INpressMAGAZINE Claudio Palazzi

Luigi Libra: approda in radio “Libertà”, il nuovo singolo inedito

Dal 12 aprile in radio “Libertà” il nuovo singolo inedito di Luigi Libra, disponibile in digitale dallo stesso giorno (Self Distribuzione). Fuori anche il video.

Libertà” è un brano contro la violenza delle guerre e di chi le fa, nel menefreghismo più totale, calpestando diritti umani e civili e soprattutto uccidendo la vita e le speranze dei Bambini.

«… Ricordo, la mia mente non mente, che il mio Paese era un Paese democratico, devoto alla pace e non alle guerre e quindi alle armi, ma oggi mi ritrovo in una Italia che tutto fa ed è, fuorché portatrice di pace o Madre di Luce. Si dice che la speranza sia l’ultima a morire ma è un periodo che vedo affossare  anche quella attraverso narrazioni mediatiche del tutto o piuttosto errate – afferma Luigi Libra – la verità che tiene viva la speranza di ognuno di noi va protetta, esaltata e non esagero ma anzi, quando dico va Benedetta. Mi vergogno prima da cristiano, poi da essere umano di parlare ancora oggi, di guerre, minacce ecc… Lo scotto più grande viene pagato dalla  povera gente e soprattutto dai Bambini INDIFESI. Quindi dico basta genocidi, basta guerre. Ai nostri governanti e a quelli di tutto il mondo chiedo e dico: siate saggi, oggi più di ieri e ancora domani e dopodomani, e non solo per voi, ma soprattutto per i vostri popoli siate portatori di Luce e di grandi speranze per un futuro più equo, prosperoso e generoso. »

“A noi non piacciono le guerre. Abbiamo bisogno di rispetto, di pace, di un ritorno alle origini. Oggi più di ieri c’è bisogno di amore verso il prossimo, ed il mio prossimo sei tu”.

Il video, diretto da Nilo Sciarrone, girato nella Dogana Aragonese è stato realizzato con il Patrocinio del Comune di Flumeri (Avellino) e con il sostegno di Terra Viva, il Club delle Eccellenze Campane.

Luigi Libra nasce a Posillipo (Napoli) nel 1976. Debutta nel mondo della musica a 15 anni con la band da lui fondata “I sotto la pioggia”. Nel 1996 partecipa al Festival dei nuovi musicisti emergenti italiani organizzato dalla CGD Music & Company e si aggiudica il Premio rivelazione con il brano “Amore Maledetto”. Nel 1999 partecipa alla II edizione del Festival di Napoli (Rete 4) con la canzone “Piccerella” classificatasi tra le migliori posizioni della rassegna. L’anno successivo, nella stessa manifestazione, presenta “Succederà’” e “Battiti nel cuore” interpretata al festival da Sabrina Canzano. Apprezzato da Paolo Limiti, entra a far parte nello stesso anno come ospite fisso del programma di Rai1 “Ci vediamo in tv”, dove interpreta canzoni del repertorio classico napoletano.

Nel 2001 in collaborazione con Limiti, realizza il brano “Ddoje Parole” che presentato alla VI edizione del Festival di Napoli si aggiudica il Premio della critica. La canzone diventa poi sigla di chiusura del programma “Ci vediamo in tv“, singolo di grande successo portato in tour per l’Italia. Nel 2003 viene premiato al Festival delle Terme di Rapolano nell’ambito della rassegna “Quando le rose appassiscono” di Guido Bocci. Nello stesso anno viene riconfermato nel cast del programma “Paolo Limiti Show” (Rai2), dedicato alla musica leggera internazionale e al cinema hollywoodiano degli anni 50-60.

Nel 2005 è tra gli artisti che ricevono il Premio Fuorigrotta e, l’anno successivo, in collaborazione con Luciano Liguori e Gianfranco Caliendo del Giardino dei Semplici, realizza l’album “Ddoje Parole tra Napoli e Marechiaro” edito dalla storica etichetta discografica La Canzonetta Records. Il cd racchiude 13 brani classici della cultura partenopea e 7 inediti che vedono l’artista in veste sia di autore, che compositore. Il singolo estratto dall’album è “Voglio turnà a Marechiaro“ in duetto con Tiziana Rivale. Nel 2007 partecipa a La Piedigrotta con il nuovo singolo “Cammina“, un brano dall’atmosfera R’n’b-etno-popolare. L’anno successivo incide con Peppino di Capri “Amare di Meno“ (di P. Limiti-U. Balsamo). Il singolo accompagnato da altri 2 brani, è prodotto da Splash e distribuito da Lucky Planets. Nel 2010 esce il nuovo lavoro discografico “Amarsi un po’”, un E.P. di 5 brani prodotto da Sergio Ferraiulo per la Dop Agency su etichetta Universo Multimedia. Nello stesso anno, è ospite in prima serata su Rai2 nello speciale “Minissima 2010” condotto da Paolo Limiti.

Nel 2012 esce “Luigi Libra Napoli Duets” che lo vede duettare, tra gli altri, con Albano, Peppino Di Capri, Tullio De Piscopo, Audio2. Il cd è un viaggio musicale alla riscoperta con nuovi arrangiamenti dei più grandi successi internazionali della canzone classica napoletana. Il lavoro comprende anche 5 brani inediti, sempre in lingua, di cui Libra è autore e compositore in questo percorso emerge il suono black and soul dell’artista. Il cd è prodotto dalla casa editrice La Canzonetta. Il 2012 segna il ritorno di Luigi Libra in tv nel cast della nuova trasmissione di Paolo Limiti “E-state con noi in tv” su Rai1. Nell’ambito del Premio Fabula viene premiato per il cd celebrativo del centenario della nascita de La Canzonetta e nell’ambito del Premio speciale Mia Martini riceve un riconoscimento in quanto “Voce nuova della canzone napoletana”. Nel cd “Napoli Duets”, tra classici e canzoni inedite, mette in luce quella “passione napoletana” autentica che colpisce dritto al cuore. Nel 2015 esce “Luigi Libra Napoli” e “L’incanto Melodico degli anni ’50” (Libro/Dvd/Cd Graus Editore).

Nel 2016 il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, in occasione del concerto tenutosi al Teatro Mediterraneo di Napoli “Luigi Libra, Napoli e L’Incanto Melodico degli anni ’50“, conferisce al cantautore la nomina di Ambasciatore della Canzone Napoletana nel Mondo. Dopo molti anni dedicati alla canzone classica napoletana, nel 2018,  Luigi Libra lancia “Terra Viva” omaggio alla vitalità della Campania, di Napoli e della sua gente in un album di 12 brani inediti che raccontano la terra d’origine del cantautore con il suono e il groove che rappresentano le sue radici musicali. Nel 2019 arriva “Progetto Terra Viva”, il docufilm che lo vede protagonista, oltre ad un libro e la riedizione dell’album con 12 brani di cui 6 del precedente e 6 nuovi che sono poi la colonna sonora del docufilm.

Il 23 settembre 2022 esce “Spettri” nuovo singolo inedito che da subito ottiene ottimi consensi da parte del pubblico e non solo. La canzone è un inno alla libertà. Ad aprile 2024 arriva “Libertà” singolo che lancia un messaggio per dire BASTA alla guerra, ad ogni guerra.

 

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Il tempo sospeso di “Ariaferma”

Ariaferma è un film del 2021 diretto da Leonardo Di Costanzo. Il film, girato nel 2000 tra due ‘bolle’ (la gabbia del carcere e il confinamento dovuto all’emergenza sanitaria), prevedeva sia attori che professionisti che non professionisti. Per amalgamare i due tipi di recitazione, Di Costanzo utilizzò lo stratagemma di assegnare a ciascuno dei due protagonisti la parte dell’altro, togliendo quindi alla loro interpretazione la patina di professionismo che avrebbe reso stridente il contrasto con gli altri attori, alcuni dei quali erano ex-detenuti e quindi portavano sul set il loro vissuto. Il film è stato girato nel carcere di San Sebastiano di Sassari. Il primo trailer è stato diffuso il 31 Agosto 2021.
Il film ha ottenuto 9 candidature e vinto 2 Nastri d’Argento, 11 candidature e vinto 2 David di Donatello.

LA TRAMA

In un carcere ottocentesco in via di dimissione, situato in una vallata, il personale di polizia penitenziaria festeggia la chiusura, ma al mattino successivo arriva una inaspettata notizia: il trasferimento degli ultimi dodici detenuti rimasti deve essere rinviato a data da destinarsi a causa di un disguido burocratico. Gran parte dell’enorme costruzione è in rovina, le cucine e tutti gli altri servizi sono stati dimessi, la direttrice viene inviata ad un’altra destinazione e i pochi agenti rimasti devono cercare di gestire l’imprevista situazione: i detenuti vengono riuniti in poche celle nel corpo centrale della struttura, rimanendo sotto il loro stretto controllo.
La condivisione di uno stesso destino che accomuna carcerati e carcerieri per un periodo di tempo indefinito fa saltare alcune barriere e manda all’aria le procedure consuete, creando una palpabile tensione fra i personaggi. Gaetano Gargiulo, l’agente che per anzianità ha dovuto assumere la direzione del carcere, si ritrova sfidato da un pericoloso camorrista, Carmine Lagioia, il quale approfitta del proprio carisma per aizzare una rivolta che ha come pretesto la chiusura delle cucine e la conseguente distribuzione di cibi precotti. Quando Lagioia propone di riaprire le cucine e di preparare egli stesso i pasti per i detenuti, ma anche per gli agenti, Gargiulo accetta e si propone di tenerlo sotto controllo nelle cucine.
Mantenere il rigore si fa ancora più difficile nel momento in cui Fantaccini, il più giovane dei detenuti, sfiora il suicidio dopo aver saputo che l’anziana vittima di una sua maldestra rapina sta per morire. Proprio Lagioia riesce a sventare il tentativo del giovane e a diventare il suo confidente. Gargiulo tenta di mantenere le distanze e riaffermare i diversi ruoli, affermando di non avere nulla in comune con il camorrista. Questa distanza viene però demolita quando, per un guasto alla centrale elettrica, una sera salta l’illuminazione nell’intero carcere. I detenuti e alcuni agenti si ritrovano a cenare in una tavolata comune, alla luce delle poche lampade rimaste a disposizione.
Il giorno dopo, un’altra emergenza avvicina ancora di più i due rivali: il fornitore di cibo ha un disguido e tocca a Lagioia improvvisare il pranzo raccogliendo le verdure rimaste nel vecchio orto del carcere. Il detenuto e l’agente di polizia si ritrovano a parlare del proprio passato e dell’infanzia trascorsa a Napoli nello stesso quartiere. Il film si conclude con una carrellata dei volti di alcuni detenuti e agenti, in attesa di sapere cosa ne sarà di loro.

L’equilibrio tra carcerieri e carcerati: il punto di vista del regista

Il regista ha cercato di far emergere nella narrazione che ciascuno poteva trovarsi da una parte o dall’altra delle sbarre a causa di una serie di accidenti della vita. Racconta di un carcere quasi modello, infatti la narrazione più comune e drammatica delle carceri non emerge. Anche l’espediente narrativo che utilizza, il trasferimento dei detenuti e la rimanenza di poche persone nel carcere dismesso, favorisce determinati rapporti e facilita relazioni.
Il fatto di essere qualcuno che chiude in gabbia qualcun altro fa scaturire la violenza che va sviluppandosi sui detenuti. Un atto insopportabile per qualsiasi essere umano, un gesto violento. Il carcere in cui è stato girato il film, nel 2001 è stato scenario di violenze inaudite che poi hanno determinato la chiusura della struttura e la conseguente apertura di una nuova. Gli agenti con cui il regista si è confrontato giustificano il proprio atto di violenza, perché questo non può essere neutro. Il poliziotto di strada ha un ruolo attivo: prendere qualcuno e consegnarlo alla giustizia. Il ruolo dell’agente penitenziario è un ruolo passivo, è il ruolo della guardia, è un ruolo duro. All’interno dello loro categoria é molto alto il numero di suicidi, tre volte maggiori rispetto alle altre forze dell’ordine.
Il messaggio che emerge dal film è quello della fiducia, si racconta cioè che attraverso un piccolo gesto, nel caso del film la cena condivisa dei detenuti con le guardie, che comprende la fiducia, si può rompere una catena di vendetta e di violenza che altrimenti si perpetua all’infinito e non intende il carcere come una possibilità di recupero nella vita, non guarda un uomo che sta scontando una detenzione, come qualcuno che ha anche altre possibilità, altre potenzialità. Il carcere dovrebbe essere rieducazione e reintegrazione. Di Costanzo specifica che è molto più importante che questo film venga visto fuori, piuttosto che dentro gli istituti di pena. Le persone devono capire se vogliono che il carcere continui ad essere essenzialmente punizione e vendetta poiché tutti abbiamo una reazione di esclusione quando vediamo dei delitti efferati:”prendi la chiave e buttala”.
Bisogna, però, chiedersi quanto ciò serva per la comunità e quanto per la vittima. Quando il carcere è punizione produce malavita, diventa uno stimolo alla criminalità, ma dovremmo pensare e non perpetrare la criminalità, anche da un punto di vista egoistico.

Emerge dal film il conflitto tra la responsabilità della guardia giurata, interpretata da Toni Servillo, e la compassione che la guardia stessa prova nei confronti dei detenuti. La frase che colpisce infatti è quella in cui la guardia giurata afferma:”io e te siamo totalmente diversi” riferendosi al detenuto camorrista interpretato da Silvio Orlando. In realtà lui comincia a sentirsi rinchiuso come lui, emerge insomma, alla fine, la loro natura di uomini, pur in questo contesto di aria sospesa, in cui ognuno deve però rivedere e riconsiderare il proprio ruolo. Le regole allora sfumano e i confini tra guardie e detenuti si fanno più sottili, dando vita a compromessi, scambi e nuove forme di relazioni interpersonali, fondate sull’umanità e il ‘prendersi cura’, sui valori universali della socialità, della convivenza e dell’agire collettivo, che risultano addirittura amplificati e diventano macroscopici nella struttura chiusa e claustrofobia del carcere.

L’autore Natanaele Rullo al Salone Internazionale del Libro di Torino 2024

Durante il Salone Internazionale del Libro di Torino, un evento che incanta gli amanti della letteratura e offre un palcoscenico ai talenti emergenti, spicca la presenza dell’autore comico Natanaele Rullo.

Con la sua abilità letteraria Rullo si prepara a lasciare il suo segno in questa celebre manifestazione letteraria.

In questo articolo, ci immergeremo nella vita e nell’opera di questo talentuoso scrittore, esplorando il libro che presenterà con orgoglio nell’Area Self del prestigioso evento letterario.

I commessi sposi e la loro rocambolesca storia d’amore

Sulla falsariga dei lavori precedenti, l’autore ci invita a farci quattro risate con questo ultimo libro.
L’opera, anch’essa intrisa di sano umorismo, narra le disavventure di due giovani innamorati che, prima di coronare il loro sogno d’amore, devono affrontare ostacoli inimmaginabili, e si snoda tra vicende assurde, personaggi strampalati, e luoghi più o meno reali.
La penna dell’autore ha il potere di rendere “simpatici” anche i personaggi più “odiosi” e “detestabili”.
Renzino e Lucilla fanno l’occhiolino a Renzo e Lucia come a dire: guardate come è possibile divertirsi anche nelle avversità.

I commessi sposi e la loro rocambolesca storia d’amore è disponibile su Amazon: https://amzn.to/4aNbm2h

Sarà disponibile per tutta la durata dell’evento anche il fumetto tratto dall’omonimo libro, disegnato da Greta Fantini, che ha curato anche le illustrazioni all’interno del romanzo.

Natanaele Rullo, la biografia

Natanaele Rullo, 48 anni, autore comico, vive a Fino Mornasco, in provincia di Como.
Di professione metalmeccanico, si affaccia sul mondo della scrittura nel 2006.
Ha all’attivo 5 libri ed è alla terza partecipazione al Salone Internazionale del Libro di Torino.

Natanaele Rullo vi aspetta al Salone del Libro di Torino dal 9 al 13 maggio 2024 al Padiglione 2 – Stand F103.

Una piccola gemma europea: Praga

Nel cuore dell’Europa e bagnata dalle acque del fiume Moldava si trova Praga, città incantevole e dai mille nomi. Protagonista di molte storie, Praga secondo la leggenda è stata fondata nel 730 e da allora si è trasformata fino a divenire quella che conosciamo oggi.
La città di Praga è sempre stata un centro politico importante; da capitale del Sacro Romano Impero e centro del Regno di Boemia, ad oggi, capitale della Repubblica Ceca.
La città si presenta ai turisti e viaggiatori come una piccola gemma europea, la quale, per essere vissuta al meglio necessita di almeno un paio di giorni d’attenzione.
Il fascino della città rende Praga una meta allettabile per una piccola fuga dalla quotidianità, ma sarà solo a fine avventura che si riuscirà a capire appieno la sua attrattiva. Infatti, con la sua modernità e bellezza nascosta, Praga riesce ad entrare anche nel cuore del più imperturbabile turista.
O almeno così è stato per me. Il mio viaggio alla scoperta di Praga, infatti, nasce proprio per caso. Devo ammettere che non vi è alcuna ragione strappalacrime dietro il mio viaggio a Praga, nessun sogno nel cassetto o altro. Semplicemente il mio più grande hobby è quello di pianificare, nei momenti di noia, viaggi che al 99% non farò mai, giusto per. È una cosa comune, no?
E proprio così, grazie ad un biglietto low cost per la settimana successiva, la capitale della Repubblica Ceca supera le statistiche e riesce a rientrare nell’1%. Perché alla fine, dai, Praga forse ne vale la pena.
Quindi si parte!

Alla scoperta di Praga
Il mio viaggio inizia con un volo Roma Fiumicino-Aeroporto di Praga-Ruzyně che in poco più di due ore mi porta in Repubblica Ceca. Subito dopo l’atterraggio mi avvio verso Praga in totale comodità grazie all’apposita linea bus cittadina. In 10 minuti arrivo alla metro ed ho subito l’opportunità di provare una delle ben tre linee metro della città. Difatti, i suoi 496 km quadrati sono perfettamente coperti ed esplorabili grazie alle linee metropolitane A, B e C. E proprio grazie all’efficienza dei trasporti mi è stato possibile esplorare le meraviglie sparse nella città.

La mia prima tappa può essere ovviamente solo una. Infatti, quando si pensa a Praga l’attrazione che ci viene subito in mente è l’Orologio Astronomico.
L’orologio si trova nella bellissima Piazza da cui prende anche il nome, Staroměstský Orloj, ovvero, orologio della Città Vecchia in ceco. La mia prima (forse “unpopular”) impressione è: tutto qui? L’orologio è sicuramente bello da vedere ma probabilmente la folla attorno ad esso e la trepidazione data dalla sua fama mi traggono un po’ in inganno.Infatti, nella mia mente l’orologio era forse più imponente di quello che poi è in realtà. Ma la sua grandezza (o piccolezza, secondo il mio affrettato giudizio) passa in secondo piano grazie all’innegabile bellezza dell’orologio stesso.

Il quadrante astronomico, infatti, indica pittorescamente sia l’ora, sia la posizione del sole, dei pianeti e delle stelle; e fa questo dal 1410! Se l’antichità dell’attrazione non è abbastanza, un ulteriore suo punto a favore è il suggestivo spettacolo che avviene ad ogni scoccare dell’ora. Difatti, ogni ora le figure in legno dei 12 apostoli sfilano in cerchio nelle finestrelle superiori al quadrante, mentre le sculture sui lati si animano.

Come se non bastasse, la città riesce anche a soddisfare la mia necessità di maestosità grazie alla sua seconda attrazione principale. L’attrazione che senza dubbio ha reso il mio improbabile viaggio last-minute in un’avventura a tutti gli effetti: il Castello di Praga.

Fondato nel IX secolo e simbolo dello stato stesso, il Castello di Praga è stato protagonista di mille storie ed aneddoti. Infatti, esplorandolo ho anche avuto l’opportunità di vedere la finestra. Sì, proprio la famosa finestra incriminata nella “defenestrazione di Praga” che diede avvio alla Guerra dei Trent’anni!

Ma Praga non è solo storia e monumenti (che ovviamente non guastano).

Praga è anche birra a due euro e gulash da leccare i baffi.

Praga è efficienza e modernità, riscontrata nelle infrastrutture e trasporti pubblici.

Praga è accoglienza, gentilezza e pazienza; quest’ultime soprattutto al momento di pagare, a causa della mia totale ed imbarazzante incapacità di adattarmi ad una moneta diversa dall’Euro. Una moneta (cioè la Corona ceca),tra l’altro molto bella, ma purtroppo confusionaria se (come me) non si è portati in matematica.

In conclusione, Praga è una città da visitare senza dubbio. Una città che si merita un viaggio informato ma che alla fine riesce a stupire in poche ore. Senza dubbio una città unica che riesce a rappresentare la piccola Repubblica Ceca ma anche l’Unione Europea in maniera egregia. Inoltre, forse anche soprattutto, Praga è una delle poche città da me visitate che non mi ha fatto mancare troppo Roma, e questo per me è il complimento più grande che si possa fare.