INpressMAGAZINE Claudio Palazzi

Ebook o libro cartaceo? Entrambi

Ebook o libro cartaceo? Entrambi

“La vita è un perenne ostacolo alla lettura.”

Così Daniel Pennac, autore contemporaneo francese, descrive il suo rapporto con la lettura.  Non a caso ho voluto utilizzare questa frase, che riassume il mondo contemporaneo: la vita frenetica; la vita veloce; la vita convulsa ci spinge a correre sempre più velocemente, facendoci dimenticare che, a volte, basterebbe fermarsi 10 minuti e leggere anche solamente una pagina di un libro per ritrovare la tranquillità.

Un libro può essere il migliore amico di un uomo oppure il suo peggior nemico. Un libro può essere usato come ferma-porta oppure come una mappa per aprirla, quella porta, e iniziare ad immaginare. Un libro può essere comprato come regalo oppure può essere messo sulla libreria a prender polvere ma, se vi guardate intorno, non c’è una casa senza un libro.

Da quando il libro, come lo conosciamo noi oggi, ha fatto la sua comparsa nella vita quotidiana non ci ha mai abbandonato. Ha subìto tantissime modifiche, che variano ovviamente in base alle invenzioni tecnologiche o cambiamenti di necessità, nel corso del tempo: si passa dalla stampa a caratteri mobili che ha rivoluzionato il mondo intero (facendo diventare così la letteratura, l’informazione, la musica, la conoscenza in generale, più facilmente raggiungibile di quanto fosse mai stata prima di quel momento, per un’ampia fetta di popolazione) all’e-book, passando per i primi formati tascabili e le prime collane.

E’ proprio questa la questione su cui si dibatte attualmente: libro cartaceo o e-book? Secondo L’associazione Italiana Editori (AIE), nei primi sei mesi del 2022 per l’editoria varia (romanzi e saggi) c’è stato un calo del 3,6% di copie vendute in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. “Si tratta di un calo dovuto alla flessione delle vendite nei canali online, solo in parte controbilanciato dal recupero delle librerie fisiche” – spiega il presidente di AIE Ricardo Franco Levi. Stando a questa notizia, possiamo evincere che le persone sono tornate in libreria a sfogliare un buon libro, ad odorare il profumo della carta stampata e a toccarne la ruvidità. Ma davvero la maggior parte preferiscono il cartaceo?

Abbiamo intervistato due persone, che sorprendentemente nonostante siano due figure speculari condividono lo stesso pensiero per la diatriba cartaceo o elettronico. Sono Mirko Falchi, un docente della scuola secondaria di secondo grado e Alice Grieco, una studentessa universitaria prossima alla laurea magistrale. Ho posto loro alcune domande, sondato un po’ il terreno e le risposte sono state davvero inaspettate.

Da professore/da studentessa, preferisci usare il cartaceo o i formati digitali per quanto riguarda l’ambito professionale/universitario?

A: In primis, guardo molto l’aspetto finanziario ovviamente e quindi cerco di fare la scelta economicamente più sostenibile, che ad oggi è il formato digitale. Anche se, alcuni volumi meritano di entrare a far parte della mia libreria e quindi l’acquisto sarà sicuramente cartaceo. In secundis, la praticità e la velocità di consultazione. Qui senza dubbio il formato digitale è il leader, perché basterà cercare una parola chiave e si potrà risalire al capitolo o alla definizione della nozione che stavo cercando.

M: Da professore, e qui vado contro molti dei miei colleghi, preferisco il formato digitale. E’ molto più rapido, più adattabile logisticamente. Basti pensare che si può facilmente collegare alla LIM (Lavagna Interattiva Multimediale) cosicché tutti possano leggere ciò che sto spiegando. Per non parlare poi del peso dei libri che grava sulla schiena di migliaia di studenti, causandogli poi anche danni seri che si porteranno avanti per il resto della loro vita.

“Con l’avvento del formato elettronico, nella vita privata, rimani fedele al cartaceo oppure?”

A: Mi colloco a metà. Non saprei proprio scegliere, in realtà, perché continuo a comprare libri cartacei ma il formato elettronico ha rappresentato una vera e propria svolta.

M: Nella vita privata rimango fedele al cartaceo, assolutamente. Ci sono delle edizioni speciali di alcuni libri che sono uniche. Con mappe, disegni in formati A3 che sicuramente non sarebbe la stessa cosa guardarli su un computer o un tablet.

“Una top five di libri che ti hanno cambiato la vita o il modo di vedere le cose”

A: 1. Mille splendidi soli, Khaled Hosseini.

2. La vita immortale di Henrietta Lacks, Rebecca Skloot.

3. La contessa nera, Rebecca Johns.

4. La scomparsa di Stephanie Mailer, Joël Dicker.

5. Uomini e no, Elio Vittorini.

M: 1. 1984, George Orwell.

2. L’insostenibile leggerezza dell’essere, Milan Kundera.

3. Il signore degli anelli, J. R. R. Tolkien

4. Lettera ad un bambino mai nato, Oriana Fallaci.

5. Se questo è un uomo, Primo Levi.

Alice, da studentessa universitaria, cosa consiglieresti ad un collega per rilassarsi? e tu Mirko, da professore che libro consiglieresti ad un alunno per aiutarlo negli anni più difficili della sua vita?” 

A: Se fosse un amante del genere giallo, consiglierei “La coppia perfetta” di B. A. Paris. Si tratta di un thriller che fa riflettere, fa raccogliere indizi e ti permette di ricostruire il quadro che, non sempre, deve combaciare con il pensiero dell’autore.

M: Consiglierei “L’amore ai tempi del colera” di Gabriel García Márquez. Non spaventatevi dalla grandezza, si legge tutto d’un fiato. Magari non ci si mettono un paio d’ore ma un paio di giorni, o settimane certo, però vi sorprenderà. Non tanto per la storia in sé quanto per la capacità dello scrittore di portarvi lì, insieme a lui, come se poteste toccare con mano quel tempo e quel luogo.

Ecco perché è sorprendente il mondo d’oggi: un insegnante e uno studente, uno lo specchio dell’altro, che non sono poi così lontani.

Antologia del Ritratto di Aldo Sardoni in mostra alla Noema Gallery

NOEMA
Noema is the minimal unit of language, which is generated by the primordial thought. The images presented are for me the beginning of time, the moment you can decide what to be part of life where time is still open to all possibilities that life can offer. Noema, secondo Aristotele, si origina dalla elaborazione ad opera della phantasìa, i dati raccolti danno luogo alla fine a immagini mentali che invece non mutano (phantàsmata). Noema è l’unità minima di linguaggio, la parte primordiale da cui si genera il pensiero. Le immagine presentate sono per me l’inizio del tempo, il momento in cui si può decidere cosa essere, la parte della vita dove il tempo è ancora aperto a tutte le possibilità che la vita può offrire.

Dal 5 ottobre al 16 novembre 2022 Noema Gallery a Roma presenta la mostra fotograficaAntologia del Ritratto” di Aldo Sardoni: una raccolta di fotografie che rimandano all’arte in un legame tra passato e contemporaneità.

Dopo l’esperienza milanese, Noema Gallery prosegue la stagione espositiva nella Capitale all’interno della nuova sede permanente nello storico rione romano di Prati. Con “Antologia del Ritratto” la Galleria vuole proporre al pubblico un viaggio emozionante, tra luci e ombre, dove il medium fotografico ha l’obiettivo di far rivivere un universo denso di storia dell’arte in cui si sente l’influenza dei grandi del passato.

L’occhio fotografico di Aldo Sardoni – fotografo, architetto e Direttore Artistico assieme a Maria Cristina de Zuccato di Noema Gallery – racconta attraverso i personaggi scelti dalla strada l’anima dell’uomo e i “territori di confine”, quei luoghi poco definiti che non corrispondono a uno spazio fisico ma rappresentano “spazi mentali” della condizione umana.

Nelle fotografie di Sardoni è possibile trovare chiari rimandi alla storia dell’arte con l’utilizzo di elementi stilistici che richiamano altre discipline. Una “Trans Fotografia” come dichiara l’artista che “mescola codici diversi per dare luogo ad un lavoro meno definibile all’interno di un codice noto o dato”. Fotografie dove il gioco tra luci e oscurità trasformano le immagini in qualcosa di materico e misterioso.

In “Antologia del ritratto” saranno presentate alcune serie fotografiche alle quali Sardoni ha lavorato durante il corso della sua carriera: “Noema” con protagonisti bambine e bambini che vengono ritratti alla soglia d’ingresso del “capire, conoscere, pensare” nel momento in cui hanno appena imparato fluentemente a leggere e scrivere; “Gold” è un viaggio nella Grande Miniera di Serbariu a Carbonia (attiva dal 1937 al 1964) che racconta come si presenta oggi con i macchinari fermi e trasformata in un museo del lavoro minerario; “Spoon River Anthology”, il lavoro più ricco di Sardoni iniziato nel 2009 e ancora in corso, che si ispira all’omonima antologia del poeta statunitense Edgar Lee Masters; infine “Nihil” un lavoro sul tempo legato agli ambienti di lavoro dismessi, luoghi su cui il tempo ha steso la sua patina modificandone il significato e ricordandoci che tutto si trasforma.

Ad accompagnare la mostra sarà il volume “Antologia del Ritratto” inserito all’interno della collana “I Quaderni di Noema Gallery” edita dalla Galleria che seguirà il calendario delle esposizioni costruendo nel tempo una collezione di monografie dedicate agli artisti. “Collaboriamo soprattutto con artisti italiani ed europei perché riteniamo abbiano una sensibilità diversa. Chi nasce e vive in Europa è circondato dal 70% del patrimonio artistico mondiale e probabilmente questo incide nel trovare uno sguardo diverso rispetto agli artisti provenienti da altre realtà. A noi piace quel tipo di sensibilità, questa è la caratteristica che ci distingue. Noi non avremo mai autori con scatti rubati o di reportage. I nostri autori creano progetti e realizzano opere attraverso il set fotografico. Lo scatto viene studiato, sentito e allestito avendo una particolare cognizione dei tempi necessari. Questa riscoperta del tempo è un lusso in un periodo storico come il nostro dominato da un flusso inarrestabile di immagini” così dichiara la Direttrice di Noema Gallery Maria Cristina de Zuccato.

ALDO SARDONI

Roma 1964, è un fotografo, un architetto, un curatore di mostre fotografiche e direttore artistico di Noema Gallery. Studia architettura e fotografia a Venezia e Roma. Laurea in architettura a Roma “Valle Giulia”. Perfezionamento post-laurea in Teorie dell’Architettura. Autore segnalato a “Los Ojos del Tiempo” Guadalajara – Mexico. Autore segnalato al “Premio per la qualità creativa in fotografia professionale” Milano. Presente nella Collezione Permanente “Archivio Italo Zannier” Venezia – Italia. Ha partecipato a numerosi concorsi e premi internazionali fra i quali: Premio Fotografico Italiana Arte Contemporanea Milano, Grand Prix International de Photographie de Vevey Svizzera, International Photo Awards Los Angeles California, PX3 Prix de la Photographie Parigi, LICC London International Creative Competition, Agorà Gallery New York, Click it Competition Leicester Inghilterra, Premio per la qualità creativa in fotografia professionale Milano, Lens Based Art Show Torino, Photography Masters Cup Londra, Premio Terna Roma, Los Ojos del Tiempo Guadalajara Messico, The Cord Prize UK.

Ha partecipato a numerose mostre e le sue fotografie fanno parte di collezioni private in Italia, a Bruxelles, Parigi e Amsterdam

NOEMA GALLERY

La galleria d’arte creata nel 2013 a Milano da Maria Cristina de Zuccato e Aldo Sardoni con l’intento di far conoscere e promuovere la cultura della fotografia contemporanea d’autore, traghettandola oltre il circuito di intenditori e appassionati, nel 2022 ha aperto la sua sede permanente nella Capitale, nello storico rione romano di Prati.

Una galleria-laboratorio con l’allure artigiana e informale della boutique artistica di quartiere – per un archivio di scatti raccolto in venti metri quadri incastonati nella Città Eterna, tra lo scenario sontuoso del Vaticano e l’anima popolare dei mercati rionali del Trionfale – che però rivolge e allunga lo sguardo verso il mondo. Uno spazio espositivo dalle linee essenziali – con le pareti dipinte di bianco assoluto e i pochi complementi d’arredo dallo stile minimalista – che è però pronto a rimodularsi di volta in volta, esposizione dopo esposizione, al servizio di immagini e progetti artistici firmati da una scuderia di diciotto fotografi di razza, fortemente diversi tra loro ma legati da una profonda matrice culturale comune.

INFORMAZIONI UTILI

TITOLO: Antologia del Ritratto

DI: Aldo Sardoni

DOVE: Noema Gallery, Via Bu Meliana 4, Roma

OPENING: 5 ottobre 2022, ore 18.00-21.00

QUANDO: Dal 5 ottobre al 16 novembre 2022

ORARI: Dal martedì al venerdì 10:30 – 13:30 e 16:00 – 20:00 | lunedì 16:00 – 20:00 | sabato 10:00 – 13:00

INGRESSO LIBERO

Il monte Terminillo: oasi naturale o solo business?

Il monte Terminillo: oasi naturale o solo business?

Nei giorni estivi sempre più torridi in cui i record di temperature elevate annunciati ai telegiornali sono ormai un costante ed infelice sottofondo, i cittadini più fortunati si spostano sul territorio in cerca di un sempre più raro refrigerio. Chi non può andare verso nord, quantomeno tenta di salire di quota. Dalla città di Roma, ad un centinaio di chilometri, si trova proprio quella che ha preso il pretenzioso soprannome di “montagna di Roma”, il monte Terminillo. Dagli anni ’30 agli anni ’60 meta sciistica dell’élite borghese e poi sempre più tappa del turismo di massa, il Terminillo è sempre stata meta piuttosto frequentata per la sua cospicua altezza di 2217 metri, la sua vicinanza alla Capitale e la sua forte promozione turistica durante il ventennio fascista con tanto di varie foto del Duce che durante le sue ricorrenti visite al massiccio posava risolutamente a petto nudo e sci inforcati per incentivare lo sport e il turismo invernali.

L’antropizzazione della montagna inizia con la costruzione della strada e successivamente del primo albergo nel 1936. La prima funivia fu inaugurata nel 1938 e ad essa seguì nel corso degli anni e col mutare delle esigenze la costruzione di ulteriori numerosi impianti di risalita con altrettante strutture ricettive per soddisfare la domanda del turismo di massa. L’apice delle presenze si raggiunse attorno agli anni ’60 per poi iniziare attorno agli anni ’80 il suo declino. La decisa e costante diminuzione delle presenze che ancora oggi si verifica è da attribuire certamente anche all’apertura nel 1969 dell’autostrada A24, la quale permise di raggiungere più agevolmente gli impianti sciistici abruzzesi sempre più competitivi e il Gran Sasso, montagna più alta degli appennini. Innegabile però è l’immenso problema che affligge tutte le montagne e che tutti gli abitanti delle zone montane confermeranno certamente senza nemmeno necessità di guardare alle francamente scoraggianti rilevazioni sullo stato di montagne e ghiacciai: non c’è più neve.

Già lungo i tornanti che corrono sulle pendici della montagna si scorge il fitto e splendido bosco di faggi che caratterizza la zona. La vista è mozzafiato e la natura rigogliosa. Arrivando a quota 1620 metri si trova Pian de’ Valli, un delizioso paese che funge da base principale per tutti coloro che per turismo decidono di trascorrere del tempo sul massiccio. Qui sono concentrate la maggior parte delle strutture ricettive e commerciali del Terminillo ed è il luogo in cui si trova la sua prima funivia. Le sue pittoresche strutture architettoniche riportano ai tempi del boom economico e tutto pare si sia fermato agli anni ’80.

Così come le strutture, sembra siano rimasti agli anni ’80 anche quei progetti di valorizzazione dell’area che invece sono tutt’affatto recenti, in cui si persiste con accanimento a concepire la montagna unicamente come gradevole cornice delle piste da sci. Ultimo dei vari progetti che auspicano ad un rilancio dello sci sul Terminillo è il cosiddetto TSM2 (Terminillo Stazione Montana) che prevedrebbe la costruzione di ulteriori 17 impianti di risalita e 37 chilometri di nuove piste da sci oltre a tutte le infrastrutture per l’innevamento artificiale ed altri rifugi. Chi è il convitato di pietra di tutto l’entusiasmante progetto? La neve tragicamente assente. Dal 2000 al 2018, secondo l’Eurac research di Bolzano, c’è stata una riduzione dell’innevamento e del manto nevoso nel 78% delle montagne di tutto il mondo, dai 1500-2000 metri in su l’aumento della temperatura è doppio rispetto a quello registrato a livello globale e più si sale più l’incremento è significativo. Nel massiccio studio internazionale “The Hindu Kush Himalaya Assessment” condotto da 210 scienziati si evidenzia invece come entro fine secolo potrebbe sciogliersi fino al 90% dei ghiacciai e potrebbe sparire sino al 70% di tutta la neve normalmente presente ad oggi sugli attuali comprensori sciistici. In risposta a tutto ciò si è previsto per il Terminillo un progetto che intende disboscare 18 ettari di faggeto, per costruirvi chilometri di piste e funivie, al fine di sciare su piste di neve artificiale, generata da macchine sparaneve spaventosamente energivore, che in tutta Italia consumano ogni anno decine di milioni di metri cubi d’acqua, anch’essa spaventosamente sempre più carente. Per tutte le criticità ambientali del caso il progetto ha visto alti e bassi. Approvato nel 2020 dalla Regione Lazio, viene poi sospeso nel 2021 dal Ministero della Transizione Ecologica per le criticità ambientali in seguito alla richiesta di riesame e annullamento del progetto avanzata da Europa Verde. Nel 2022 invece il TAR del Lazio ha rigettato il ricorso presentato da una serie di associazioni ambientaliste.

Quale esito avrà il progetto è dunque ancora incerto. Certa è invece la necessità di ragionare sul futuro delle nostre montagne e su come si intende concepire il turismo montano. Durante l’annus horribilis della pandemia, in seguito alle restrizioni di movimento, molti cittadini hanno riscoperto le montagne a loro più prossime all’insegna del godimento dell’enorme patrimonio naturalistico che queste hanno da offrire. Moltissime sono state le attività che hanno ripreso vigore fra cui il trekking in ogni stagione e la riscoperta di tradizioni e prodotti locali. Non resta dunque che decidere se le cime debbono essere solo uno dei tanti altri luoghi da disboscare, cementificare e antropizzare sistematicamente o se si desidera davvero realizzare le promesse di protezione forestale e della biodiversità aumentando quanto più possibile le aree protette prima che sia troppo tardi. Le nuove generazioni non mancheranno di certo di valutare l’operato.

“Luna Funk”, il nuovo singolo inedito di Malje

È in radio “Luna Funk”, nuovo singolo divertente e spensierato di Malje già disponibile negli store e sulle piattaforme digitali. Il brano è stato realizzato allo studio di Steve Vawamas che ha suonato il basso con Paolo Magnani alla chitarra e la partecipazione della soprano Irene Cerboncini.

Mi è piaciuto molto scrivere questo brano. Di solito nelle canzoni ci si rivolge alla Luna – racconta Malje – qui io ho voluto darle voce, per evidenziare la fragilità e la bellezza dell’umana gente che è sempre la stessa, dalle tragedie greche ai giorni nostri. È stato facile anche darle il titolo, la canzone è nata mentre ero in viaggio in aereo e c’era una luna piena meravigliosa. Mi sono chiesta: chissà che pensa? L’ho antropomorfizzata e poi ho cominciato a scrivere. ‘Luna funk’, descrive la Luna che si diverte ad osservarci.

Il video per la regia di Mario Boccuni è stato girato, in parte, ai giardini Luzzati a Genova perché è un posto del cuore dove persone di tutte le razze, età e condizione sociale si incontrano. Un posto perfetto per fare “people watching” che è lo sport preferito di Malje.

MALJE, nome d’arte di Elena Cretella, è cresciuta in una famiglia piena di musica e ha dedicato la vita allo studio della voce. Dalle voci di risonanza, al canto armonico e le voci sciamaniche di guarigione(Tuva). Ha composto per il teatro, musicato Shakespeare, Pirandello ed Euripide. Ha collaborato con jazzisti importanti tra i quali Red HallowayShawn MonteiroBobby Durham. Produttrice teatrale e musicale ha insegnato l’uso della voce a cantanti, attori e personaggi televisivi. Ultimamente collabora con La Furnasetta per produzioni di musica industrial e ha all’attivo tre compilation due delle quali per l’etichetta inglese Industrial Coast. Il 16 giugno 2020 ha pubblicato “The Game”, il singolo d’esordio che ha anticipato l’uscita del suo album “Jewels” dal 22 gennaio 2021 negli store e sulle piattaforme lanciato dal singolo “Escamotage”. Il 30 aprile 2021 è uscito “Share Love” e per l’estate dello stesso anno a giugno “The beer song”. Torna con un nuovo inedito “Luna Funk” il 30 settembre 2022.

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