INpressMAGAZINE Claudio Palazzi

Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz_città meticcia (MAAM)

Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz_città meticcia (MAAM)

Di luoghi abbandonati in Italia ce ne sono tanti, ognuno con la sua storia pregressa. Troppo pochi hanno un futuro e la maggior parte è dunque costretta ad un presente di deperimento e marcescenza.

La città di Roma è piena di edifici costruiti con scopo abitativo o produttivo che, ad un certo punto, per le ragioni più svariate, hanno perso di interesse per il proprietario e sono stati lasciati a loro stessi.

In alcuni casi però qualcuno di essi riceve nuova linfa e torna in vita, magari con uno scopo completamente diverso da quello originariamente pensato.

È la storia dell’ex fabbrica Fiorucci di Roma in via Prenestina 913, oggi occupazione abitativa e “Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz_città meticcia” (MAAM).

L’occupazione abitativa

Più di 30 anni fa il salumificio chiude i battenti, per spostare la sua attività produttiva a Pomezia, lasciando un enorme edificio abbandonato ad abbruttire ed ingrigire la periferia romana di Tor Sapienza.

Nel Marzo del 2009 un nutrito gruppo di persone coordinate dal movimento di lotta per la casa “BPM” (Blocchi Precari Metropolitani) occupa a scopo abitativo la struttura, che nel frattempo era stata acquistata dalla Salini SRL.

Nell’ex fabbrica Fiorucci la provenienza geografica e la cultura d’origine delle persone che vi abitano è molto variegata: ci sono persone sudamericane, nord africane, dell’Africa sub-sahariana, est europee ed anche Rom.

Quello della casa è un diritto sancito dalla Costituzione in Italia ma, purtroppo per molte persone resta un principio solamente teorico. È questa la motivazione che le spinge ad ovviare al problema provando a costruire la propria abitazione all’interno di un edificio dismesso.

È per questo motivo che l’occupazione prende il nome di Metropoliz città meticcia.

La svolta artistica

Nel 2012 l’artista e antropologo Giorgio De Finis ed il film maker Fabrizio Boni danno vita al primo progetto artistico intitolato “Space Metropoliz”.

Per rispondere alle minacce di sgombero e all’intolleranza razzista e ottusamente legalitaria di alcune persone del quartiere che li invitava ad andare via, gli occupanti ideano un documentario che avrebbe testimoniato la preparazione, in chiave allegorica, di un razzo incaricato di trasportare sulla Luna la città occupata di Metropoliz.

“Se sulla Terra non c’è posto per noi, allora lo cercheremo sulla Luna” è questo il messaggio che gli artisti, coinvolgendo gli occupanti vogliono trasmettere.

La metafora del viaggio sulla Luna si fa concreta nelle opere d’arte che vengono costruite ispirandosi a questa idea: viene realizzato un razzo in acciaio, oltre ad una grande varietà di sculture, pitture murali ed altre creazioni tematiche.

 

Nasce il museo

Il fermento creativo iniziato con il progetto di “allunaggio” non si arresta e, da quel momento in poi, molti artisti scelgono di dare il proprio contributo donando un’opera o disegnando sui muri dell’occupazione.

Nasce quindi la volontà di trasformare l’edificio in un museo d’arte, senza che venga meno la sua funzione di occupazione abitativa. Nasce il primo museo abitato del mondo!

Il museo è visitabile, grazie all’impegno degli abitanti che ne hanno cura e lo aprono al pubblico ogni sabato del mese.

Visita guidata

Ho visitato il MAAM accompagnato nel tour del museo da Irene, attivista di BPM e per l’occasione guida turistica per me e per le altre persone presenti (alcune delle quali giunte a Roma dall’Olanda).

Dopo una breve introduzione storica sulla nascita dell’occupazione abitativa e del museo inizia il tour delle varie opere d’arte.

Quello che emerge è una grande varietà di contributi artistici, alcuni dei quali richiamano fortemente il ruolo originale di salumificio della struttura e parlano quindi di liberazione animale e delle loro sofferenze. Molte altre opere parlano direttamente degli abitanti attuali dello spazio, quindi di migrazione e nuove opportunità. Non manca lo componente surreale e fantasiosa.

L’idea del museo, ci dice Irene, è quella di creare una “Barricata d’arte” ovvero tutelare l’esistenza di uno spazio abitativo difendendolo con il valore artistico delle opere contenute al suo interno.

Aggiunge anche che alcune delle opere del MAAM sono state esposte anche al MACRO (il museo dell’arte contemporanea di Roma) a dimostrazione del fatto che il loro valore artistico trascende la realtà degli spazi occupati.

Per formalizzare e rendere più efficace questo tentativo di difesa artistica dell’edificio, gli abitanti e le abitanti di Metropoliz hanno avviato la procedura per candidare il MAAM a patrimonio dell’Unesco.

Idea affascinante ma non riproducibile

Sottrarre uno spazio all’abbandono e all’incuria per trasformalo in un museo è un progetto affascinate e interessantissimo. Aiuta ad uscire dall’ottica che impone di ragionare solo in termini di valore economico e aggiunge il valore artistico all’equazione.

Non è possibile però trascurare che la destinazione d’uso principale di Metropoliz è, attualmente, quella abitativa, il che solleva una questione fondamentale.

L’emergenza abitativa a Roma è un problema enorme che richiede una soluzione di carattere strutturale.

Per quanto possa stupire l’idea di una casa-museo, si tratta di un unicum, di un progetto difficilmente riproducibile.

È impensabile che chiunque si trovi senza una casa possa immaginare di occupare un posto e trasformalo in un museo per evitare di essere sgomberato.

Interrompere la rete invisibile del bullismo: ad Acerra l’evento formativo gratuito con gli esperti della Fondazione Patrizio Paoletti

Si terrà presso la Casa del Cinema e delle Arti nel Castello dei Conti di Acerra (Napoli), l’evento “Prefigurare il futuro: interrompere la rete invisibile del bullismo, ideato dalla Fondazione Patrizio Paoletti in collaborazione con la Rete Interistituzionale sul bullismo ed il cyberbullismo di Acerra. L’evento è gratuito, si rivolge a tutti gli insegnanti e i genitori e si svolge mercoledì 25 maggio dalle 17:00 alle 19:30 in presenza, ma sarà possibile seguirlo anche in live streaming.

Apriranno i saluti di Giuseppe Scialla, Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Campania, Raffaele LettieriSindaco di Acerra, Milena PetrellaAssessore alla Pubblica Istruzione, Rosa EscaDirigente Scolastico Scuola secondaria statale di 1° grado “Gaetano Caporale”. Terranno l’incontro Tania Di Giuseppe, psicologa della Fondazione Patrizio Paoletti e responsabile del progetto Prefigurare il futuro, e Sandro Anella, docente della Fondazione.

Secondo l’ultimo rapporto dell’UNESCO, oltre il 30% degli studenti nel mondo è vittima di bullismo. 1 studente su 10 è vittima di cyberbullismo (il bullismo in rete). Con la pandemia COVID-19, i casi registrati sono in costante aumento (UNESCO 2021). In Italia secondo l’indagine ISTAT 2020, più del 50% dei ragazzi con età compresa tra gli 11 e i 17 anni riferisce di essere rimasto vittima di episodi offensivi, non rispettosi e violenti.

Ma quali sono le conseguenze di tutto ciò per i nostri ragazzi? Gli esperti concordano: chi è coinvolto in episodi di bullismo e di cyberbullismo ha maggiori probabilità di sviluppare difficoltà relazionali, di sentirsi depresso, solo, ansioso, di avere scarsa autostima e di sperimentare pensieri suicidi (Unicef 2021). Cosa fare, allora, per impedire questi gravi effetti? Siamo tutti coinvolti e ciascuno può fare la sua parte perché il bullismo nasce in un contesto relazionale e sociale. In qualche modo, è figlio di tutti. Siamo chiamati insieme, quindi, a rispondere alla domanda: “Qual è il mondo che vogliamo?”

I contenuti formativi proposti da Fondazione Patrizio Paoletti in questo appuntamento speciale, elaborati con RINED (l’istituto di Ricerca della Fondazione Paoletti), hanno proprio questo obiettivo. Sono gli adulti per primi, genitori, insegnanti ed educatori, a dover educare (ed educarsi) alla consapevolezza.

Un mondo migliore è possibile. Dobbiamo solo allenarci a prefigurarlo.

Scarica la locandina e il programma dell’evento

Link di iscrizione: bit.ly/pf-25-maggio-acerra

FONDAZIONE PATRIZIO PAOLETTI

È un Ente di Ricerca No Profit nato ad Assisi nel 2000 per volontà di Patrizio Paoletti e di un gruppo di ricercatori, pedagogisti, psicologi, sociologi, medici e imprenditori. La Fondazione realizza i propri programmi di ricerca ed i progetti pedagogici per raggiungere un unico scopo: permettere ad ogni persona di entrare in contatto con il proprio immenso potenziale. Da 21 anni la Fondazione studia il funzionamento dell’uomo con una ricerca interdisciplinare: neuroscientifica, psicologica, educativa, didattica e sociale. I risultati di questi studi, insieme al raccordo dei più aggiornati saperi sul funzionamento umano, vengono immediatamente tradotti in campo educativo e didattico, per promuovere i migliori talenti nei bambini e negli adulti. fondazionepatriziopaoletti.org

Giappone e guerra in Ucraina: effetti in Asia di una guerra europea

La guerra in Ucraina non ha effetti unicamente nel nostro continente. La vastità della Russia e la sua importanza a livello internazionale come attore politico ed economico fa sì che anche paesi molto lontani da questo conflitto agiscano in maniera non eccessivamente diversa dai paesi europei. Uno di questi è il Giappone.

Il Giappone, pur essendo all’altro estremo della Russia rispetto all’Italia, sta vivendo la guerra con la stessa preoccupazione percepita dai paesi europei. Il partito storico di governo (il Partito Liberaldemocratico giapponese) con il suo nuovo leader stanno affrontando una nuova fase di sfide, innescate proprio dalla guerra in Ucraina. Mosca e Tokyo hanno dei rapporti complicati, che sono stati inaspriti dal conflitto. Inoltre il primo ministro giapponese Fumio Kishida, insediatosi pochi mesi fa, sta adottando una linea insolitamente dura per il Giappone, tanto da mettere in discussione punti chiave storici non soltanto del partito liberaldemocratico, ma anche della stessa costituzione.

Prima di vedere come il Giappone ha reagito all’attacco russo in Ucraina, è importante conoscere le relazioni che i due paesi intrattengono, oltre che alcuni importanti fattori della politica giapponese e del partito che lo governa dagli anni ’50.

I rapporti tra il Giappone e la Russia: il problema delle isole Curili

Tokyo e Mosca hanno dispute aperte da diversi anni. Le frizioni si concentrano sulle isole che si trovano tra i due paesi, le Curili. La disputa riguardante questi territori ha fatto sì che queste due importanti nazioni non abbiano mai formalmente stipulato un trattato di pace che ponesse fine al loro scontro nella Seconda guerra mondiale.

Le isole Curili si trovano tra la provincia giapponese dell’Hokkaido e la penisola russa della Kamchatka. Durante l’800, scontri tra i due paesi in questi territori avevano visto prevalere Tokyo su Mosca. Con un importante trattato firmato a Shimoda nel 1855, il Giappone ottiene il controllo delle quattro isole più vicine all’Hokkaido, ma successivamente l’impero giapponese riuscirà ad espandersi ancora oltre.

La situazione cambia con la Seconda guerra mondiale. Nell’agosto del 1945 l’Unione Sovietica entrò in guerra contro il Giappone, ed occupò tutte le isole Curili. Con il trattato di San Francisco del 1951, il decadente impero asiatico aveva perso i territori presi con la guerra russo-giapponese del 1904; tuttavia non si faceva riferimento alle quattro isole più vicine al Giappone, che erano state conquistate precedentemente e consegnate a Tokyo con il trattato di Shimoda. Esse però erano ormai controllate dall’Armata Rossa.

Questa contesa territoriale è ancora oggi vigente tra le due nazioni, e per causa sua Giappone e Russia non hanno mai formalmente concluso un trattato di pace. Il partito liberaldemocratico ha sempre rivendicato le quattro isole vicino all’Hokkaido come “Territori del Nord”, ma la Russia non ha mai ceduto il passo.

Il pacifismo costituzionale del Giappone

La pressione russa sui confini giapponesi e la disputa territoriale hanno rappresentato una delle questioni più importanti e problematiche per la politica estera di Tokyo. La situazione giapponese è un caso particolare nel mondo, dato che nella stessa costituzione nipponica è contenuto un articolo che sostanzialmente obbliga il Giappone al pacifismo.

Ai sensi dell’articolo 9 della costituzione, il Giappone “rinuncia alla guerra come strumento legittimo” e si impegna a mantenere le forze armate ridotte al minimo, al solo scopo di autodifesa. Sostanzialmente, quindi, Tokyo non possiede un vero e proprio esercito.

I possibili strumenti di pressione nei confronti della Russia si riducono alla diplomazia, che però non ha mai prodotto risultati concreti nella risoluzione delle dispute territoriali tra i due paesi.

Questo articolo della costituzione rappresenta il punto centrale della politica estera nipponica. Malgrado si sia già in passato discusso del cambiamento di questa norma, esso ha sempre svolto un ruolo centrale nella politica giapponese. I vari primi ministri hanno quindi sempre cercato di moderare le posizioni nei confronti di Mosca in considerazione dei loro obiettivi diplomatici, mostrandosi a volte più duri, altre più accondiscendenti.

L’aggressività della Russia si è dimostrata però un punto di svolta importante per questa impostazione del Giappone, che adesso si ritrova nuovamente a mettere in discussione questa norma costituzionale. La difesa del Giappone, comunque, rimane legata principalmente al primo partener di Tokyo, ovvero gli Stati Uniti.

I rapporti tra Giappone e USA

Dopo la sconfitta nella Seconda guerra mondiale, il Giappone ha vissuto per un breve periodo l’occupazione statunitense. Dopo il ritiro di Washington, il paese asiatico è rimasto fortemente legato agli USA, soprattutto in virtù della sua nuova “anima” pacifista, che però lo rende vulnerabile ai suoi potenti vicini (principalmente la Russia e la Cina).

Il Giappone non è un membro della NATO, ma il legame fortissimo con gli USA è stato sancito dal Trattato di mutua sicurezza del 1951. Secondo questo trattato, l’esercito statunitense rimarrà in Giappone fin quando esso non sarà in grado di difendersi da solo. Tuttavia l’articolo 9 della costituzione rende questo obiettivo molto difficile da raggiungere. Ad oggi, circa 54.000 soldati statunitensi sono in Giappone.

La reazione del Giappone alla guerra di Crimea del 2014

Quando nel 2014 la Russia attaccò la regione ucraina della Crimea, la reazione di Tokyo fu abbastanza diversa da quella che si è osservata nel 2022. Ma allo stesso modo era diversa la situazione in cui si trovava il paese. Il primo ministro di quei tempi, Shinzo Abe (uno dei più importanti della storia del Giappone democratico), ha avuto un approccio “atipico” nella storia dei leader del principale partito giapponese.

Tra il 2013 e il 2019, Abe ha visitato la Russia ben undici volte, e offrì anche un piano di cooperazione economica. Quando Mosca si appropriò della Crimea nel 2014, la reazione del Giappone è stata la più debole tra tutti i paesi del G7. Tutto ciò nella speranza che la Russia rimanesse aperta al dialogo per la risoluzione delle dispute territoriali.

Nessuna delle iniziative del primo ministro Abe ha avuto il successo desiderato. Oggi la rotta giapponese è ritornata su un binario più freddo con Mosca. Le cause sono diverse, e riguardano soprattutto il maggior pericolo per la sicurezza giapponese: la Repubblica Popolare Cinese.

Riflessi in Asia del conflitto ucraino

La Cina negli anni ha accresciuto la sua potenza militare oltre che quella economica. Sempre più sono le crisi che coinvolgono le forze armate cinesi in Asia e nell’Oceano Pacifico e ci si preoccupa se, nel caso in cui fosse Pechino a forzare la mano, ci potrà essere una reazione adeguata.

L’immobilità dell’occidente di fronte all’aggressione russa in Ucraina spaventa soprattutto i cittadini di Taiwan, l’isola al centro dei problemi territoriali con la Cina. Ma anche a Tokyo ci sono preoccupazioni, dato che è in corso una disputa territoriale anche tra i due paesi nelle isole Senkaku, che la Cine rivendica come proprie e chiama Diaoyu.

Nel caso in cui in futuro la Cina dovesse muovere le armi, e l’occidente dovesse nuovamente dimostrarsi restio ad intervenire, il Giappone potrebbe fare ben poco con la poca forza di autodifesa che possiede in virtù dell’articolo 9 della sua costituzione.

Il coordinatore di China Files Lorenzo Lamperti spiega in un’intervista per Il Caffè Geopolitico come lo scontro in Europa possa accelerare delle dinamiche presenti in Asia già da diversi anni, che vedono una Cina sempre più aggressiva e un Giappone che vi si contrappone sempre più duramente. Nella stessa intervista Lamperti fa comunque notare come la Cina ha sempre ribadito la differente situazione che c’è tra la Russia e l’Ucraina (due Stati che si considerano pienamente sovrani) e la Cina e Taiwan (che invece non si riconoscono a vicenda).

La guerra in Ucraina quindi ha sviluppato nuove reazioni anche a Tokyo, riguardo alla considerazione che il paese ha dell’intervento contro aggressioni di questo tipo. La ferma decisione del Giappone si nota dalla dura posizione intrapresa nell’adozione delle sanzioni nei confronti di Mosca.

Le sanzioni del Giappone alla Russia

Allineandosi con i partner del G7 in maniera molto più salda rispetto a quanto fatto nel 2014, il Giappone del primo ministro Fumio Kishida, da poco in carica, ha adottato pesanti sanzioni contro la Russia, nel tentativo di contribuire a indebolire l’azione russa.

A Tokyo sono stati congelati i fondi della banca centrale russa. Una risorsa importante, pari al 6% della riserva di valuta posseduta dai russi. Oltre a ciò, sono stati congelati i beni di 61 personalità vicine al presidente russo Putin, inclusi membri del parlamento di Mosca. Azioni sono state prese anche verso banche private. Il numero di sanzioni inoltre non è definitivo, e potrebbe variare a seconda di come il G7 deciderà di muoversi in futuro.

Oltre a ciò, il Giappone ha anche dato materiale sostegno a Kiev, fornendo materiali militari appartenenti alle forze di autodifesa giapponesi, come ad esempio giubbotti antiproiettile. Un’azione questa particolarmente insolita per il governo di Tokyo. Infine sono stati previsti aiuti umanitari sul territorio ucraino.

Il possibile aumento della spesa militare 

La guerra in Europa potrebbe anche avere un effetto che difficilmente si sarebbe visto in Giappone: il forte aumento della spesa pubblica per la difesa. L’articolo 9 della costituzione ha sempre reso difficile questo obiettivo del partito liberaldemocratico, che già da diversi anni tenta di migliorare la difesa del paese in luce dell’aumento delle azioni cinesi e nordcoreane nell’area.

Nei primi mesi del suo mandato il primo ministro Kishida aveva proposto un aumento della spesa nel settore. Ma già Shinzo Abe, premier fino al 2020, aveva spinto particolarmente per questo intento, staccandola dal tradizionale 1% rispetto al PIL. Anche se fino ad ora non ci si era mai allontanati molto da questo valore percentuale di spesa rispetto al PIL, è ormai da otto anni che il Giappone aumenta la sua spesa militare.

Dal 1 Aprile 2022 il budget per la difesa del Giappone ammonterà a oltre 45 miliardi di dollari. Per via della guerra in Ucraina, tuttavia, la cifra potrebbe aumentare ancora.

Il limite dell’azione: dipendenza energetica dalla Russia

Il Giappone si trova comunque in una situazione comune a molti stati. Tokyo è infatti molto dipendente dalle risorse energetiche della Russia.

Povero di risorse, il Giappone ha dovuto aumentare le importazioni di materie prime nell’ultimo decennio. Dopo l’incidente della centrale di Fukushima, a Tokyo si decise di ridurre la produzione energetica dal nucleare, tornando ad essere particolarmente dipendenti dalle fonti fossili, soprattutto carbone e gas.

Come in Europa, anche in Giappone si discute se continuare a collaborare con i russi per quanto riguarda l’energia. Il commercio con Mosca è ancora di vitale importanza per la sicurezza energetica giapponese.

Per ora, il Giappone non sembra intenzionato a staccarsi dai suoi accordi energetici già intrapresi con Mosca. La sicurezza energetica rappresenta per Tokyo, come per molti altri paesi, un forte limite alle sanzioni che possono essere adottate contro la Russia.

Giappone: un paese sempre uguale, ma in mutamento

Lo scontro in Ucraina ha comportato un radicale cambiamento del Giappone nei confronti della Russia. I buoni rapporti costruiti durante la lunga amministrazione di Shinzo Abe non hanno prodotto gli effetti desiderati per la restituzione dei territori contesi. Il governo di Fumio Kishida quindi porta una radicale inversione di rotta sotto questo aspetto, adottando una linea molto più dura e decisa.

La guerra in Europa ha avuto importanti effetti fino in Asia. In Giappone è stata pretesto per importanti cambiamenti di rotta in un paese che da decenni ha elementi fissi e difficilmente mutabili, come l’articolo 9 della sua costituzione. Ovviamente molti elementi della politica giapponese sono ancora fermi, come il partito di governo tradizionalmente al potere (i liberaldemocratici), e l’anima pacifista del Giappone, che è ancora fortemente presente.

GLI OZI DI ERCOLE – II EDIZIONE Il materiale della vita/La vita materiale Anteprima per la stampa 27 maggio 2022

Parte la seconda stagione de Gli Ozi di Ercole del Parco Archeologico di Ercolano, dal tema Il materiale della vita / La vita materiale, strettamente connesso alla grande mostra sui legni che si inaugurerà nel corso dell’anno. La seconda stagione degli Ozi, che partirà il 27 maggio 2022 e terminerà nel mese di dicembre, si articolerà in sei incontri nei quali entreranno in dialogo i linguaggi della scienza, dell’archeologia, della filosofia, della letteratura, del teatro, ripetendo lo schema già sperimentato con successo nella prima edizione. La domanda chiave del ciclo sarà: di cosa è fatta la vita? Qual è la materia e quali sono i materiali della vita?  Particolare attenzione, anche in ragione del contesto pressoché unico del Parco archeologico di Ercolano, sarà data alla vita quotidiana e alla storia degli oggetti, fra antico e moderno.

Presentazione del Programma alla stampa venerdì 27 maggio 2022 alle ore 18.00 presso le Terme Maschili del Parco.

I giornalisti interessati sono invitati a comunicare la propria adesione all’ufficio stampa alla mail ercolano.ufficiostampa@beniculturali.it entro il 24 maggio.

Dopo la presentazione alla stampa seguirà il primo incontro del ciclo Il mare canuto. Epiche e filosofia della navigazione. L’incontro avrà per tema i legni, si parlerà dunque di mare e di navi, elementi chiave dell’immaginario di ogni tempo. L’espressione mare canuto vuol essere un omaggio al primo Stasimo di Antigone di Sofocle. Di scena Roberto Casati, filosofo delle scienze cognitive al CNRS, professore all’EHESS e direttore dell’Institut Nicod a Parigi; Matteo Nucci, scrittore e saggista; Massimo Popolizio, fra gli attori più importanti e apprezzati del teatro e del cinema italiano. 

Progetto cofinanziato dall’Unione Europea, dallo Stato Italiano e dalla Regione Campania, nell’ambito del POR Campania FESR 2014-2020 (POC Campania 2014-2020, Linea di azione 2.4 “Rigenerazione urbana, politiche per il turismo e cultura”).

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