Così Carmelo Sichinolfi, Irpino appassionato di viti e vini, legge e commenta Nannina Munzurrò, l’ultimo romanzo di Carlo Avvisati, che merita un’attenzione particolare per i temi trattati e lo stile narrativo.
Con “Nannina Munzurrò, una storia vesuviana” Carlo Avvisati compie un’operazione narrativa preziosa: restituisce voce e dignità a un mondo contadino che il tempo ha quasi cancellato, ma che continua a vivere nella memoria della terra vesuviana. La sua non è soltanto la saga di una famiglia di vinai; è il racconto corale di una civiltà, quella di Boscoreale e delle campagne ai piedi del Vesuvio, dove il vino, il lavoro e gli affetti si intrecciano come i tralci delle vigne. La grande forza del romanzo risiede nella capacità dell’autore di raccontare i vesuviani senza folklore e senza retorica. I contadini di Boscoreale emergono dalle pagine con la loro umanità concreta: uomini e donne legati alla terra, alle stagioni, ai rituali del vino, ma anche alle passioni, alle gelosie, alle speranze e alle piccole astuzie quotidiane. Sono personaggi che sembrano uscire da un mondo lontano eppure familiare, perché appartengono a quell’Italia rurale che ha costruito la propria storia con il sacrificio e la tenacia.
In questo affresco spicca la figura di Carmela, con i suoi intrighi semplici, mai meschini, ma profondamente umani. Attorno a lei si muove una comunità fatta di sguardi, di parole non dette, di equilibri delicati che regolano la vita di paese. E poi c’è Matalena, forse uno dei personaggi più riusciti del romanzo: presenza dissacrante e misteriosa, custode di saperi antichi, capace di attraversare la storia come una figura quasi archetipica. In lei convivono magia popolare, superstizione e saggezza ancestrale; è il ponte tra il mondo reale e quello invisibile delle janare, delle fatture e dei riti apotropaici che appartengono alla cultura profonda del Meridione. E poi c’è Palommella, Nannina stessa. Il suo soprannome evoca il volo leggero della colomba, ma nel romanzo sembra assumere anche un valore simbolico più profondo. Per chi conosce la cultura enologica vesuviana, Palommella richiama quasi naturalmente il Piedirosso, il vino identitario del Vesuvio: resistente, elegante, intimamente legato a quella terra vulcanica che ne determina il carattere. Come il Piedirosso, Nannina porta dentro di sé il sapore della propria origine e la forza di una tradizione che resiste ai mutamenti della storia.

Non è un caso che la vicenda prenda avvio negli anni della fillossera, la grande calamità che devastò i vigneti europei. In quelle pagine la malattia della vite diventa metafora della fragilità e insieme della resilienza di una comunità. Le vigne sopravvissute, radicate “a piede franco” nei terreni vulcanici del Vesuvio, sembrano riflettersi nei personaggi stessi del romanzo: uomini e donne che affondano le proprie radici nella terra e nella memoria, resistendo alle tempeste della storia. Avvisati attraversa un secolo di vicende meridionali — dai Borbone al fascismo, passando per il brigantaggio, le guerre e l’emigrazione — ma lo fa sempre partendo dalle persone, dalle loro storie minime, dalle emozioni quotidiane. È proprio questa attenzione alle “microstorie” che rende il romanzo così coinvolgente. Per atmosfera e sensibilità narrativa, Nannina Munzurrò richiama il cinema neorealista migliore e, in particolare, il film Due soldi di speranza: la stessa umanità semplice e tenace, la stessa capacità di raccontare una povertà mai disperata, illuminata dalla dignità del lavoro e dalla forza dei sentimenti. Come nel capolavoro di Castellani, anche qui il popolo non è sfondo ma protagonista; non è oggetto di osservazione ma soggetto della storia. Alla fine della lettura rimane la sensazione di aver attraversato non soltanto un romanzo, ma una memoria collettiva.
Nannina Munzurrò è un libro che profuma di mosto, di terra vulcanica e di cantine antiche. È il racconto di un mondo che resiste nel tempo come le vigne a piede franco del Vesuvio: radici profonde, identità forte, memoria viva. Un’opera che parla del passato ma che, proprio per questo, aiuta a comprendere chi siamo oggi.










