativa di Marcantonio IV per ricordare l’origine della sua famiglia, la città di Siena. Il nome doveva richiamare la Piazza del Campo in cui dal medioevo si tiene il noto Palio di Siena. L’opera viene terminata dopo la sua morte dal figlio, Camillo Borghese. La fontana dei pupazzi adiacente alla piazza ha sostituito, alla fine del ‘700, una precedente seicentesca con cavalli marini. Il catino di granito viene dalla fontana del Narciso, un tempo collocata nel giardino posteriore del Casino Nobile.

Camillo sposa Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone. Portano avanti una vita di eccentricità e fastosità con grandiosi spettacoli e feste popolari. Canti e balli vengono testimoniati in quadri e incisioni dell’epoca tra cui la scultura di Paolina Borghese, nuda nelle vesti di Venere vincitrice.

Tempio di Diana

Costruito dal padre Marcantonio, il tempio di Diana è un’altra delle delicatezze artistiche del parco. Si tratta di un piccolo tempio a forma circolare sempre in stile neoclassico. In origine sul basamento di marmo caristio(ancora presente) giaceva la statua a grandezza naturale di marmo lunense di Diana di Gabi. La dea della caccia vestita in talare e peplo procinta a estrarre una freccia dalla propria faretra.

A causa delle difficoltà economiche e dalla sua separazione con Paolina, Camillo fu costretto da Napoleone a vendere 344 opere della collezione Borghese alla Francia. Tra queste la statua di Diana che oggi possiamo ammirare nel Museo del Louvre.  

Nel XIX secolo, a causa delle esorbitanti spese sostenute dal principe Camillo l’ingresso al parco diventa per la prima volta a pagamento.

Casale Cenci Giustiniani

Molte volte ignorata è la vecchia Casina Giustiniani. Sita a Via David Lubin, viene costruita tra la fine del ‘400 e i primi del ‘500. La Casina, assieme ai terreni che la circondavano, è passata in affitto da inquilino a inquilino. Si dice che Mastro Nocciolus fabbro a S.Eustachio, ne pagava due barili di mosto di vino. Nel 1592 i Giustiniani comprano alle Monache, allora proprietarie, tutte le vigne e gli edifici che allora esistevano nell’area. Né fecero una villa bellissima, piena di statue e ruderi romani. La casa fa parte degli Orti Giustiniani, vigna del marchese Giustiniani, acquistati dai Borghese nel 1820. La risistemazione viene affidata all’Architetto Luigi Canina che la trasformò in quella che noi vediamo oggi. Dagli anni ’60 diventa un punto di incontro degli Artisti romani, e centro culturale e di diffusione dell’Arte contemporanea.

Obelisco di Antinoo

L’Obelisco sorge sul Colle Pincio a piazza Bucarest. L’altezza con il basamento è di 17.26 metri. Voluto da Adriano per commemorare il suo amico Antinoo,  annegato nel Nilo durante il viaggio di ritorno dall’Egitto. Adriano ha uno grande interesse per l’Egitto e per i suoi monumenti fa incidere su questo obelisco i geroglifici che narrano la triste storia dell’amico. Nel III secolo d.C. il monolito è trasferito nel Circo Variano. L’obelisco crollò durante il Medioevo, ma la sua memoria rimase sempre viva. Fu riedificato ma infine rinvenuto rotto in tre pezzi nel 1589 fuori dell’attuale Porta Maggiore, fuori delle mura aureliane.

Nel 1570 il Circo e l’area intorno erano di proprietà dei fratelli Saccocci scavarono ed estrassero i 3 frammenti dell’obelisco su Viale Casilina. Questi orti dove giaceva l’obelisco, passarono di mano a vari proprietari, tra cui i Barberini e tra questi, Papa Urbano VIII che voleva farlo erigere dal Bernini nei suoi giardini. Nel 1822 per volere di papa Pio VII l’obelisco è innalzato nel piazzale del viale dell’Obelisco dove ancora oggi possiamo ammirarlo.

Arco di Settimio Severo

L’Arco di Settimio Severo è realizzato nel 1827 da Luigi Canina. Situato dietro al Giardino del Lago indicava l’ingresso verso i nuovi terreni di Piazzale Flaminio e Villa Giulia.

Nella realizzazione del portale, Canina si ispira all’arco trionfale di Tito nel Foro Romano. Nella sommità giace la statua dell’imperatore Settimio Severo.

Propilei egizi 

Ad ambi lati della via principale che unisce Porta Pinciana con Piazza del Popolo ci sono i propilei egizi. Vengono costruiti nel 1827 in stile egizio secondo il gusto eclettico di Camillo. Nel 1938 parte dei Propilei sono stati demoliti per consentire l’ampliamento della sede stradale. La sua realizzazione si deve a Luigi Canina.

Si tratta di un monumentale portico colonnato e turrito come l’ingresso di un tempio di colore rossastro ad imitazione del granito di Aswan. Il complesso è affiancato da due obelischi gemelli in stile egizio a sentinella della villa.

Casina delle Rose – Casa del cinema 

La Casina delle Rose fa parte di Villa Manfroni, i Borghese l’acquistano nel 1833 e fanno restaurare da Luigi Canina. Usata inizialmente come trattoria, è famosa per aver ospitato Giuseppe Gioacchino Belli. Il poeta volle celebrare quel momento con la frase «Viva er core der prèncipe Borghese». Bombardata nel 1849 viene riedificata e destinata ad abitazione di inservienti, magazzini e stalla per le vacche, che pascolavano liberamente nei dintorni. Il 18 settembre 2004 viene trasformata nella Casa del Cinema. Attualmente è gestita da Zètema, società municipale specializzata in particolare in servizi per i musei. Oltre a offrire serate di cinema, l’edificio conta con un’area di ristorazione.

Fontana del Fiocco o di Esculapio 

Luigi Canina la costruisce nel 1834, su commissione della famiglia Borghese. Sulla parte più alta del complesso roccioso, che forma due bacini ed una piccola galleria, svetta un arco trionfale ad un solo fornice. Sulla sommità è posta un’aquila, simbolo araldico della famiglia Borghese. All’interno del fornice è situata la statua di Esculapio, il dio della medicina, con i suoi simboli, il sistro ed il serpente. Ai due lati esterni dell’arco sono situate invece due statue. Dinanzi all’arco trionfale si eleva una coppa circolare a bordo svasato, al centro della quale fuoriesce uno zampillo d’acqua.

Francesco Borghese, l’ultimo mecenate artistico

Dopo la separazione tra Camillo Borghese e Paola Bonaparte, il Principe lascia Roma. Gli ulteriori abbellimenti vennero continuati dal fratello Francesco Borghese.

Edicola della Musa

Il nuovo mecenate acquista l’area di Villa Manfroni. Lì decide di far costruire l’edicola della Musa nel 1834. All’interno dell’edicola è collocata una statua muliebre rappresentante una musa e ai lati venivano collocate due statue femminili, oggi scomparse.

L’unità d’Italia – 1900 a oggi

Le feste a casa Borghese durarono a lungo finché i cannoni francesi bombardarono la villa nel 1849. Grazie alla particolare ospitalità che ha caratterizzato la famiglia Borghese il popolo intervenne pubblicamente per evitare la spartizione del territorio. L’intera proprietà venne acquistata nel 1901 dallo Stato Italiano e ceduta successivamente al Comune di Roma. Nella sua estensione la villa rimase intatta, tranne che per alcune minime caratteristiche come alcuni monumenti, arredi e l’asfalto delle strade.

La restaurazione continua 

Sin dal 1904 vengono fatti numerosi lavori di restaurazione, rinnovo e abbellimento. Sono stati collocati numerosi monumenti commemorativi in marmo lungo le vie della villa, al giorno d’oggi sono sostituiti da copie. L’area del Colle del Pincio viene particolarmente modificata. Vennero erette nuove costruzioni e diffusi i busti e sculture celebrative di famosi personaggi storici e letterati Italiani e stranieri.

Nello stesso anno inaugurano il monumento dedicato al grande scrittore e poeta Johan Wolfgang von Goethe. Grande ammiratore dell’Italia e delle sue bellezze intraprese un viaggio a Roma nel 1786. La statua a Villa Borghese viene realizzata in marmo di Carrara dallo scultore Valentino Casali. L’imperatore Guglielmo II imperatore della Germania e re di Prussia commissiona l’opera e la offre all’allora sindaco di Roma Prospero Colonna. In segno dell’amicizia che legava il popolo italiano a quello tedesco e in ricordo dell’ospitalità che Roma aveva offerto al poeta. Il poeta tiene in mano un taccuino a ricordo delle opere scritte proprio a villa Borghese quali “Elegie Romane” e “Ifigenia”.

Un altro dei monumenti importanti si trova nel piazzale Victor Hugo. Si tratta del monumento a Victor Hugo. Viene realizzato nel 1905 dallo scultore Lucien Pallez. Raffigura il popolare scrittore su un basamento in travertino dove è scolpito un brano del discorso pronunciato il 18 giugno 1860 a Fersey per i Mille di Giuseppe Gari­baldi. Donato dalla Lega franco-italiana fu inaugurato nel 1905.

Orologio ad acqua del Pincio 

Passeggiando tra i giardini de Pincio troviamo il famoso orologio ad acqua. Parliamo di un idrocronometro, un orologio che funziona con la sola forza dell’acqua. Giovanni Battista Embriaco, un frate domenicano ligure, lo realizza nel 1867. Embriaco una forte passione per la meccanica e gli orologi. Collocato al centro di un laghetto artificiale, utilizza la forza idraulica per muovere i suoi ingranaggi.

Posto su una roccia artificiale, l’orologio con quattro quadranti, uno per lato, raggiunge l’altezza di quattro metri e sfrutta un sistema di contrappesi costituito da una vaschetta oscillante che, attraverso la forza idraulica, muove il pendolo e le lancette.

Solo nel 1873 viene deciso di collocare l’orologio in Villa Borghese. L’ambientazione fu curata da Gioacchino Ersoch. Lo inserì in una piccola torre situata in un isolotto al centro di un laghetto con decorazioni lignee in stile rurale che ricorda la foresta.

L’edicola del Dace 

Realizzata nei primi anni del ‘900 l’edicola si trova nel Parco de Daini. A quel tempo la villa era oggetto di interventi “episodici”, non coordinati da un progetto unitario.

All’interno vi è un’ara funeraria del II secolo d.C. con i busti dei due defunti ed un acroterio adorno di ramoscelli.

Sull’ara è poggiata una statua in marmo di età traianea raffigurante un Dace prigioniero.

Villa Lubin 

Pompeo Passerini e Raffaele De Vico progettano e realizzano Villa Lubin tra il 1906-1908. Doveva inizialmente ospitare l’Istituto Internazionale di Agricoltura(IIA), precursore dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura(FAO), voluta da David Lubin. L’edificio è composto da un corpo centrale e due ali laterali aggettanti. Vi si accede da una scalinata che immette in un vasto atrio porticato. Presenta ricche decorazioni interne ed esterne. Nel 1934 venne realizzato nel piazzale attiguo un piccolo padiglione destinato ad ospitare la Biblioteca. Dal 1952 al 1960 il piccolo padiglione fu sede dell’Istituto per l’Oriente e del connesso Centro delle Relazioni Italo-Arabe. Dopo il trasferimento dell’IIA presso la FAO, l’edificio ridivenne di proprietà del Governo Italiano, il quale lo designò quale sede del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL) il 20 febbraio 1958.

Il Bioparco

Agli albori del 1900 Villa Borghese entra in possesso dello Stato italiano. Viene aperta al pubblico e particolarmente ai bambini. Con questo obiettivo creano un piccolo zoo nella zona nord con esemplari di animali provenienti dalle colonie in Eritrea. La sua concezione è dovuta inizialmente ad una Società Anonima presieduta dal barone Giorgio Sonnino. Lo zoo aveva una superficie di circa 12 ettari e venne costruito nella parte settentrionale della Villa. L’ingresso monumentale fu progettato da Armando Brasini.

Nel 1933, l’architetto Raffaele De Vico inizia a lavorare in nuove zone, destinate a due attrazioni principali. Si tratta di una grande voliera e un rettilario terminati nel 1935 costruiti al di fuori dello zoo.

Fontana ovale o del Peschiera 

La Fontana Ovale detta anche del Peschiera sita in viale Fiorello La Guardia è un grande bacino incassato nel terreno realizzato nel 1908 nella vallata creatasi, al lato del viale delle Magnolie, quando fu realizzato il collegamento con il Pincio.

Maestose costruzioni contemporanee

Alcuni dei grandiosi edifici dei giardini di villa Borghese, soprattutto su Viale delle Belle Arti, sono stati costruiti in occasione della Esposizione Internazionale tenutasi a Roma nel 1911 per festeggiare il primo cinquantenario dell’Unità d’Italia. La maestosa Galleria nazionale d’arte moderna sita nei pressi del museo etrusco, risale a questo periodo.

Cinema dei piccoli

Nel 1934 nasce il cinema dei piccoli, entrato nei record guinness dei primati come il cinema più piccolo del mondo nel 2005. Si occupa delle programmazioni comiche e di cartoni animati. Per un po’ utilizza la scritta “Cinema dei piccoli,  Casa del Topolino” per attirare più clienti. La Disney però diffida il proprietario e la scritta viene cancellata. Vive una forte crisi negli anni 70 e viene ceduta a Enzo Fiorenza, fondatore dell’AIACE che da allora ne cura la programmazione.

Villa Giulia

Ai piedi del colle, quasi fuori dal perimetro perimetro, c’è Villa Giulia. Era la residenza estiva di papa Giulio III, un grande amante delle belle arti. Dopo la sua morte la Camera Apostolica confisca la proprietà e la cede ai Borromeo, nipoti di papa Pio IV Medici. Si sostiene che il Vasari nel 1500 sia il progettista della “Vigna Julia”. La decorazione invece di deve a un gruppo di artisti.

Nel corso della storia, l’edificio vive diverse ristrutturazioni. Nel 1769 papa Clemente XIV lo destina ad uso dell’esercito. Dopo l’annessione all’Italia, diventa sede di raccolta ed esposizione dei materiali rinvenuti grazie ad un ampio programma di esplorazioni archeologiche di Falerii. Negli anni trenta viene finalmente trasformato nel museo etrusco e viene costruita la riproduzione di un tempio etrusco nel cortile destro.

Casina del lago

Il piccolo chalet viene realizzato negli anni ’20 e ampliato nel dopoguerra. L’obiettivo era rendere la casina un nodo attrattivo dell’itinerario con il laghetto adiacente e con il museo d’arte moderna dedicato al mecenate e collezionista Carlo Bilotti. Attualmente la caffetteria è gestita dalla società romana Gelmar Novamusa Borghese.

Silvano Toti Globe Theatre

Nel 2003 inaugurano il Silvano Toti Globe Theatre, in onore al Globe Theatre di Shakespeare a Londra. La realizzazione del Silvano Toti Globe Theatre è stata possibile grazie alla Fondazione Silvano Toti, creata dalla famiglia Toti per onorare il mecenate ed imprenditore.

Nel rispetto dell’ambiente e delle zone ad alto valore storico, il principio guida nella progettazione è la costruzione in legno proveniente da foreste gestite e riforestate e inserito perfettamente nel contesto ambientale e culturale di Villa Borghese. Inoltre le particolari caratteristiche architettoniche all’essenzialità delle scene, permette un rapporto catartico con le opere del teatro rinascimentale inglese.

Altre attività di svago

Oltre all’arte e alla natura che contraddistinguono Villa Borghese, sono numerosi i luoghi dedicati al tempo libero. Aree giochi, giostre, giretti sul trenino turistico, noleggi di biciclette, macchine e molto altro. Troviamo anche i famosi chioschi ambulanti di panineria dell’azienda MVS sparsi nei punti più frequentati del parco.

Abbiamo già parlato di alcune aree da ristoro come le caffetterie della casina del lago, la casina dell’orologio e lo storico ristorante della Casa del cinema. Vicino alla vista panoramica di Viale Gabriele D’annunzio si trova uno dei ristoranti più eleganti e sofisticati della città. Si tratta della Casina Valadier.

La Casina Valadier fu costruita dal noto architetto romano Giuseppe Valadier tra il 1816 ed il 1837. Rielaborò in stile neoclassico il Casino Della Rota, un fabbricato seicentesco costruito a sua volta sui resti di un’antica cisterna romana. La Casina fu pensata per ospitare un luogo di ristoro sul modello dei bistrot francesi. Sin dall’Ottocento divenne un locale tra i più frequentati a Roma da esponenti del mondo della cultura, dell’arte e della politica. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu utilizzato dai militari tedeschi e dall’esercito inglese, come circolo di riunione per i loro ufficiali. 

Il Galoppatoio di Villa Borghese

 

 

 

 

 

Tra Via del Galoppatoio e Via San Paolo del Brasile sorge il Galoppatoio di Villa Borghese. Anticamente era una vigna, acquistata nel Settecento da Giuseppe Doria Pamphili che fa realizzare da Francesco Bettini dal 1785 al 1790 un giardino all’inglese con numerose piante esotiche. Nel 1798 Giuseppe Doria Pamphilj vende la proprietà e nel 1831 la villetta Doria è acquistata dai Borghese. L’Area, distrutta più volte, si estende su un ampio territorio di vegetazione. In realtà ricopre il parcheggio sotterraneo di Villa Borghese. Parte verso il Muro del Torto opera un circolo, il Centro Ippico Galoppatoio di Villa Borghese,, che offre lezioni di equitazione. Il nome Galoppatoio è rimasto ad identificare tutta questa area. Il centro è dotato di un campo prova ed un campo Ostacoli, 2 scuderie, Club House e spogliatoi con doccia e servizi igenici.

L’altra realtà di Villa Borghese

Nonostante l’importanza storica e artistica che interessa Villa Borghese, questo non toglie certe situazioni di abbandono che avvertono alcune aree del parco. Non è difficile trovare cumuli d’immondizia nei luoghi più isolati. Soprattutto nel bordo adiacente a Via Pinciana e nei boschi lungo il Viale del Muro Torto. Tra gli alberi, sotto le panche, tra le rovine di alcuni edifici. Spazzatura varia sparsa nei prati e le scritte spray negli impianti e nei tronchi degli alberi.

 

 Cartelli ossidati, fontane abbandonate, costruzioni antiche chiuse e trascurate da molto tempo. Ma non solo, gran parte delle sculture commemorative, copie ovviamente delle originali in marmo, sono in condizione di degrado. Senza parlare del famoso lago del tempio di Esculapio. Marrone e maleodorante è diventato talmente sporco, da mettere a rischio l’ecosistema che ci abita. Pesci, tartarughe, oche, anatre, gazzelle, animali che affascinano visitatori di tutte le età potrebbero non sopravvivere. L’Osservatorio di Sherwood ha già lanciato l’allarme.

Natura e Arte Contemporanea

Dal 15 settembre al 13 dicembre 2020 Villa borghese ospita il progetto espositivo Back to Nature. L’esposizione di Arte Contemporanea a Villa Borghese è a cura di Costantino d’Orazio. L’iniziativa vuole far riflettere sul futuro e sull’importanza del rapporto con la natura. A questo proposito sono state collocate alcune strutture appositamente progettate e realizzate da artisti internazionali. 

Promosso da Roma Capitale il progetto ha come partner Acea, Sport e Salute con FISE e Inbetweenartfilm. Con la collaborazione della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, che ha partecipato all’elaborazione dei contenuti e alla scelta degli artisti tra i quali Mario Merz, Edoardo Tresoldi, Andreco, Davide Rivalta, Grazia Toderie Mimmo Paladino. I luoghi scelti per le opere sono il Parco dei Daini, l’area di Piazza di Siena, Museo Carlo Bilotti e il Museo Pietro Canonica.

Al Parco dei Daini uno dei lavori più enigmatici è “L’igloo di porto”- 1998 di Mario Merz. Rappresenta la riflessione dell’artista sulla forma di abitazione più essenziale dell’uomo nella storia. Sul fianco del cervo posto nella cima dell’igloo ospita un numero tratto dalla serie numerica progressiva del matematico L. Fibonacci. Sistema che regola la crescita degli elementi naturali. Gli altari dietro, rappresentano lo scorrere del tempo tra uomo e natura. 

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