Pier Paolo Calzolari opere scelte

Dopo la mostra inaugurale dedicata a Jan Fabre, 21Art Montecarlo prosegue il proprio programma espositivo con una personale di Pier Paolo Calzolari (Bologna, 1943), tra le figure di riferimento dell’Arte Povera, movimento nel quale l’artista ha sviluppato una ricerca autonoma, caratterizzata da una forte tensione poetica e da una particolare attenzione alla dimensione letteraria dell’opera.

Curata da Sergio Risaliti, l’esposizione Pier Paolo Calzolari opere scelte sarà aperta al pubblico dal 1° ottobre 2026 al 9 gennaio 2027 negli spazi monegaschi di 21Art, all’interno del nuovo eco-quartiere Mareterra progettato da Renzo Piano (22, Quai du Petit Portier).

Pier Paolo Calzolari, Senza titolo, 2025, salt, pigment, wood, stabilized rose petal, gold, lead, 56 x 38 x 8 cm

Il percorso espositivo riunisce una selezione di opere realizzate prevalentemente nel 2025, affiancate da alcune incursioni nel recente passato, restituendo la continuità di una ricerca che, a oltre cinquant’anni dalle prime esperienze, conserva intatta la propria capacità di misurarsi con i processi della percezione.

«Nella mostra di Monaco la superficie di rappresentazione si carica a sale, si fa spessore, di natura alchemica; gli oggetti una volta accolti da quel campo visivo spazzano via l’irrealtà dell’immagine dipinta, l’inganno mimetico, per restituire all’immaginazione un corpo reale, una fisicità  che estende la sua energia in molteplici direzioni, dal poetico al letterario, dal mitico al surreale, in un gioco continuo di contaminazioni, ibridazioni e  scambi che possono essere di qualità, di sostanza, e pure simbolici. L’intento profondo di Pier Paolo Calzolari, anzi direi la sua poetica del profondo, intende esaltare e rigenerare la unione delle forze in campo e il loro scambio gratuito dal punto di vista della natura e dell’uomo, in cui a dominare siano la sensibilità e l’immaginazione dell’uno, la potenza generatrice dell’altra, l’infinita varietà di forme bellissime. Un creare arte che sia anche un restituire stupore all’uomo contemporaneo che vive di alienazioni e di violenza, sempre più disilluso, privato di stupore e di poesia», scrive il curatore Sergio Risaliti.

«Per me non esiste nulla di invisibile, ogni cosa si testimonia lasciando una traccia», scrive Calzolari. «Per me una traccia olfattiva, una corrente d’aria sono strutture fisiologiche tangibili, perché sono realtà, non illusioni della realtà, non sono fantasmi, e i fantasmi stessi sono tangibilmente presenti…».

In questa concezione si concentra una parte essenziale della poetica di Calzolari: l’opera non si limita a occupare uno spazio, ma ne registra e attiva le presenze, trasformandolo in un luogo di passaggio e di sedimentazione di odori, segni, tracce, pensieri e desideri. «Io concepisco il lavoro in uno spazio pubblico, come un tempio, una basilica laica, un posto dove la gente appunto lascia odori, segni, tracce, sudori, pensieri, desideri, gangli consunti, richieste, preghiere», prosegue l’artista. «Queste sono tutte linee di forza percepibili, come le linee di forza tintorettiane».

L’artista affida la costruzione dell’opera a materiali e processi elementari, sottraendoli alla loro funzione ordinaria per restituirli a una dimensione percettiva e simbolica. L’essenzialità formale non coincide tuttavia con la semplicità: ogni elemento diviene portatore di energia, memoria e possibilità evocativa.

Aria, fuoco, terra e acqua costituiscono alcuni dei riferimenti primari di questa ricerca, continuamente ricomposti attraverso l’accostamento di materiali eterogenei. A elementi artificiali legati alla dimensione urbana e semi-industriale – rottami, oggetti d’uso quotidiano, tubi al neon – Calzolari affianca pigmenti, sale, cotone, metallo, fuoco e altri materiali naturali. Conchiglie, piume e petali disseccati introducono inoltre una componente organica, capace di conferire alle opere una dimensione contemplativa e, in alcuni casi, suggestioni di matrice orientale.

L’apertura della prima sede internazionale segna un nuovo capitolo nel percorso di espansione di 21Art e conferma il ruolo centrale del Principato di Monaco come destinazione europea per l’arte contemporanea.

Secondo il modello ormai consolidato di 21Art, anche alla galleria di Monaco si affianca un members club – 21Art Club – ovvero un’innovativa community di collezionisti e operatori di settore, capace di garantire un sostegno strutturato e duraturo agli artisti, contribuendo alla costruzione di un ecosistema culturale dinamico e condiviso. Gli spazi del Club, progettati dal collettivo Fosbury Architecture, ospitano salotti culturali e momenti di dialogo, approfondimento e avvicinamento all’arte contemporanea rivolti ai collezionisti del Club monegasco e aperti ai members dei Club di Roma, Padova e Treviso di passaggio nel Principato.

La mostra è visitabile da martedì a domenica con orario 10.00-19.00; chiuso per le festività dal 24 al 28 dicembre compresi. Per informazioni: T. +377 37 705878, WhatsApp +44 7824 325808, montecarlo@21art.it.

Il programma completo delle mostre e delle attività promosse da 21Art, società benefit fondata da Alessandro Benetton su un progetto dell’imprenditore Davide Vanin, è disponibile sul sito https://twentyoneart.com/.

Pier Paolo Calzolari nasce a Bologna nel 1943 e trascorre l’infanzia e l’adolescenza a Venezia, dove la luce e il patrimonio bizantino segnano profondamente la sua sensibilità artistica. Nel 1965 rientra a Bologna e apre uno studio a Palazzo Bentivoglio, luogo di produzione e di scambio culturale, in cui realizza i primi lavori e entra in contatto con figure centrali della scena artistica e letteraria internazionale, presentando i primi film 8mm e super8 di Ari Marcopoulos, Andy Warhol, Jonas Mekas, Mario Schifano e incontra personaggi come Allen Ginsberg, Julian Beck, Raymond Hains e Chet Baker. Nel 1966-1967 realizza la prima delle sue opere-performance (Il filtro e benvenuto all’angelo) che coinvolge gli spettatori in una partecipazione diretta dell’opera, che Calzolari stesso definisce una “attivazione dello spazio”, secondo un metodo di lavoro tipico della sua produzione successiva: gli “atti di passione”. Tra il 1967, anno in cui si trasferisce a Urbino, e il 1972, Calzolari si muove tra Parigi, New York e Berlino e porta a maturazione il suo progetto artistico, stabilendo i parametri del suo vocabolario plastico. In questo periodo l’artista è associato al movimento dell’Arte Povera e il suo scritto La casa ideale (1968) viene da alcuni considerato uno degli enunciati essenziali di questo movimento. In questi anni realizza opere emblematiche con materiali elementari e instabili – ghiaccio, fuoco, piombo, sale, muschio, tabacco – spesso accostati al neon, in cui il tempo e la trasformazione diventano elementi centrali, tra cui Oroscopo come progetto della mia vita (1968) e la serie Gesti (1968-1969) in cui la formazione della brina sulle forme, sancita del passaggio del tempo, è indice del processo di trasformazione alchemica della materia. In questo modo gli oggetti e i materiali che l’artista utilizza fin dal 1967 (fuoco, ghiaccio, piombo, stagno, sale, muschio, tabacco) conoscono una seconda vita accanto agli elementi luminosi, traccia della lucentezza del marmo veneziano. A partire dal 1972 Calzolari sviluppa una riflessione radicale sulla pittura, adottando supporti non convenzionali, giustapponendo segni pittorici a oggetti reali e integrando oggetti e azioni performative. Il suo lavoro si distingue per la volontà di saturare i sensi, rendere visibili i processi del pensiero e porre attenzione alla fragilità della materia, in dialogo critico con Arte Povera, Arte Concettuale e Post-Minimalismo. Dal 1973 si muove tra Bologna, Parigi e Milano, dove si stabilisce per otto anni continuando la ricerca parallela tra pittura, scultura e performance. Si sposta poi a Torino e realizza alla galleria Tucci Russo installazioni composte da pitture di grande formato e performance. Intorno al 1982 lascia Torino per Vienna, dove torna a concentrarsi soprattutto sulla pittura e nel 1984 decide di tornare nel Montefeltro. Nell’arco di questa nuova permanenza nell’urbinate, è invitato a partecipare a molteplici esperienze all’estero, in particolare in Francia, e opera nell’ambito della danza. Negli anni 1978, 1980 e 1990 partecipa alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia. Nel corso degli anni l’artista si muove tra diverse città europee, approfondendo una ricerca multidisciplinare che intreccia pittura, scultura, performance, suono, luce e architettura: nel 1992 prende parte a Documenta IX a Kassel e, inoltre sono diverse le personali ospitate in spazi espositivi come: la Galleria Nazionale dello Jeu de Paume di Parigi (1994), il Castello di Rivoli di Torino (1994), la Galleria d’arte moderna, Villa delle Rose di Bologna (1999), la Galerie de France di Parigi (2001), Studio la Città di Verona (2002 e 2016), il Museo di Arte Contemporanea di Nizza (2003), la Galleria Il Ponte di Roma (2007-2008), la Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale di Arte Moderna di Venezia (2011), la Marianne Boesky Gallery di New York (2012), il White Cube di Londra (2018) e il Museo MADRE di Napoli (2019) e la grande retrospettiva Casa Ideale a Villa Paloma, nel Principato di Monaco (2024). Le opere di Calzolari sono presenti in importanti collezioni pubbliche, tra cui il Guggenheim di New York, il Centre Pompidou di Parigi, l’Art Institute di Chicago e la Sammlung Goetz di Monaco. Oggi Calzolari vive e lavora a Lisbona. La sua opera si configura come un processo aperto e in continuo divenire.

21Art è una società benefit fondata da Alessandro Benetton su un progetto dell’imprenditore Davide Vanin. Le gallerie che fanno capo a 21Art sono attualmente cinque e hanno sede a Treviso, Padova, Roma, Jesolo e Montecarlo; nel 2027 sono previste le aperture di Milano e Cortina d’Ampezzo. Ogni galleria crea la propria identità attraverso un intenso programma espositivo che prevede approfondimenti dedicati ad artisti emergenti e ad autori consolidati apprezzati a livello internazionale. Ad ogni sede di 21Art è affiancato un Club – 21Art Club – ovvero un’innovativa community di collezionisti, artisti e operatori di settore. La diffusione delle gallerie di 21Art sul territorio, unita alla presenza di una solida e fidelizzata community di collezionisti, consente di condividere un sostegno strutturato e duraturo agli artisti. Questo modello favorisce un dialogo virtuoso tra artista, collezionista e territorio, rafforzando nel tempo un ecosistema culturale dinamico e condiviso. Le sedi di 21Art sono state oggetto di interventi ristrutturazione o riallestimento da parte del collettivo Fosbury Architecture, curatore del Padiglione Italia alla Biennale Architettura 2023.

La cultura, i ricordi e la Storia del territorio prendono vita al Comune di Palma Campania con MUSEPA

Attraverso i reperti esposti e le testimonianze del passato, i visitatori potranno compiere un viaggio nel tempo per riscoprire le tradizioni secolari e le figure che hanno segnato la storia della città.

MUSEPA non sarà solo un luogo di conservazione, ma un vero e proprio centro culturale.

Verrà presentato nella giornata del 2 ottobre 2026, presso largo De Curtis, a via Municipio, Musepa. Un museo che raccoglie – all’interno del secondo piano del palazzo municipale – documenti, fotografie, diorama, cimeli, oggetti e testimonianze cinematografiche di una Palma che continua a vivere.
Musepa è un’iniziativa che nasce lungo la scia del successo ottenuto dalla rassegna “Palma è”, un format ideato un anno fa dalla Michelangelo 1915 Editore, che ha permesso alla comunità locale ed ai numerosi appassionati di storia del territorio di conoscere e di apprezzare i tesori nascosti di Palma Campania: dagli antichi palazzi ai personaggi illustri che l’hanno resa celebre.
Quell’esperienza ha dato la spinta all’istituzione di un’associazione culturale, che – in partnership con l’Amministrazione Comunale – si propone di ampliare e di arricchire questo percorso attraverso l’istituzione di un Museo.
Il 2 ottobre saranno presentate le diverse sezioni dedicate: dall’Archeologia al Carnevale, dai Personaggi illustri ad una “Palma inedita”, oltre a spazi e temi speciali. Un risultato che è frutto dell’importante quanto enorme lavoro di ricerca condotto nel corso degli anni da quanti si sono impegnati per realizzare un luogo che vuole rappresentare non soltanto un punto in cui conservare la memoria storica di Palma Campania, ma essere un vero e proprio centro culturale.
«L’apertura di Musepa, Museo di Palma Campania, rappresenta la concretizzazione di un’idea visionaria, la realizzazione di un progetto ambizioso, un sogno ricorrente che diventa realtà. – afferma il dottor Claudio Ferrara, referente del progetto – Il paziente lavoro di raccolta di documenti, la convergenza di competenze a servizio di un progetto condiviso e, soprattutto, la radice comune dell’amore profondo per il proprio territorio hanno portato alla creazione di un luogo straordinario dove ogni singolo oggetto racconta chi siamo stati. Un immenso patrimonio che offre alle nuove generazioni la chiave perfetta per comprendere il presente ed immaginare il futuro».
All’interno della Casa Comunale i documenti storici hanno preso nuova vita. Nelle diverse sale saranno esposte copie e originali di tre secoli fa, veri e propri monumenti di inchiostro scampati al tempo, e si potranno trovare testimonianze di eccezionale
importanza, capaci di raccontare la vivacità intellettuale, i dibattiti politici e la vita quotidiana di un’epoca lontana.
«Musepa è e sarà sempre patrimonio di tutti, e ciascuno di noi – nessuno escluso – potrà contribuire a ricostruire l’identità della nostra comunità con l’apporto di materiale e idee attinte dalla propria storia familiare e personale», conclude Ferrara.
«Elogiamo questo progetto ambizioso e sosteniamo questa iniziativa unica, che si rivolge a tutti: scuole, giovani e anziani del territorio, ma anche turisti ed esperti. – dichiara Nello Donnarumma, sindaco di Palma Campania – Attraverso i reperti esposti e le testimonianze del passato, i visitatori potranno compiere un viaggio nel tempo per riscoprire le tradizioni secolari e le figure che hanno segnato la storia di Palma Campania. Un percorso che si configura idealmente con una delle “mission” più marcate di questa Amministrazione: valorizzare l’importante patrimonio storico, culturale e artistico di cui è ricca la nostra città».

Paolo Gallo: Italgas, GrDF e Cadent insieme per l’innovazione delle reti in Italia, Francia e Regno Unito

Paolo Gallo

Paolo Gallo ha firmato a Parigi la Green Gas Innovation Alliance, un accordo tra Italgas, GrDF e Cadent per accelerare l’innovazione nella distribuzione del gas. L’intesa punta su gas rinnovabili, digitalizzazione delle reti, nuove tecnologie e collaborazione tra operatori, con l’obiettivo di sviluppare infrastrutture capaci di distribuire nuove molecole.

Paolo Gallo

Paolo Gallo: Italgas, firmato il nuovo accordo tra i principali distributori di gas in Europa

L’AD e DG Paolo Gallo ha firmato a Parigi, lo scorso 11 settembre, la Green Gas Innovation Alliance (GGIA), il primo accordo tra i maggiori operatori europei delle reti di distribuzione di gas, ovvero l’italiana Italgas, la francese GrDF SA e l’inglese Cadent. Tutte e tre gestiscono circa 500.000 chilometri di rete, ovvero un quarto di quella europea, puntando a soddisfare 35 milioni di clienti. “Il valore sta nel lavorare come un’unica entità per affrontare la sfida che abbiamo davanti. Essere così grandi è un vantaggio enorme: in questo settore la scala economica è la chiave”, ha rimarcato Paolo Gallo. La GGIA nasce da accordi bilaterali preesistenti tra le tre società e ha lo scopo di accelerare l’adozione di nuove tecnologie, come gas rinnovabili low-carbon (biometano, idrogeno e metano sintetico), e sviluppare le reti di distribuzione con digitalizzazione, sensoristica e nuovi sistemi che consentano alle infrastrutture esistenti di distribuire nuove molecole e miscele di gas.

Paolo Gallo: gli obiettivi della Green Gas Innovation Alliance e l’apertura verso nuovi Paesi

Al centro del nuovo accordo non figura solo uno scambio di conoscenze, ma anche la volontà di innovare la distribuzione di gas, prevedendo uno scambio tra il personale delle aziende, visite studio e collaborazioni tecniche. Italgas è infatti l’unica ad aver già digitalizzato tutta la rete. “Coinvolgeremo nuovi operatori – ha evidenziato Paolo Gallo – non solo i gestori delle reti di distribuzione, ma forse anche aziende disposte a condividere la stessa visione”. Tra i più papabili nuovi soci ci sono Spagna e Polonia, in quanto Paesi con il maggior potenziale di crescita sul biometano in Europa. Nel 2022 l’UE aveva individuato nel biometano e nell’idrogeno le soluzioni per diminuire la dipendenza dal gas russo, iniziativa che però è passata gradualmente in secondo piano: la GGIA vuole riportare al centro queste due tecnologie. Tra i tre Paesi firmatari della GGIA, la Francia è la più avanzata sul fronte biometano, con 700 impianti già connessi alla propria rete. Intanto, Italgas ha avviato un progetto pilota in Sardegna sull’idrogeno verde prodotto da impianti fotovoltaici, unendolo al gas naturale in rete. “Abbiamo iniziato con il 2% – ha specificato Paolo Gallo – e ora stiamo passando al 20% per uso residenziale, senza chiedere ai clienti di cambiare le loro abitudini”. Inoltre, il Gruppo sta testando una miscela di idrogeno in Abruzzo e ha sviluppato la tecnologia proprietaria Digital Reverse Flow, con lo scopo di aumentare la capacità della rete locali di assorbire biometano.

L’Università LUMSA protagonista di un’iniziativa europea per il riuso dei mobili usati

Università LUMSA

“Favorire la transizione del settore arredamento in ambito europeo verso un modello di economia circolare”: così Valentina Cucino, referente CIRCOLINK per l’Università LUMSA, descrive l’obiettivo del progetto dedicato a ripensare il ciclo di vita dei mobili.

Università LUMSA

Università LUMSA: i dettagli del progetto CIRCOLINK per l’economia circolare del mobile

CIRCOLINK, acronimo di Circular Revolution through Collaborative LINKs in Furniture Ecosystems, è il progetto coordinato dall’Università LUMSA che, secondo la classificazione di Horizon Europe, è riconosciuto come rilevante al 100% per gli obiettivi di “Climate Action”, in linea con l’European Green Deal e la Biodiversity Strategy europea. Il progetto riunisce 17 partner provenienti da otto Paesi europei, con l’obiettivo di accompagnare il settore del mobile verso un’economia realmente circolare attraverso attività di ricerca, innovazione e sperimentazione sul campo. Il tema non è marginale: secondo il Joint Research Centre della Commissione europea (dati 2024), l’industria dell’arredamento è il settore con il maggiore impatto ambientale dopo tessile e calzature. Con una produzione nel 2025 pari a 104 miliardi di euro e consumi per 110 miliardi di euro (dati CSIL 2026), il settore genera ogni anno circa 10,78 milioni di tonnellate di rifiuti, dei quali tra l’80% e il 90% viene incenerito o conferito in discarica, mentre solo circa il 10% viene riciclato (dati Cordis 2022). Il quadro normativo europeo si sta evolvendo, con iniziative come il Right to Repair, il regolamento EUDR, il REACH e il nuovo regolamento ESPR, ma strumenti fondamentali come l’Ecolabel europeo e i criteri per gli appalti pubblici verdi restano ancora volontari in molti Paesi, limitando la diffusione di pratiche di ecodesign specifiche per il settore.

Università LUMSA: le voci del progetto e i sette pilot SHIFTER

“Nonostante le numerose iniziative già avviate, la diffusione su larga scala dei modelli di business circolari nel settore del mobile continua a essere frenata da barriere di natura normativa, economica e organizzativa“, ha spiegato la professoressa Laura Michelini, ordinaria di Economia e Gestione delle Imprese dell’Università LUMSA e responsabile scientifica di CIRCOLINK, indicando tra le criticità la carenza di incentivi fiscali e la scarsa standardizzazione dei materiali, oltre alla limitata diffusione della simbiosi industriale. Valentina Cucino, associata del corso, ha aggiunto che l’obiettivo è raggiungere questo risultato “riducendo i rischi sistemici e superando le principali barriere attraverso un approccio basato sui dati“. Le attività si articolano in sette linee di lavoro, che comprendono altrettanti progetti pilota SHIFTER: in Italia, Regusto svilupperà una piattaforma digitale basata su Intelligenza Artificiale e blockchain per il riuso dei mobili, mentre Braida, nel contesto del Distretto della Sedia, lavorerà su manifattura circolare e manutenzione predittiva per favorire la simbiosi industriale; in Austria e Danimarca i pilot riguarderanno appalti pubblici circolari; in Polonia nascerà un hub per il ricondizionamento; in Repubblica Ceca sarà sviluppato un sistema di riconoscimento automatico dei mobili tramite immagini; in Irlanda un sistema di tracciabilità tramite QR Code accompagnerà lo sviluppo del futuro Passaporto Digitale del Prodotto.