Il 24 ottobre scorso è stata inaugurata alle Scuderie del Quirinale la prestigiosa mostra dei “Tesori dei Faraoni”: nella giornata riservata ai politici, un senatore della Repubblica, del quale non menzioniamo il nome per non esporlo vieppiù al ridicolo che già, parrebbe, lo connota, fu presentato assieme ad altri suoi colleghi al presidente, cittadino di Frosinone, della società ministeriale organizzatrice dell’evento, che apostrofò: “un ciociaro…al Quirinale !“. Certo è che Frosinone è notoriamente più conosciuta come la capitale della Ciociaria! dire Frosinone equivale a Ciociaria, e questo è il termine geografico da sempre il più vituperato e insultato d’Italia e non più dai pionieri del dileggio cioè il popolino romano parassita e fannullone immortalato da Pinelli padre e figlio, che definivano la umanità ciociara che vedevano in giro: rusticani cafoni burini guitti ciociari! E tale è rimasto il contesto: già la commissione investita dopo il fatidico1870 dell’esame della regione a Sud di Roma, scrisse: ”non si comprende come mai una nobilissima parte d’Italia, quella che volgarmente chiamasi Ciociaria…..sia stata fino ad oggi così completamente ignorata e trascurata”. Eppure già nel 1850 lo storico tedesco Gregorovius aveva indagato per sei mesi la regione più di tutte le altre. E, ancora. già nel 1854 allorché Pio IX proclamò il dogma della Immacolata Concezione il popolo che assisteva in San Pietro alla cerimonia era in massima parte di ciociari, come testimoniato dal quadrone affisso nella chiesa. E se si entra nei Musei Vaticani, dopo le Stanze di Raffaello si trova la Stanza della Immacolata Concezione in cui tutte le pareti furono affrescate a ricordo del sacro evento dove anche il popolo è una ciociarella che indica al figlioletto la figura del papa che officia. Ancora dopo il l870 il grande poeta Carducci, al cospetto degli abbattimenti speculativi dell’antico tessuto urbano da parte dei piemontesi nuovi padroni di Roma, si lamentò della indifferenza dei romani di fronte allo scempio e citò “il ciociaro che nella folta barba passa e non guarda”. Per il poeta non c’era differenza tra ciociaro immigrato e ciociaro romano. Ben altri erano gli intendimenti del poeta il quale vituperava “gli uomini novelli… e lor picciole cose” cioè gli speculatori savoiardi e la cementificazione e espresse le seguenti parole in merito alla Ciociaria: “quel grande e solenne paese, pagano e cattolico, che circonda con solitaria irradiazione di memorie la divina Roma; quel paese così ignorato agli italiani e così calunniato”. Oggi ancora le calunnie e gli insulti del1800! Craxi: “la Ciociaria terra di pecorai”; D’Alema: “semipresidenzialismo alla ciociara” ancora una continua irrisione!! L’assurdità, l’idiozia e il paradosso dell’oltraggio gratuito e pecorino è provocato ed alimentato esclusivamente dalla ignoranza totale e da una mentalità pedestre e scialba. A parzialissimo ragguaglio del senatore pappagallo di cui sopra vogliamo ricordare a parziale documentazione: la Ciociaria, all’epoca di Roma antica, era Campania fino a Napoli, poi Latium Novum, poi Campagna di Roma, poi ecc.; è la regione più antica d’Italia, la madre di Roma. E’ inaudito quanto ha dato a Roma antica, a parte vettovaglie e militi: L.Munazio Planco, Aulo Hirzio, Caio Mario, Cicerone, M.Vipsanio Agrippa, Attilio Regolo; questi gli eventi diretti da ciociari dell’epoca: la battaglia di Azio, la battaglia delle Forche Caudine, la sconfitta di Catilina a Pistoia, la conquista della Britannia, ….; opere realizzate : l’acquedotto del Gard in Provenza, il Pantheon a Roma, le prime pietre di Lione e di Basilea, il mausoleo su Monte Orlando a Gaeta e chissà quante ancora. Lasciamo Roma e ricordiamo nel VI secolo Montecassino e San Benedetto, patrono d’Europa. Negli anni mille e millecento si contavano in Europa oltre mille monasteri benedettini, nel 960 si registra un documento ufficiale fondamentale per la lingua italiana, il cosiddetto placito cassinese, con le prime parole in volgare italiano; ancora in questi anni 1100-1300 fiorirono San Tommaso d’Aquino e la sua fondamentale dottrina ed insegnamenti, poi nacquero i monaci cistercensi e certosini dall’ordine benedettino, poi vennero quattro papi ciociari, quasi tutti anagnini o del territorio circostante: Innocenzo III che oltre alle persecuzioni, coltivò o inventò la parola ’eretico’ ed ‘eresia’, il ‘ghetto’ per gli Ebrei, la Inquisizione fatale e il cesarepapismo che gli altri papi portarono avanti, iniziò le lotte per le investiture e scrisse un libretto che illustra pienamente la sua mentalità intransigente poco amante della umanità :”A proposito della miseria della condiziona umana”; papa Gregorio IX santificò San Francesco, Sant’Antonio e San Domenico, fondatore dei Domenicani. Alessandro IV curò i rapporti con gli Svevi poi venne Bonifacio VIII fondatore dell’anno giubilare nel 1300 e anche promotore dell’ acqua di Fiuggi. Nel 1465 due giovani tipografi tedeschi si rifugiarono in Italia: trovarono ospitalità e appoggi non a Firenze o a Venezia o a Roma bensì a Subiaco presso il monastero benedettino di Santa Scolastica, non altrove perché l’ordine benedettino così presente in Germania, era una garanzia. E qui dunque, a Subiaco, in Ciociaria, registriamo un’altra parentesi gloriosa: i primi libri stampati in Italia nel l465 con la rivoluzionaria tecnologia dei caratteri mobili scoperta una ventina di anni prima dal Gutenberg.
In Ciociaria dunque i primi libri stampati in Italia, non a Firenze o a Milano o a Roma! E al placito cassinese citato aggiungiamo che un ciociaro di Bassiano non solo perfezionò la nuova tecnica e la impostazione grafica della pagina, ma scopri anche il carattere corsivo, la punteggiatura e il formato tascabile. Di conseguenza se civiltà equivale, come equivale, prima di tutto a cultura, perciò a studio e ricerca, allora è inequivocabile, pur se sgradito a certi cervelloni, che la civiltà è nata in Ciociaria! E qui ci possiamo anche arrestare e rinunciare a altre incredibili glorie universali della terra dei ciociari e allo stesso tempo fornire al “Ciociaro,,, del Quirinale” prima di tutti e al senatore dileggiatore, qualche documento che qualifica la grandezza della Ciociaria e dei suo figli.
E’ auspicabile che il ”Ciociaro…del Quirinale” funzionario di elevato grado nel contesto del Ministero della Cultura impieghi gli importanti mezzi burocratici a sua disposizione per finalmente, pur se con imperdonabile ritardo, promuovere e far conoscere la Ciociaria, cosa che in oltre duecento anni nessuna pubblica istituzione ha mai fatto! Consiglio quale valido strumento conoscitivo i seguenti due sussidi: CIOCIARIA SCONOSCIUTA e ORGOGLIO CIOCIARO, di chi scrive.











Articolo scritto veramente malissimo, degno di un Ciociaro.
ritratto, non volevo offendere. Pace e bene e buona fortuna per il futuro
ritratto, non volevo offendere, buona fortuna
Viva la ciociaria, ritratto quanto detto da Pino Cammino