U.S. President Barack Obama (L) greets Cuban President Raul Castro before giving his speech at the memorial service for late South African President Nelson Mandela at the First National Bank soccer stadium, also known as Soccer City, in Johannesburg December 10, 2013. REUTERS/Kai Pfaffenbach

La visita di Barak Obama a Cuba apre un nuovo capitolo di storia. L’idea era quella di dimostrare al mondo che il dialogo fra Washington e L’Avana è cominciato.

L’inno Usa nel Palazzo della Rivoluzione. Il presidente americano, è stato accolto al Palazzo della Rivoluzione con l’inno americano. L’incontro con Raul Castro è il terzo, ma il primo su territorio cubano. Il leader dell’isola caraibica ha ricevuto l’ospite con una calorosa stretta di mano e poi insieme hanno posato davanti a foto e videocamere.

Per primo Raul Castro prende la parola: “Esistono profonde differenze” tra Stati Uniti e Cuba “che non andranno via”. Castro si è detto lieto di ospitare il “primo presidente degli Stati Uniti nel nostro Paese da 88 anni”, per poi sottolineare i “risultati concreti ottenuti” fin qui, con un elenco degli accordi raggiunti tra Cuba e Usa.

A conclusione dell’intervento tenuto al Gran teatro nacional, Obama dice: “Lasciamoci il passato alle spalle” e guardiamo ad un “futuro di speranza”. Ha continuato, “Possiamo fare questo viaggio insieme, da amici, da vicini, da famiglie”. “Si, se puede”, così ha concluso con una ‘versione in spagnolo’ di quello che fu il suo celebre slogan elettorale.

Il presidente torna a parlare dell’embargo: “Ho chiesto al nostro Congresso di togliere l’embargo”. Obama ha detto che si tratta di “un peso” sul popolo cubano, ma “anche se togliessimo l’embargo domani, i cubani non potrebbero realizzare il loro potenziale senza un cambiamento continuo qui a Cuba”. Si rivolge al presidente cubano Raul Castro: “Non deve temere gli Usa e nemmeno la voce del popolo cubano. La mia speranza è che Cuba abbia un ruolo nel mondo occidentale e che lo abbia da partner degli Stati Uniti. Siamo stati parte di blocchi differenti e continueremo ad avere profonde differenze. Ma siamo tutti americani. C’è già un’evoluzione in corso a Cuba, un cambio generazionale”.

Il presidente Obama ha chiarito che l’embargo finirà, ma sui tempi non può dare una risposta precisa. “Quello che abbiamo fatto per 50 anni non è servito né ai nostri interessi né agli interessi del popolo cubano”, ha aggiunto.

Il presidente Castro ha dichiarato che le relazioni bilaterali hanno già fatto molti progressi, ma non ha rinunciato a chiarire la sua posizione. Ha detto che «l’embargo resta l’ostacolo principale alla normalizzazione», ha chiesto «la restituzione della base militare occupata illegalmente a Guantanamo», e ha anche detto che in tema di diritti umani gli Stati Uniti hanno molto da imparare, visto «come trattano i poveri, le minoranze razziali, le persone lasciate senza assistenaza sanitaria».

Nel suo viaggio Obama ha poi incontrato all’ambasciata degli Stati Uniti tredici dissidenti, senza contare le decine che si erano assiepati all’esterno. Si è intrattenuto con loro per due ore ascoltandoli ad uno ad uno.

Tutte le persone intorno a questo tavolo hanno dimostrato uno straordinario coraggio” ha dichiarato il presidente Usa. “Richiede grande coraggio essere attivo nella vita civile qui a Cuba”. infine Obama ha detto che gli invitati “hanno fatto sentire la propria voce sui temi che stanno loro a cuore profondamente: democrazia, possibilità di parlare liberamente, di pregare liberamente, di riunirsi o sostenere pratiche democratiche”.

La visita di Obama si è conclusa sugli spalti dell’Avana. Il presidente americano, accompagnato da Raul Castro, ha assistito alla partita tra i Tampa Bay Rays e la nazionale cubana di baseball.

Non sono mancate critiche a seguito di questo evento. Donald Trump scrive su twitter: “Wow, il presidente Obama è appena atterrato a Cuba, grande affare, e Raúl Castro non era neanche lì a salutarlo. Ha salutato il Papa e altri. Nessun rispetto”.

Inolte ha rimproverato al presidente di non essere tornato a Washington per occuparsi di sicurezza dopo l’attacco terroristico a Bruxelles.

Anche ‘l’assente’ Fidel Castro ha fatto sentire la sua voce sulla visita di Obama a Cuba. “Non abbiamo bisogno di regali dall’impero”, ha scritto l’ex leader comunista a una settimana dal viaggio sull’isola del presidente statunitense.

Fidel Castro ha scelto le colonne del Granma, il quotidiano di Stato cubano, per prendere le distanze dalle parole di amicizia pronunciate dal presidente americano. In un editoriale intitolato ironicamente “Fratello Obama”, l’ex leader sottolinea che i cubani non hanno bisogno “che l’impero ci faccia dei regali di qualsiasi genere, i nostri sforzi saranno legali e pacifici, dal momento che questo è il nostro impegno verso la pace e la fraternità di tutti i popoli”. Dopo un blocco di quasi 60 anni, chiede: “E coloro che sono morti negli attacchi mercenari a navi e porti cubani, un aereo di linea fatto esplodere in volo, invasioni di mercenari, attacchi multipli di violenza e prove di forza?”.

Per Castro, i cubani durante la visita di Obama, sono stati sommersi da un “diluvio di concetti del tutto nuovi” come il proposito di lasciarsi alle spalle la Guerra fredda, il “tendere una mano di amicizia” al popolo cubano.

Marzia Borrillo

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