Dal 1 ottobre 2026 è arrivato nelle sale cinematografiche PHOTOGAME – Autoritratto di un’Ossessione, il nuovo lungometraggio firmato dal regista Alex Ruzzi. La pellicola, distribuita da L’AltroFilm di Louis Nero e prodotta dalla Photogame Srl su un soggetto originale di Giorgio Barchietto, vede alla scrittura la firma dello stesso Ruzzi affiancato da Nina Monica Scalabrin e dal noto sceneggiatore Franco Ferrini. Realizzata tra Biella e Venezia con il contributo della Film Commission Torino Piemonte, l’opera si avvale della fotografia di Mario Sposito, del montaggio di Pietro D’Onofrio e di un comparto sonoro curato da Giovanni Piccardi, Thijs De Vlieger e Fabio Dreamon. Il cast principale riunisce interpreti di rilievo del panorama italiano e internazionale, tra cui Stefano Pesce nel ruolo del protagonista, affiancato da Anne Consigny, Clara Ponsot ed Elisa Visari.

La vicenda ruota attorno alla figura di Luca, un affermato imprenditore della provincia piemontese che, nel tentativo di sfuggire alla monotonia di una vita borghese apparentemente appagata, decide di rispolverare l’antica passione per la fotografia. L’equilibrio dell’uomo si incrina con la scoperta di Photogame, un’applicazione basata su sistemi di intelligenza artificiale tramite la quale Luca struttura una sfida concettuale e ambigua coinvolgendo i collaboratori del suo atelier. La situazione precipita con l’arrivo della contessa Lucrezia, un vecchio amore del passato che gli affida la giovane figlia Marta per introdurla nel settore della moda. Il dispositivo virtuale finisce così per sfuggire al controllo dei suoi stessi utenti, innescando una spirale di eventi dalle conseguenze irreversibili sulla sfera privata e familiare del protagonista.

Attraverso questa struttura drammaturgica, il film propone una riflessione analitica sulle dinamiche sociali contemporanee, focalizzandosi sulla mercificazione dell’identità e sul valore attribuito all’immagine nell’era digitale. La regia articola il racconto su un doppio binario: da una parte la dimensione relazionale, segnata da fragilità personali e ambizioni di classe, dall’altra l’elemento tecnologico, capace di penetrare nel quotidiano fino a corromperne la percezione. L’itinerario del protagonista si configura dunque come una discesa progressiva nell’illusione del controllo artistico, culminante nel confronto diretto con i propri limiti individuali.

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