Studio 12
diretto da Isabella Peroni
presenta
SCENDONO LE PAROLE, SUONANO LE CAMPANE

Il dramma del Dopoguerra dalla voce delle donne
Un delicato monologo a firma di Gianni Guardigli per una Elisabetta De Palo che racconta oscurità troppo spesso nascoste

Media4tech di Claudio Palazzi

Va in scena al Teatro Due di Roma dal 20 al 30 maggio SCENDONO LE PAROLE, SUONANO LE CAMPANE: un monologo scritto da Gianni Guardigli per Elisabetta de Paolo. Secondo Dopoguerra, tre donne, una padrona, una serva e un’attrice di rivista, raccontano il loro punto di vista sull’omicidio del podestà del proprio Paese, una delle numerose vittime che al termine della Seconda Guerra Mondiale hanno soffocato vincitori e vinti dentro l’orrore di vicende troppo spesso nascoste. Sullo sfondo il commento corale dell’intero borgo.

Le musiche sono di Riccardo Ballerini. I costumi di Stefano Cioncolini, le scene di Maurizio Perissinotto e il disegno luci di Roberto Tamburoni.

LA VICENDA E LA PIÈCE
Siamo nell’immediato dopoguerra, in un paese del Veneto.
Alla fine di ogni conflitto e in particolare della Seconda Guerra Mondiale si sono scatenati terribili vendette che hanno insanguinato i paesi quasi come le guerre stesse.
Il Fascismo è caduto e gli ultimi sussulti di terrore e crudeltà si sono consumati nella non molto lontana Salò. Il Podestà locale è scomparso una mattina di un lunedì e qualche giorno dopo qualcuno ha ritrovato sul greto di un torrente il suo corpo quasi intonso “come se dormisse”, ma con un forellino sulla fronte.
La vicenda è assolutamente frutto della fantasia e intorno ad essa ruota la vita del paese, pulsa il cuore di un microcosmo che in alcuni casi è governato da una profonda solidarietà umana, in altri casi diventa un mondo claustrofobico e spietato.
Tre donne illustrano il loro punto di vista sulla vicenda: una padrona, una serva e un’attrice di rivista. Il concertato si completa con le voci e gli umori dell’intero paese.
Il testo è composto con una sovrapposizione di stili e diventa una “prova d’attore” innanzitutto poiché è concepito come monologo e poi perché ognuno dei tre personaggi è costruito attraverso un colore, un sapore, un mondo interiore, una musicalità della parola che lo caratterizza fortemente.
La serva è il mondo rurale che si esprime attraverso il dialetto e le metafore, gli umori delle stagioni, la padrona è la sofferenza di una donna che, in nome del quieto e comodo vivere, si è negata la conoscenza dell’amore e l’attrice di rivista è la sofferenza dell’artista incompresa in quel luogo e in quel tempo.
Ed è così che i tre personaggi femminili, attraverso la voce di Elisabetta De Palo svelano i loro segreti intrecciandoli in un tessuto policromo.
I riferimenti con l’oggigiorno inesorabilmente vengono alla luce e la drammaticità con cui gli errori dell’uomo si ripetono costituisce un po’ la chiave di lettura del lavoro.
Il terzo personaggio, la cantante\attrice di rivista Doriana Doris, canterà dal vivo due canzoni, Maria la O, pezzo reso noto da Rabagliati e Scendono le parole, suonano le campane pezzo nuovo, musicato da Riccardo Ballerini, il cui titolo dà il nome all’intera pièce.

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