INpressMAGAZINE Claudio Palazzi
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LA RIAPERTURA DELLE SCUOLE

LA RIAPERTURA DELLE SCUOLE

LA RIAPERTURA DELLE SCUOLE

“L’estate sta finendo, un anno se ne va”, recitava una canzone più o meno famosa dell’85, e che settembre sia. Questo mese è fatto principalmente di ritorni: nelle città, al lavoro, ma soprattutto nelle scuole. Un ritorno, quest’ultimo, che significa tanto.

Da marzo 2020 l’intero settore dell’istruzione ha viaggiato a marce notevolmente ridotte. Per quel che riguarda l’Università, questa ha continuato, durante il periodo di emergenza, a “produrre”: tramite video-lezioni e sessioni di laurea sostenute, nella maggior parte dei casi, online, ha continuato ad erogare servizi. Ma con un’unica nota negativa: la quasi totale interruzione dei tirocini per gli studenti universitari.

Discorso diverso per i livelli “inferiori” dell’istruzione: video-lezioni (che hanno raggiunto il 30% degli studenti), maturità in versione esclusivamente orale e ora circa 8 milioni di studenti sono pronti a tornare sui banchi di scuola, ma purtroppo, ancora non si sa bene come.

DIMMI DOVE E QUANDO

Dopo una confusione generale il Governo ha stabilito una data unica a livello nazionale per l’apertura delle scuole 2020: il 14 settembre. Questo termine è stato rispettato, tra le altre, da Veneto, Marche ed Emilia-Romagna, mentre si conferma la tendenza, neanche troppo recente, per alcune Regioni di decidere in autonomia: Calabria, Abruzzo e Puglia hanno già provveduto a posticipare l’apertura delle scuole, ma adesso anche altre Regioni vorrebbero rinviare la riapertura, come la Sardegna, in cui si ricomincerà il 22 settembre.

Dunque l’intenzione di posticipare l’avvio del nuovo anno scolastico, iniziato ufficialmente l’1 settembre per la programmazione delle attività didattiche e i corsi di recupero per gli studenti, è di più Regioni italiane, mentre in Trentino addirittura si anticipa: il 7 settembre.

Ma con quali problematiche si torna? La prima riguarda il corpo docenti e personale scolastico, circa 1 milione di impiegati. Troppo pochi per il “gran ritorno”, e di conseguenza, negli ultimi giorni, vengono promosse nuove assunzioni nel settore, ma dei concorsi si sa, ad oggi, poco e nulla.

Un ulteriore problema è rappresentato dalle misure di contrasto al coronavirus che potranno esser garantite nelle 40 mila sedi scolastiche (ne mancano ancora mille), e anche qui, nuove assunzioni sono previste per il settore sociosanitario, che avrà una funzione essenziale.

Ed infine, come ha ricordato la ministra per le Pari opportunità e Famiglia, Elena Bonetti, servono i soldi del Mes per l’edilizia scolastica, già precedentemente affetta da carenze, aggravate dal necessario distanziamento sociale, fulcro fondamentale del ritorno nelle scuole, affianco all’uso, e ad una vasta fornitura, di mascherine e gel (con un consumo, per le prime, stimato a circa 11 milioni di pezzi giornalieri, e per i secondi, stimato a circa 170mila litri a settimana).

QUANTO E’ IMPORTANTE IL RITORNO PER GLI STUDENTI?

Nel 1859 con la legge Casati l’Italia, di lì a poco unita e a cui venne estesa tale impostazione del sistema scolastico, si dotava di uno strumento necessario, ai tempi dell’epoca: un ciclo inferiore biennale, obbligatorio e gratuito, istituito in luoghi con una frequenza minima assicurata, e un ciclo superiore, anch’esso biennale, presente solo nei comuni sede di istituti secondari o con popolazione superiore a 4.000 abitanti. Questa fu una tra le più avanzate leggi europee sull’istruzione.

Dalla successiva riforma del sistema scolastico, la Legge Gentile del 1923, fino ad oggi sono intervenute molte modifiche, più o meno sostanziali.

Ad inizi anni 2000 con Luigi Berlinguer e la riforma degli esami di Stato del secondo ciclo, assieme al tentativo di riforma dei cicli scolastici con la riduzione di un anno del percorso scolastico, veniva introdotta la possibilità per uno studente di non proseguire il proprio corso di studi purché fosse in possesso di una licenza media, ma non solo, infatti il provvedimento imponeva l’obbligo ad una formazione professionale fino ai 18 anni al termine dei quali bisognava comunque conseguire un diploma, la prima esperienza di alternanza “scuola-lavoro”.

Il piano di Berlinguer, però, fu presto abrogato, cedendo il posto alla riforma Moratti, nel 2003: questa prevedeva modifiche sostanziali nell’ordinamento scolastico italiano, tra le quali: l’abolizione dell’esame di licenza elementare, la riduzione del ‘tempo a scuola’, nuovi programmi di storia, geografia e scienza e l’innalzamento dell’obbligo scolastico.

Una riforma che scatenò proteste e manifestazioni, e che nel 2006 viene abrogata.

Il seguente Ministro dell’Istruzione, Giuseppe Fioroni, rimise le mani sul sistema scolastico: tra le novità in materia di scuola introdusse l’obbligo di istruzione elevato a 10 anni e il conseguimento obbligatorio di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno di età, insieme all’istituzione del famoso esame d’ammissione di fine agosto, per gli studenti con debito scolastico. Venne riformata anche la maturità, con le commissioni che tornarono ad essere per metà esterne e per metà composte da docenti interni.

Nel 2008 è invece il turno della riforma scolastica di Maria Stella Gelmini, che viene ricordata principalmente per aver tagliato la spesa per l’istruzione riducendo il numero degli insegnanti e per le manifestazioni e cortei studenteschi, tipici di quegli anni.

Il frenetico susseguirsi dei Governi, fino ad oggi, ci porta alla nuova ministra Lucia Azzolina, la quale cercherà di far sposare gli obiettivi ministeriali alle necessità dettate dalla crisi del coronavirus. È fermamente convinta dell’importanza di un ritorno a scuola. A tutti i costi.

Tale importanza comunque è confermata anche dalla tradizione culturale dell’Italia, che ha fatto dell’istruzioni una “cosa per tutti”. E sono proprio i “tutti”, ossia gli studenti di oggi, dopo mesi in casa e un’estate di ripresa, che necessitano di tornare, per un innato spirito di condivisione e di voglia di stare in gruppo, oltre che per un motivo, valido per tutti: l’istruzione è il motore dell’innovazione e dell’invenzione e se si ferma, siamo perduti.

L’ISTRUZIONE NELLA STORIA

L’epoca in cui viviamo è caratterizzata da un’elevata complessità degli strumenti di produzione di reddito: industriale, finanziaria o agricola.

La società globale necessita di una preparazione elevata, come anche succedeva in passato: all’inizio della prima rivoluzione industriale, in Gran Bretagna, uno dei fattori scatenanti del progresso fu la tendenza della società inglese a fare meno figli e di conseguenza ad investire di più su questi, attraverso l’istruzione. Ciò avvenne con la diffusione dello European Marriage Pattern, subito dopo la Peste Nera.

Mentre invece, all’indomani della Restaurazione fu un basso livello di istruzione la causa dell’attaccamento alle terre, e di una conseguente perdita di terreno nel commercio internazionale, nella Francia che faticava ad agganciare i livelli economici dei Paesi europei.

Fu nuovamente l’istruzione a spingere l’Europa verso la terza rivoluzione industriale, tutt’ora in corso, basata sulle energie alternative, su materiali artificiali e sulla biochimica, poiché queste innovazioni furono possibili solo grazie ad una elevata expertise, ben oltre il livello universitario.

La scuola avrà sicuramente inizio, come già detto, a delle condizioni ancora da stabilire, ma con nuova forza lavoro e con, forse, una nuova visione da parte degli studenti, consci dopo l’allontanamento forzato, dell’importanza dell’ambiente scolastico.

I presupposti per una valorizzazione dell’intero ci sono: la lavagna è quasi pronta, ma manca ancora il gessetto.

Direttore responsabile: Claudio Palazzi

Tra Ostia e il Colosseo, l’adolescenza romana dei protagonisti di Skam Italia

Tra Ostia e il Colosseo, l'adolescenza romana dei protagonisti di Skam Italia

Tra Ostia e il Colosseo, l’adolescenza romana dei protagonisti di Skam Italia

Il 15 maggio scorso sono giunte a conclusione le vicende dei ragazzi del liceo Kennedy di Roma.
Stiamo naturalmente parlando dei protagonisti della serie Skam Italia.

Un fenomeno scandinavo

Skam è una web serie norvegese del 2015 che ha varcato immediatamente i confini nazionali diventando presto cult.
L’intuizione vincente della creatrice della serie Julia Andem è stata l’utilizzo dei nuovi media per contribuire allo sviluppo della storia. Spesso, infatti, è stato proprio il ricorso al “contorno” social, fatto di interviste, post e contenuti extra a costruire la puntata della settimana. Inoltre, ogni personaggio dello show aveva un profilo personale Instagram dove esponeva i suoi pensieri, le preoccupazioni e i sogni del momento, e con cui teneva informati i fan della sua evoluzione.

Questo format innovativo e “transmediale” è certamente la chiave del successo del teen drama scandinavo che è stato tale da aver dato vita a un vero e proprio franchise. Dopo Skam France e Druck – il rekame tedesco della serie –, infatti ecco che nella primavera del 2018 è arrivato anche Skam Italia.

Skam Italia

Ambientata all’ombra del Colosseo, tra i fori romani e i luoghi più noti della periferia della capitale, la versione italiana di Skam sfrutta a pieno le ambientazioni della Città Eterna. I momenti di festa e di svago sono le occasioni ideali per esplorare le vie tipiche della movida di Roma: ma anche le strade meno conosciute e i posti più nascosti vengono mostrati sotto un’ottica inedita.
E’ un po’ quest’ultima la modalità scelta da Skam per raccontare la storia dei suoi protagonisti. Senza andare alla ricerca frenetica dell’eccesso e della trasgressione – su cui serie cult del recente passato come l’inglese Skins avevano costruito il proprio successo – la serie di origine scandinava, al contrario, fa della semplicità della narrazione il suo punto forte. E’ la quotidianità delle situazioni e il registro colloquiale, a rendere il tutto più realistico.

I temi affrontati sono molteplici, anche impegnativi, e spaziano dall’esplorazione della personalità dei personaggi all’affermazione della loro identità, che sia sessuale o religiosa. Tutti presentati con un approccio familiare che rimanda a esperienze comuni vissute durante gli anni dell’adolescenza, oltre ai momenti seri non mancano anche quelli più frivoli, se non addirittura comici.

I protagonisti della serie

Come nella versione norvegese, però, il cuore dell’intera serie rimangono i personaggi, un gruppo di adolescenti che frequenta ancora il liceo. E’ attraverso le loro storie che le tematiche prendono un volto e si riempiono di emozioni e sentimenti.

C’è Eva, per esempio, che è il personaggio principale della prima stagione che tra gelosie, indecisioni e incomprensioni vive la sua prima relazione seria con Giovanni. Amico di entrambi è Martino, un ragazzo estroverso e solare che si ritrova in una spirale di confusione e insicurezza nella stagione successiva. Quando inizia ad esplorare meglio la sua sessualità arriva persino a rompere i legami con i suoi amici, allontanandosi dal gruppo per paura e diffidenza. Tra mille dubbi e preoccupazioni, infatti, il suo percorso di crescita lo porta ad affrontare l’eventualità che sia attratto da un nuovo studente, Niccolò. Sarà solo grazie a Filippo, ragazzo dichiarato e orgogliosamente omosessuale, se Martino alla fine riuscirà ad accettarsi così com’è con maggiore serenità e a ritrovare la sua spensieratezza.

Sorella di Filippo è Eleonora la quale è probabilmente il membro più maturo del gruppo; eppure le sue certezze sono messe a dura prova quando comincia a frequentare un ragazzo più grande di lei, Edoardo.
Infine, protagonista dell’ultima stagione, che è da poco andata a concludere l’intera serie, è Sana. Ragazza italo-tunisina – che tiene a sottolineare spesso di essere nata a Pescara – è una musulmana praticante, indossa il velo con convinzione e vive la sua fede con devozione. E’ proprio il difficile equilibrio tra i precetti dell’Islam e le rinunce a cui è costretta a mettere a rischio il rapporto con le sue amiche e il resto della società in cui vive tra sguardi di sospetto ed esplicite forme di razzismo.

I motivi del successo e perché vederla

E’ difficile che nessuno, nel corso della propria adolescenza, non abbia preso mai una sbandata per un ragazzo al liceo, o mentito alla propria amica; tenuto nascosto un segreto o rivelatone un altro senza volerlo. Skam fa rivivere i momenti più imbarazzanti e quelli più duri e difficili a chi ormai da tempo si è lasciato alle spalle gli anni delle scuole superiori. E dà tanti ottimi consigli, senza paternalismo alcuno, a chi invece quei momenti li sta ancora vivendo.

Le storie sono molte e diverse tra loro ma la costante è sempre la stessa: l’adolescenza che amplifica le sofferenze tanto da farle apparire insuperabili, che accentua le ferite che sembrano impossibili da guarire, e che esalta i momenti di gioia portandoli al limite dell’euforia.

Ma la ragione per cui è facile affezionarsi ai protagonisti ed empatizzare con ognuno di loro è la fragilità che li accomuna. Tutti commettono degli errori, nessuno è perfetto. C’è chi sbaglia in buona fede, e chi invece perché mosso dalla paura, o dalla rabbia. C’è Martino che è più impulsivo dove Sana riesce ad essere razionale; ma anche lei, alla fine, non sarà immune da gesti dettati dall’emotività.  Questo perché i protagonisti sono adolescenti, tutti a loro modo immaturi, sulla stessa barca all’esplorazione in mare aperto e in cerca di risposte per giungere ad una versione di sé migliore e più completa.

E mentre i ragazzi tra limiti e difetti imparano sbagliando, scelgono la strada per il futuro, frequentano la scuola e si innamorano, il mondo degli adulti appare lontano e distaccato. Sono poche, e quasi mai utili, le indicazioni che arrivano dai più grandi che siano professori assenti o genitori distanti.
E allora è solo grazie all’amicizia, con quei legami capaci di resistere anche alle peggiori incomprensioni e agli inutili rancori, che i protagonisti di Skam riescono a superare le difficoltà dell’adolescenza e a crescere.

La serie si conclude emblematicamente con la maturità, che non è solo un esame scolastico, ma un processo di crescita e completamento del percorso di ricerca personale di ogni personaggio, ormai pronto per affrontare la vita.

Direttore responsabile: Claudio Palazzi

Momenti di rinascita

Momenti di rinascita

Momenti di rinascita

L’estate 2020 è caratterizzata dalla presenza di un’ entità diversa che convive con i popoli: “Covid-19”, e ovviamente questo intruso insegue anche sulle spiagge. Ciascuno infatti ha dovuto rivedere le proprie abitudini: c’è chi dal Beach-volley è dovuto passare ai racchettoni così da non creare aggregazioni, c’è chi è direttamente fuggito annullando le vacanze per  restare a casa, c’è chi ha paura di mangiare in spiaggia e chi crede che il Covid non esista. Interessante è la situazione di un piccolo comune situato sulla Riviera Adriatica: “Pineto”, vincitore di numerose bandiere blu e presente tra le spiagge più belle d’Italia. In questo piccolo comune infatti vengono persone da quasi tutte le parti d’Italia, anche dalle zone più colpite dal Covid ed anche di tutte le età, ne consegue che gli atteggiamenti di convivenza con il covid sono molto visibili ed analizzabili.

 La Storia di Pineto

Le radici storiche di Pineto risalgono all’antico borgo di Mutignano che fino al 1929 si era sviluppato all’ombra e al servizio della vicina città di Atri. Agli inizi del 1800 gli insediamenti urbani erano localizzati nel retrostante territorio collinare e solo qualcuno si affacciava direttamente sul mare; subito dopo la costruzione della “Strada consolare marittima” (arteria che dal confine sul Tronto con lo Stato pontificio, raggiungeva la valle del Pescara), compaiono le prime modeste abitazioni, per lo più rurali, tra cui Villa dei signori Filiani, che rimane a lungo l’unica presenza del territorio insieme alla Torre Cerrano che, con la sua caratteristica costruzione ha sempre rappresentato il simbolo di Pineto. La villa è stata fatta costruire da Giacinto Filiani.

Nel 1849 viene ultimata la villa “Maturanzi“, ora appartenente ai signori Caccianini, baroni imparentati con i Filiani, in quanto Emilia, sorella di Luigi Corrado, va sposa a Gaetano Caccianini. Agli inizi del 1860, viene costruita la ferrovia Adriatica e, con l’avvento di essa, inizia il fenomeno di ribaltamento tra costa e l’interno. All’atto della costruzione della stazione, nascono i primi contrasti tra Atri e Mutignano per la scelta della sua ubicazione; ognuno pretende che l’edificio sorga sul proprio territorio. E’ per interessamento di Giacinto Filiani che la scelta ricade sul territorio di Mutignano; questi infatti, per raggiungere l’intento, concede il terreno necessario alla costruzione dello scalo il quale prende il nome di “Atri-Mutignano”. I Filiani sottolineano la polarità Villa-Stazione con la costruzione di due file di fabbricati fiancheggianti l’accesso allo scalo ferroviario, in cui vengono sistemati l’ufficio postale, la scuola elementare, lo spaccio di sali e tabacchi, una modesta locanda ed altri servizi che danno vita al primo nucleo del centro storico che, pur ristrutturato, ancora esiste. Poche altre abitazioni private sono edificate fino alla fine del secolo e, solo dopo la fine della guerra 1915-18, l’attività edilizia manifesta una maggiore vivacità. Fu opera di Luigi Filiani il piano di sviluppo della località mirante a far sorgere una ridente cittadina balneare, ricca di tanto verde. A tal fine egli cominciò a pensare seriamente all’impianto di una pineta litoranea. Tale opera venne fortemente ostacolata dall’allora sindaco di Mutignano.

Nonostante tutto il Filiani riuscì a dimostrare la sua buona fede e nel maggio del 1923 ottenne dal demanio Marittimo la concessione, per 25 anni, dell’arenile con l’impegno di eseguire l’impianto e la successiva manutenzione di una pineta che, allo scadere sarebbe passata allo Stato. I lavori comportarono un primo livellamento del terreno e successivo impianto di 2000 alberi della varietà “Pinus Pinaea“. A questo punto, diventò quasi naturale il cambiamento della denominazione della frazione “Villa Filiani”, del Comune di Mutignano, in quella di “Pineto“. Questo nome viene suggerito a Filiani dalla famosa lirica “La Pioggia nel Pineto” di Gabriele D’Annunzio. L’opera di abbellimento vagheggiata dal Filiani non si arrestò, infatti iniziò sulla collina la piantagione di ciuffi di pini, lecci e lauri. In seguito si occupò dell’impianto di un vero e proprio parco, ricco di altre essenze arboree, che ora coronano ed abbelliscono la collina. Il piccolo paese, dalla fine della prima guerra mondiale agli anni ’70 si arricchisce di nuove abitazioni, edificate lungo l’attuale via D’Annunzio. Vengono inoltre edificate, ville e villini di un certo pregio, che conferiscono all’abitato un volto sereno ed armonioso.

Altri nuclei di piccoli fabbricati nascono a “Calvano” e “Corfù“. Nel 1926 è posta la prima pietra della Chiesa, dedicata a S. Agnese. Al 1930 risale la prima struttura alberghiera. Il comune di Mutignano, assume la denominazione di “Comune di Pineto” e conseguentemente la sede comunale viene trasferita dal borgo di collina al centro rivierasco, con delibera podestarile datata 30 maggio 1930. E’ da quel momento che la piccola frazione attorno allo scalo assurge alla sua vera identità cittadina. Risale al 1950 la realizzazione di un nuovo edificio per la scuola elementare; quasi contemporaneamente sorgono anche alcuni alberghi. Né poteva mancare una piazza che, con il nome di “Piazza della libertà“, viene sistemata alle spalle della Chiesa. Nei primi anni settanta viene aperta al traffico l’ultimo tratto dell’autostrada adriatica, detta anche “Dorsale adriatica“. La realizzazione di tale arteria ha comportato per l’abitato di Pineto, una notevole espansione territoriale in direzione dello svincolo autostradale, con la nascita di Borgo S. Maria, che da un modesto agglomerato di casette si è trasformato, in pochissimi anni, in una vera e propria frazione. In questa zona inoltre sorte nel giro di pochi anni tante piccole e medie industrie che svolgono la loro attività nei più svariati settori.

Iniziative di cronaca di Pineto ai tempi del Covid

Come si evince dal resoconto storico sulla fondazione e sullo sviluppo di Pineto, la zona ha ampi spazi aperti, compresa una vastissima pineta che abbraccia il litorale offrendo l’opportunità al pari di una località montanara di trovare fresco e passeggiare in sentieri tra pini secolari, inoltre tutti i suoi cittadini o quasi si mobilitano per proteggere e salvaguardare persone e territorio. Queste caratteristiche hanno dunque permesso a Pineto di far fronte anche alla strana convivenza con il virus anche recuperando per gran parte l’ampia gamma di turisti che solitamente frequentano la cittadina e facendola anche conoscere alla restante parte d’Italia.

Un esempio di queste campagne di sensibilizzazione è la pubblicità sui Social, in particolare sulla pagina Facebook “Visit Pineto” collegata a una landing page  al fine di informare sui servizi e sui punti di interesse che il territorio offre, fruibili in piena sicurezza. Lo stesso sindaco di Pineto Robert Verrocchio della città nel campo di questa iniziativa si è mostrato in prima linea con queste parole: “In questo anno così particolare e difficile abbiamo deciso di investire sulla comunicazione sul web con messaggi mirati e geolocalizzati. Il nostro obiettivo, considerando le limitazioni negli spostamenti a livello internazionale, è quello di far conoscere ai nostri connazionali la nostra meravigliosa città, per questo abbiamo lavorato su un pubblico di riferimento specifico considerando gli interessi dei viaggiatori. Una località che degli spazi di cui dispone si è sempre fatta vanto: c’è una pineta storica, sinuose colline, mare e spiaggia di qualità con vessilli prestigiosi quali la bandiera Blu, la bandiera verde dei pediatri, le vele di Legambiente, la bandiera con gli smile della Fiab in quanto comune ciclabile, una prestigiosa Area Marina Protetta e la presenza di un attrezzato parco avventura, l’Adventure Park Cerrano. Una terra ricca di enogastronomia, di cultura e di storia con il borgo antico di Mutignano, la Torre di Cerrano simbolo dell’Area Marina Protetta con il Museo del Mare e molto altro ancora”. Un’altra iniziativa questa volta di carattere umanitario che lo “sconosciuto nemico” non è riuscito a fermare è la “Remata Contro La Violenza Sulle Donne”, la quale ha sensibilizzato a questo delicato problema con il motto: “Distanti, ma unite” mostrando come anche ai tempi del Covid anche senza l’unione fisica si può far sentire la propria vicinanza ed il proprio affetto agli altri. Dunque a Pineto il “nemico invisibile” è stato affrontato e superato da una nuova forma di unione e di contatto con l’altro che permette un contatto intellettuale ed affettivo con chi incontriamo.

Iniziative dei lavoratori di Pineto ai tempi dell’estate Covid

Come hanno vissuto il Covid i lavoratori pinetesi? Non dobbiamo dimenticare che siamo in un luogo ove la stagione è per lo più balneare e che si vive per  quasi tutto l’inverno con i guadagni estivi, ma allora come organizzarsi innanzi all’emergenza sanitaria? Lo dicono alcuni grandi lavoratori di Pineto: Brenda Lazzari, Riccardo Cilli, Fabio Donnini, Valentina Manetta e Fabiano Aretusi.

Brenda Lazzari è co-proprietaria con la nonna del Centro Estetico Daria e Brenda situato nel centro di Pineto ed ha seguito un corso per la prevenzione del Covid per cui le è stato rilasciato anche un certificato, nel suo centro ha attuato moltissime norme contro il Covid nello specifico come ha affermato essa stessa: “noi per rafforzare le normative stiamo facendo eseguire periodicamente la sanificazione dell’ ambiente da un addetto con un macchinario all’ozono! Come facevamo già da prima del Covid utilizziamo quasi tutto monouso, dalla carta per il lettino all’attrezzatura. Ciò che non é monouso invece viene disinfettato e messo nello sterilizzatore (autocalve). In più abbiamo sistemato all’ingresso un dispencer per poter fare disinfettare le mani ad ogni cliente e disinfettiamo  anche le scarpe con un prodotto specifico . Ogni giorno sanifichiamo le stanze, l’ingresso ed il bagno con dei prodotti specifici che abbiamo acquistato per il covid!

In piu abbiamo coperto con il cartene (un tipo di plastica) tutte le sedie, poltrone ecc… in modo da poterle disinfettare meglio. Per prevenire il contagio abbiamo eliminato due servizi! Offrivamo ai clienti caffè e giornali”. Ovviamente il Covid lo sente anche lei, ma dimostra anche slancio e lancia parole molto profonde per mostrare l’impegno che le persone possono avere per lavorare in sicurezza rivelando come guardare e vedere positivo anche nei momenti più bui: “Sicuramente rispetto agli scorsi anni ci sono meno turisti. Per quanto riguarda il nostro settore non abbiamo subito un calo anzi ho notato che molti clienti hanno approfittato per fare molti più trattamenti rilassanti.”

Riccardo Cilli è co-proprietario con la sorella dello stabilimento balneare Eucaliptus Beach ed è forse una delle persone di Pineto che ha vissuto di più il problema del virus sul lavoro, lui stesso infatti ci dice che: “L’affluenza balneare durante l’estate 2020 è stata piuttosto buona, sinceramente è andata oltre le nostre più rosee aspettative nonostante l’avvio problematico di inizio Giugno. In particolare abbiamo notato una affluenza minore nei mesi di Giugno e Luglio, che per fortuna è andata in crescendo ad Agosto, toccando l’over booking per le settimane a cavallo di ferragosto. Detto ciò il fatturato rispetto allo scorso anno è calato inevitabilmente, contando che abbiamo perso due mesi (Aprile e Maggio) ma ci riteniamo soddisfatti vista la particolarità del periodo.”

Questa convivenza con il “nemico” ovviamente per un lavoratore come lui è una battaglia quotidiana che affronta con quanti mezzi può attuando tutto ciò che è necessario, come spiega egli stesso quando afferma: “Secondo le disposizioni da parte del governo e della ragione Abruzzo abbiamo apportato diverse modifiche onde evitare il contagio da covid-19. Innanzitutto abbiamo investito su piattaforme online per la prenotazione degli ombrelloni direttamente dal web, cosicché da agevolare e velocizzare l’afflusso alla spiaggia attrezzata. Inoltre abbiamo dimezzato gli ingressi, attivato il servizio pranzo e bar agli ombrelloni, posizionato gel disinfettanti nelle zone nevralgiche del locale, affisso segnaletica orizzontale/verticale e sanificato l’attrezzatura balneare ogni sera.

Oltre a ciò abbiamo anche imposto l’uso della mascherina all’ingresso della zona bar e in tutti quei luoghi dove la distanza di un metro poteva venire meno. Inoltre abbiamo aumentato il distanziamento degli ombrelloni e attrezzature da spiaggia e creato appositi percorsi di entrata ed uscita”. Riccardo Cilli inoltre presso lo stabilimento ha anche un banchetto gestito da Gabriella Del Sole, sua madre, con prodotti della loro terra, dunque di produzione propria ove è possibile trovare ogni giorno frutta e verdura fresca. Anche al banchetto sono rispettate tutte le norme anti-Covid dalle mascherine ai lavoratori a una linea di distanziamento delimitata da staccionata per la distanza in fila dei clienti.

Lo staff dell’Eucaliptus guidato dunque dalla famiglia Cilli è riuscito a creare il suo piccolo “paradiso marinaro” in sicurezza dimostrando la possibilità di una convivenza con il virus sicura e di una vacanza “quasi” normale anche in questo anno così “fuori dal comune”. Di rilievo un consiglio che ci preme sottolineare che il signor Cilli lancia per la futura estate 2021: “Partiamo dal presupposto che il mio desiderio per la prossima estate è che  l’emergenza sanitaria sarà finita e che tutto questo sia soltanto un brutto ricordo.

Nel caso in cui questo non dovesse succedere, proporrei una riforma della gestione “ferie” da parte del governo centrale e delle  associazioni di categoria, cosicché da spalmare l’affluenza turistica su tutta l’estate e non focalizzarla nelle due/tre settimane a ridosso del ferragosto.” Non bisogna inoltre dimenticare che lo stabilimento balneare Eucaliptus è sempre stato famoso per le sue domeniche con musica dal vivo, domeniche che hanno lanciato anche molti cantanti ora famosi, Cilli per la sicurezza dei propri clienti ponendo al centro il valore delle persone ha deciso in questo anno del Covid di sospenderle per motivi di sicurezza ed evitare aggregazione dimostrando così un forte senso di responsabilità. Questa responsabilizzazione di Cilli non parla solo con la voce del rispetto per le persone, ma anche per le cose e per la natura. Tutti sappiamo che il periodo del Covid ha segnato una svolta ambientale come ci racconta il signor Fabio Donnini: “Il Covid per me è stato importante per il pianeta perché si è bloccata gran parte della macchina economica quindi anche le industrie si sono fermate ed ora in Nepal ad esempio è possibile rivedere la catena dell’Imalaia. Madre natura si è presa tre mesi di vacanza.

Si è ripulito il mare almeno poco, poco, poco…” e continua mostrandoci la situazione attuale: “l’umanità continua a buttare di tutto (anche nella splendida pineta di Pineto) chi fuma le cicche di sigarette, chi la merendina butta quella… i bambini guardano i grandi e ripetono… le mascherine stanno a terra… sono i nuovi rifiuti, insieme a cavi di cellulari che non funzionano più… In mare non riesco a capire perché i pescatori non tornino ad usare cassette di legno, in quanto una cassetta di polistirolo se ne vola e rimane a galleggiare mentre quella di legno è più pesante e biodegradabile”; in questa situazione Fabio lancia un appello: “Ci dobbiamo rendere conto che noi “grandi” siamo cresciuti in una realtà ove i nostri genitori buttavano le sigarette ogni tre per due e si buttavano le cose dai finestrini sull’autostrada senza problemi… la differenziata come i cellulari, sono arrivati nella nostra adolescenza, dunque il futuro sono i bambini di oggi che cresceranno; quello che possiamo fare è portarci una mascherina e un guanto per far vedere perché anche quando sembra che non ti vede nessuno un bambino ti vede e quell’immagine gli suscita qualcosa, quell’adulto che prende un rifiuto e lo raccoglie è per lui comunque un esempio di sporcarsi un po’ le mani… come si raccoglie la cacca del cane che è biodegradabile si può raccogliere un rifiuto che non lo è. Sotto una pineta la cacca può essere solo di aiuto alla pineta invece una maschera, una busta, un pannolino nessuno lo raccoglie e invece nuoce.

Se non mettiamo un po’ di olio di gomito il mondo non si raccoglie da solo, la natura si è stancata…”. In questo clima dunque ove ogni messaggio capace di aiutare la natura e sensibilizzare i giovani è fondamentale l’Eucaliptus fa la sua parte e la fa attraverso piccoli gesti che però si caricano di valore; gesti che erano già importanti prima del Covid, ma che ora divengono promemoria capaci di risvegliare una meraviglia che, anche se per poco, si è potuta scorgere durante il lockdown: quella della natura libera di esprimersi. Basti pensare che Cilli fornisce alla sua clientela bicchieri Biodegradabili… se il cliente dunque non dovesse buttarlo ove deve, esso non sarebbe fonte di inquinamento; ecco dunque l’esempio di un piccolo gesto capace di cambiare il mondo.

Un’altra instancabile lavoratrice di Pineto che ogni giorno agisce per convivere con l’ “invisibile” è Manetta Valentina, proprietaria di un negozio di pasta all’uovo, che realizza interamente a mano attraverso un duro lavoro in un piccolo negozio a conduzione famigliare amatissimo dai pinetesi e dai turisti di ogni paese e nazionalità. Lei è una persona molto solare che cerca sempre di vedere le cose con energia e vitalità; ovviamente il Covid ha colpito anche la sua attività: “trovo che la clientela quest’anno a Pineto sia diminuita rispetto agli anni precedenti. Essendo una città che si basa sul turismo estivo la mia attività, come molte altre, ha subito una perdita. Io  ho lavorato, anche se meno, non mi posso lamentare, per come si era messa la situazione”.

Valentina però proprio per la sua grande vitalità non si è scoraggiata, ma con grande energia porta avanti la sua attività in sicurezza, come lei stessa racconta, descrivendo le sue norme igenico-sanitarie: “il mio negozio ha attuato tutte le norme igieniche sanitarie dovute.

Abbiamo lavorato con guanti (fino a quando erano obbligatori) e mascherine per tutto il tempo. Ingresso contingentato 1, Max 2 persone per volta distanziati l’una dall’altra. Si è lavorato male perché in molti non hanno rispettato le regole, bisognava richiamare sempre il cliente a dover indossare la mascherina che puntualmente mancava… oppure a rispettare fuori dal negozio il proprio turno”.

Infine in una località turistica non può mancare l’esempio di un albergatore e proprietario di uno stabilimento ad esso annesso, che con il suo duro lavoro sia riuscito ad attuare tutte le norme e ad aprire nonostante il Covid. Il signor Fabiano Aretusi è proprietario di un albergo storico di Pineto l’hotel Saint-Tropez e dell’omonimo stabilimento, siti nella rinomata zona Corfù di Pineto. Lui è un esempio vivente di qualcuno che si rimbocca le maniche e anche nei momenti più bui sa pensare positivo e rialzarsi come ciò dimostra nel racconto del periodo del lockdown e degli effetti che ha avuto sulla sua attività: “La nostra è una struttura stagionale con apertura nel periodo da aprile a settembre. Sicuramente per effetto del lockdown nei mesi di aprile e maggio le presenze si sono azzerate. Negli anni passati avevamo portato avanti un buon lavoro di destagionalizzazione, con numeri importanti nella bassa stagione. Giugno è partito lentamente e con tante incertezze, ma era prevedibile.

Da luglio si è vista una ripresa, mentre agosto sta registrando delle presenze importanti. Settembre sembrerebbe in linea con gli anni passati. Sicuramente è diminuita la permanenza media dei turisti, così come le prenotazioni arrivano sempre più sotto data.  Abbiamo riaperto con previsioni più basse rispetto i numeri che si sono poi registrati. Ora, in qualche modo, possiamo dire che la stagione è salva, ma paghiamo un prezzo altissimo a livello di sforzi lavorativi. Non è stata una stagione come le altre, gli ultimi anni avevano registrato forti presenze turistiche, quindi non possiamo parlare di un aumento di presenze turistiche. Ad ogni modo ne è valsa la pena, ora pensiamo a come riorganizzare il futuro.” Per i suoi clienti l’hotel ha un grandissimo rispetto infatti ha attuato moltissime norme per prevenire il Covid ed offrire al cliente il relax desiderato in tutta sicurezza, come dimostrano le parole del signor Aretusi: “Naturalmente dobbiamo seguire alla lettera le indicazioni dei vari decreti, leggi regionali e ordinanze in materia di igiene e sicurezza.

Seguiamo il protocollo “Accoglienza Sicura”, siglato dalle principali associazioni di categoria, ed abbiamo attivato un piano d’azione ed un registro delle azioni in conformità con le raccomandazioni delle autorità sanitarie. La pulizia è sempre stata un aspetto fondamentale nel nostro lavoro, nonostante tutto gli sforzi sono intensificati. Tutte le camere e gli spazi comuni vengono quotidianamente sanificati con detergenti ossidanti a base di perossido di idrogeno. Il nostro personale è protetto con dispositivi di protezione individuali, guanti, mascherine cuffie. Check-in e il check-out possono essere effettuati direttamente dal proprio indirizzo di posta elettronica con uno strumento semplice ed intuitivo, che consente di ridurre al minimo le interazioni con la reception.

Una parte fondamentale è anche nella comunicazione con gli ospiti, perché non possiamo permetterci di abbassare la guardia proprio ora. In hotel ed in spiaggia ci sono paline segnaletiche, adesivi sui pavimenti e flyer per spiegare meglio le azioni intraprese e le linee di comportamento, oltre alla disponibilità di mascherine facciali, guanti monouso e gel disinfettanti. In spiaggia abbiamo deciso di posizionare gli ombrelloni con uno spazio di dodici metri quadrati, nonostante le linee guida ne indicassero dieci. Lettini e sdraio sono sanificati od ogni cambio, mentre l’ombrellone rimane lo stesso per tutta la durata della vacanza, così da assicurarsi che non venga utilizzato da altre persone. Abbiamo anche modificato tutte le nostre politiche di cancellazione rendendole flessibili: sappiamo bene che la situazione di emergenza, purtroppo, non permette di programmare per tempo le vacanze e che gli ospiti potrebbero avere la necessità di cancellare anche all’ultimo momento.” Inoltre Fabiano ha ripreso durante l’intervista un aspetto di cui si è già parlato in questo articolo quello ecologico e sociale del Coronavirus sottolineando proprio il valore del rispetto e della responsabilità ed incoraggiando a questi valori i suoi concittadini ed i turisti, dando un grande ed importantissimo consiglio: “Il consiglio è quello di non abbassare la guardia e seguire scrupolosamente le indicazioni che ci vengono fornite dalle autorità sanitarie: mantenere il distanziamento sociale, indossare la mascherina e igienizzare. Non solo per noi stessi, ma soprattutto per il rispetto che dobbiamo avere verso gli altri, principalmente per i più deboli. L’emergenza legata al coronavirus non è né uno scherzo né un gioco, dobbiamo impegnarci tutti al massimo per far sì che termini il prima possibile.

Questo periodo, forse, ci ha anche portato a riscoprire il rispetto per l’ambiente. E’ aumentata l’esigenza di una vacanza all’aria aperta ed a contatto con la natura. Fortunatamente nella nostra regione disponiamo di un grande patrimonio verde, dobbiamo preservarlo e migliorare il nostro impegno per un turismo che sia sempre più sostenibile.” Ovviamente una persona così a contatto con il pubblico ha potuto fornire notevoli informazioni sull’attenzione del “turista” alle norme, si riportano le sue parole: “La maggioranza delle persone sembra attenta al rispetto delle regole.  Alcuni comportamenti fondamentali come indossare la mascherina e mantenersi a distanza durante il dialogo a volte vengono dimenticati, può accadere anche involontariamente senza accorgersene. A volta capita di dover ricordare quali sono le regole da seguire. Sicuramente però alcune delle immagini che in questi giorni abbiamo visto in tv, fortunatamente non del nostro territorio, non sono del tutto entusiasmanti. Feste, baci ed abbracci è meglio rinviarle al futuro.”

Conclusioni

Come si è visto la cittadina di Pineto è un esempio di rinascita, una piccola luce accesa ai tempi del Covid, una forza capace con il suo duro lavoro di accendere un fuoco che illumini il sentiero dell’Italia del futuro. Pineto è il luogo ove si vive e si è vissuto, in particolare in questo 2020, il bello del quotidiano, il bello di ogni piccolo gesto ricco di significato che nella routine quotidiana si tende a dare per scontato. Pineto è un insieme di attimi che parlano al singolo donando un nuovo sguardo ai nostri occhi disabituati a vedere le piccole cose.

Direttore responsabile: Claudio Palazzi

IL CINEMA CHE TORNA

IL CINEMA CHE TORNA

IL CINEMA CHE TORNA

Le incertezze erano tante, come le paure, ma la 77esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, organizzata dalla Biennale di Venezia e diretta da Alberto Barbera, si è svolta. Dal 2 al 12 settembre 2020. E come sempre al Lido di Venezia. È stato un successo da più punti di vista: per il mondo del cinema, in generale, ma anche per l’organizzazione, che è riuscita a mantenere alto il controllo di rispetto per le misure anti-Covid, e che dunque ha permesso la riuscita del primo Festival del Cinema di quest’anno. Tanti gli ospiti, tanti gli applausi ai 18 film in gara, ma anche a quelli fuori gara, e tanti i sorrisi: da quello di Pierfrancesco Favino, vincitore della Coppa Volpi, a Chloé Zhao, che con “Nomandland” si è aggiudicata l’ambito Leone d’Oro. Ma non solo: sorrisi anche del pubblico, che finalmente è tornato.

QUANTA VITA AVRANNO I FILM DEL FESTIVAL?

Con “Padre Nostro” Favino e Noce porteranno nelle sale una pagina buia della recente storia italiana: l’attentato subito dal padre del regista, Alfonso, vicequestore e dirigente dell’Antiterrorismo nel 1976, per mano dei Nap, Nuclei Armati Proletari, in cui morirono anche il suo autista e un militante del commando. Mentre in “Khorshid (Sun Children)” di Majid Majidi, cui è andato il premio Mastroianni per il giovane emergente a Rohuholla Zhamani, con una performance travolgente, ci si immerge negli angoli bui di Teheran attraverso quattro amici che cercano di scapparne via. “Nuevo Orden” di Michel Franco, vincitore del Gran Premio della Giuria (Leone d’argento), porterà nelle sale una rappresentazione tragica del Messico: da un momento felice, quale il matrimonio della ricca Marian Novelo, ad un crudo realismo: la sposa diventa oggetto di riscatto, da parte del popolo, che rovescia la situazione con una violenza scaturita da anni e anni di povertà. Ed è questa, forse, lo spunto che il regista vuole proporre agli spettatori.

Pieces Of A Woman” di Kornél Mundruczó, grazie al quale Vanessa Kirby ha vinto la Coppa Volpi come miglior attrice, racconta una storia intima: il viaggio emotivo di una donna che perde la figlia durante la gravidanza. Sono solo alcuni dei film presenti in gara e che hanno vinto, ma tutti hanno uno scopo in comune: quello tradizionale del cinema, coinvolgere lo spettatore, e quello più attuale, far tornare le persone in sala: già prima del Covid le sale erano spesso semivuote, mentre ora è una costante.

QUANTO è IMPORTANTE ANDARE AL CINEMA?

Mentre Walt Disney presenta l’ultima opera, “Mulan”, con l’innovativo “in streaming dal..”, il cinema aspetta la gente, che durante il lock down lo ha cercato e riscoperto, però attraverso un computer o una televisione. Il Cinema è invece altro: posti a sedere numerati, buio che cala e telefonini che si silenziano. Non può essere sugli apparecchi multimediali, ma nel suo posto naturale. Posto naturale che può essere anche una piazza, come i ragazzi del Cinema America e di Stracult ci hanno insegnato. L’importante è che ci sia gente, un grande schermo e un proiettore.

Direttore responsabile: Claudio Palazzi

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