A un anno dalla scomparsa di Umberto Dante, la Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre dedica all’intellettuale e storico una mostra che ne esplora il lato meno conosciuto: la produzione artistica. Dal 14 novembre 2026, a L’Aquila, A giochi fatti, a cura di Emiliano Dante, propone un viaggio tra immagini, fotografie, documenti e interventi pittorici, in cui la memoria privata si intreccia con le grandi vicende della storia collettiva.
C’è un’altra storia, meno conosciuta, che accompagna il percorso intellettuale di Umberto Dante (1948-2025): quella affidata alle immagini, alla sperimentazione visiva e alla rielaborazione artistica della memoria. È da questa prospettiva che prende forma A giochi fatti, la mostra che la Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre presenta il 14 novembre 2026 alle ore 18.00, a un anno dalla scomparsa di una delle personalità che maggiormente hanno contribuito alla vita culturale dell’Aquila e dell’Abruzzo negli ultimi decenni.
Curata da Emiliano Dante, storico dell’arte e filmmaker, figlio maggiore dell’artista, l’esposizione restituisce una parte significativa della ricerca di Umberto Dante, mettendo in luce un’attività che, pur rimanendo a lungo in secondo piano rispetto al suo impegno accademico e culturale, rappresenta un’estensione coerente del suo modo di osservare e interpretare il mondo.
La sua figura ha attraversato molteplici territori del sapere. Storico e docente universitario, impegnato nella ricerca sulla storia moderna e contemporanea, sulla storia dell’arte, del cinema e dei mezzi di comunicazione, Dante ha saputo costruire nel corso degli anni una rete di esperienze che ha superato i confini della ricerca scientifica. Alla produzione saggistica e all’insegnamento ha affiancato infatti un’intensa attività di promozione culturale, partecipando alla nascita di realtà cinematografiche, festival, multimediateche e riviste. Un impegno che lo ha reso un interlocutore importante nel dibattito culturale cittadino e regionale.
La produzione visiva presentata in mostra si colloca in continuità con questa attitudine interdisciplinare. Le opere diventano luoghi di attraversamento tra epoche, linguaggi e dimensioni esistenziali, nei quali il racconto della storia non è mai separato dall’esperienza individuale. Fotografie storiche, documenti d’archivio, frammenti della memoria familiare, immagini dipinte e materiali prelevati dalla realtà vengono accostati e ricomposti in composizioni che oscillano tra testimonianza e interpretazione, ricostruzione e invenzione.
Il Novecento, con le sue vicende politiche e sociali, si riflette così nella dimensione privata, mentre la storia di una famiglia diventa parte di una narrazione più ampia. Non si tratta semplicemente di conservare immagini del passato, ma di riattivarle, mettendole in relazione e sottoponendole a nuove possibilità di lettura. La memoria assume una forma visiva composita, nella quale il documento perde la propria funzione esclusivamente testimoniale per entrare in un sistema di significati più articolato.
La costruzione delle opere si sviluppa attraverso una pluralità di procedimenti: interventi pittorici di matrice informale, ricerca fotografica, collage e utilizzo di oggetti già esistenti, in un dialogo che richiama anche alcune esperienze delle avanguardie storiche e, in particolare, la sensibilità dadaista. L’accostamento di elementi eterogenei genera una tensione continua tra ordine e discontinuità, tra rigore compositivo e libertà espressiva.
È proprio nella convivenza degli opposti che la ricerca di Dante trova una delle sue caratteristiche più riconoscibili. Le opere possono essere al tempo stesso malinconiche e ironiche, solenni e leggere, colte e apparentemente infantili. La stratificazione dei materiali e dei riferimenti storici non appesantisce la composizione, ma apre spazi di ambiguità e di sorpresa, sottraendo le immagini a qualsiasi intento celebrativo o retorico.
Anche il titolo A giochi fatti sembra suggerire una riflessione sul tempo trascorso e sul rapporto tra ciò che è accaduto e ciò che resta. Uno sguardo che torna sulle tracce degli eventi, personali e collettivi, per ricomporle in una narrazione che non pretende di essere definitiva. In questo senso, la mostra non si limita a presentare una produzione artistica poco conosciuta, ma offre l’occasione per rileggere l’intero percorso di Umberto Dante da una prospettiva ulteriore, riconoscendo nell’attività visiva un territorio nel quale confluiscono le sue molteplici esperienze intellettuali.
La curatela affidata a Emiliano Dante aggiunge a questa operazione un ulteriore livello di significato. Il rapporto familiare con l’artista si accompagna infatti a una competenza storico-artistica e curatoriale che permette di restituire le opere all’interno di un percorso di lettura consapevole, senza rinunciare alla dimensione affettiva e autobiografica che attraversa l’intera ricerca.
Umberto Dante (1948-2025)
Nato a Roma il 19 agosto 1948, Umberto Dante trascorre l’infanzia in diverse città italiane. Durante gli anni del liceo classico a Fermo fonda il Cineforum Antares, dando inizio a un impegno nell’associazionismo cinematografico che proseguirà presso la Cineteca Sarda di Cagliari e successivamente nella Federazione Italiana dei Circoli del Cinema, di cui diventerà vicepresidente nazionale.
A Cagliari frequenta la Facoltà di Lettere e si laurea con il massimo dei voti con una tesi su Sergio Corazzini. Il trasferimento all’Aquila segna una nuova fase del suo percorso: qui fonda il circolo cinematografico Charlie Chaplin e avvia la carriera universitaria, prima come ricercatore di Storia moderna e poi come docente di Storia contemporanea, Storia del cinema e Storia delle comunicazioni di massa, presso l’Università dell’Aquila e la Sapienza di Roma.
La sua attività scientifica si distingue per l’ampiezza degli interessi e la capacità di mettere in relazione discipline diverse. Tra i suoi studi dedicati alla storia dell’arte figurano Il verosimile nelle arti visive (Textus) e L’Utopia del Vero (Meltemi); sul versante della comunicazione pubblica L’età delle Comunicazioni di Massa (1997), La Con-presenza (2004) e Le Bandiere e i Canti (2013). Alla storia del cinema dedica La seduzione Americana (1991) e Il successo nel cinema (2002), mentre le ricerche sul Meridione e sull’Abruzzo trovano espressione in volumi come Insorgenza ed Anarchia (1980), L’Italia dentro L’Italia (2003), Le ragioni dell’Abruzzo (2010) e L’Italia di Mezzo (2018).
Ha presieduto l’Istituto Abruzzese per la Storia della Resistenza e dell’Italia Contemporanea e diretto la rivista Abruzzo contemporaneo. Accanto alla produzione saggistica ha sviluppato un’attività creativa che comprende scrittura autobiografica e arti visive. Negli ultimi anni della sua vita sono stati pubblicati Novis (2016), nel quale è autore anche dei disegni, e Via Cascina 20 (2017). Nel dicembre 2015 il MUSPAC dell’Aquila aveva già ospitato una sua esposizione dal titolo Veder-Ci: proposta-mostra di Umberto D.
La Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre
La Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre nasce a L’Aquila nel 2004 con la finalità di tutelare e valorizzare il patrimonio documentario e librario raccolto dal professor Giorgio de Marchis nel corso della sua attività di storico dell’arte. Il fondo archivistico, composto da quasi 200.000 documenti tra manifesti, locandine, inviti e brossure, costituisce una preziosa testimonianza della storia espositiva e culturale, mentre la biblioteca custodisce cataloghi, monografie e saggi che documentano in particolare le trasformazioni sociali e storico-artistiche degli anni Sessanta e Settanta in Europa.
Dal 2018 la Fondazione ha sede negli ambienti del primo piano di Palazzo Cappa Cappelli, dove promuove mostre, incontri, eventi e collaborazioni con artisti e istituzioni, contribuendo alla diffusione della ricerca artistica e alla valorizzazione del patrimonio culturale contemporaneo.
INFO
Umberto Dante
A giochi fatti
A cura di Emiliano Dante
Inaugurazione 14 novembre 2026 ore 18.00
Fino al 28 novembre 2026
Orari: martedì e giovedì 11.00 – 19.30; domenica 15 novembre 11.00-13.00 / 17.00-19.30; sabato 21 novembre 17.00-19.30; finissage 28 novembre ore 18.00 (mostra visitabile dalle 17.00).
Ingresso libero
Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre
Corso Vittorio Emanuele II, 23 – L’Aquila (AQ)
www.fondazionedemarchis.it
Contatti
Diana Di Berardino – Direttrice Fondazione tel. 3384581985
Barbara Olivieri tel. 3498832591
fondazione.demarchis@gmail.com
Staff: Alessandro Mortari, Alessia Panone
Valentina Equizi
Graphic designer e social media manager
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