Una mostra fotografica per raccontare l’Africa vista dagli africani, fuori dagli stereotipi, dalle notizie di cronaca. Moda, costume, musica: un Continente che cresce a dispetto dei suoi mali endemici.

Furgoni con strutture di legno chiamati Mammy Wagon volano sulle buche delle strade e negli angoli ciechi di incerti paesaggi dell’Africa occidentale, molto al di sopra del limite dei 56 chilometri orari segnalato sul parafango. Il nome Mammy Wagon trae la sua origine dalle donne che ogni giorno vanno a vendere al mercato il raccolto di frutta, patate dolci, pomodori, cipolle, banane verdi e olio di palma, attraversando i loro paesi per giungere in altre nazioni. Oltre ad assolvere l’importante funzione di trasportare il cibo attraverso i paesi, questi Mammy Wagon sono adornati di pannelli decorati e dipinti. Questi dipinti ritraggono film popolari, simboli nazionali, interpretazioni di locali storie africane. Didascalie e perfino brevi annunci scritti in inglese o in francese accompagnano le immagini. Tipiche proclamazioni sono ‘Il Signore è il mio pastore’, ‘Nessuna destinazione, perché affrettarsi’, ‘La giustizia è la ricchezza del povero’, ‘Il mondo non è solo per te’. Di certo, mentre i Mammy Wagon corrono su strade dissestate e sbandano nelle curve, i loro pannelli offrono ai lettori e ai passanti una ricca sequenza di desideri, frustrazioni e speranze per una società migliore. Africa: See You, See Me trae il suo titolo da un’opera d’arte che ho visto in una strada nigeriana molti anni fa. Il furgone aveva superato l’auto che stavo guidando,sputando un pestilenziale fumo nero dal suo motore diesel, lasciandoci come ultima immagine due occhi incorniciati da una mappa dell’Africa striata di pittura. All’interno della sagoma dell’Africa si leggeva la frase ‘See You, See Me!’. Mentre incrociava la nostra strada, la frase ispirò gli occupanti del mio lento veicolo a immaginare come noi africani vediamo e ci immaginiamo noi stessi e come vogliamo che gli altri ci vedano. In questo contesto, la mostra usa la pratica fotografica in Africa per attirare l’attenzione sui modi in cui gli africani rappresentano se stessi e la crescente influenza che queste auto rappresentazioni hanno nel modellare le modalità contemporanee con cui l’Africa viene fotografata. I fotografi africani hanno ereditato modelli di rappresentazione fotografica mutuati dagli archetipi coloniali che raffiguravano gli africani come parti di una storia di cui facevano parte ma sulla quale non avevano alcun controllo. Questo paradigma di oggettivizzazione ha incoraggiato una formula di presenza/assenza. Tale formula ha però iniziato a cambiare nel momento in cui i fotografi africani hanno cominciato a posare per le loro stesse fotografie, sembravano dire: “la macchina fotografica deve vedermi come io voglio essere visto”. Africa: See You, See Me racconta la storia della fotografia africana e la sua influenza sull’immaginario non africano dell’Africa, nonché la diaspora africana in tutte le sue diversità. Insieme, le fotografie sono testi di soggettività africane, archivi di storia e di società in via di sviluppo e metodi per comprendere come le immagini contribuiscono all’emancipazione. Esse criticano le patologie dell’Africa post-coloniale e neocoloniale rappresentando le comunità del continente che si liberano da stati repressivi. Mentre alcune delle fotografie documentano la partecipazione degli africani agli affari dello stato, altre ritraggono la formazione di comunità volontarie post-nazionali come metodo di emancipazione. L’Africa è più che un luogo. È uno spazio di sensibilità multiplo all’interno e oltre il continente (in Europa, nelle Americhe, in Asia) che gli artisti africani cercano di penetrare con la loro presenza. La loro partecipazione a mostre presentate in continenti diversi ha lasciato un marchio sulle recenti fotografie dell’Africa e degli africani fatte da fotografi non africani. Inoltre, ha sollecitato dialoghi intra-testuali e intra-africani a proposito dell’auto rappresentazione dell’Africa stessa. Africa: See You, See Me è una mostra organizzata in tre parti. Una sezione presenta una serie di ritratti in esterno di africani che cercano di inquadrarsi nella realtà urbana nella quale sono emigrati. In questa sezione si evidenziano fotografi africani che in qualche modo si sono adattati, costringendosi, alle inquadrature e alle convenzioni fotografiche ereditate dai loro predecessori, maestri e colonialisti. Le fotografie in bianco e nero di Meissa Gaye, Seydou Keita, J. Bruce Vanderpuije, Ricardo Rangel, Okhai Ojeikere, Mamadou Mbaye e Malick Sidibe mettono in risalto un teso dialogo tra il fotografo e il soggetto fotografato nel momento in cui entrambi si uniscono per segnare gli spazi e la loro essenza di africani nei contesti fotografici. Altri temi in questa sezione includono la struttura delle città, delle società e delle comunità in fieri in Africa e le svariate rappresentazioni degli sguardi al di fuori degli studi dei fotografi nelle varie regioni del continente. La seconda sezione mostra i primi ritratti etnografici che suggerivano un’immagine dell’Africa come luogo selvaggio popolato dai primitivi dell’Europa, l’Altro. Abbiamo anche adoperato la strategia di rileggere queste fotografie per attirare l’attenzione sulle stesse come oggetti nel quadro della storia della fotografia. Quella storia era essa stessa un prodotto significativo di un mondo industrializzato che definiva non solo il progresso, ma descriveva coloro che erano al centro e alla periferia di questo progresso. La sezione finale presenta fotografie contemporanee dell’Africa e del popolo africano fatte da fotografi non africani che condividono una relazione dialogica con artisti africani. Di conseguenza, i loro lavori si sono propagati nelle sfere d’influenza africana, moltiplicando gli spazi nei quali gli africani sono fotografati come soggetti della storia. Come i Mammy Wagon che ho visto nelle strade della Nigeria, queste fotografie riuniscono lavori presentati nelle altre sezioni per dire agli africani e al resto del mondo: See You, See Me.

 

Curatore: Awam Amkpa

Prodotta da Africa.Cont, Lisbona, Portogallo

Vernissage: mercoledì 4 maggio ore 18,30

Aperta dal 4 maggio al 4 giugno 2011

Officine Fotografiche

Via G. Libetta, 1 Roma

Tel. + 39 065125019

 


Annalisa Polli

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