Siamo, io e te, sullo stesso divano.
Tu sei composto, io a gambe incrociate.
Tu guardi me, io fisso avanti.
Fisso, avanti, la parete bianca.

Alla mia destra c’è un sole arancione,
ne percorro i profili con gli occhi,
destra, poi su, sinistra, poi in basso,
ne percorro i profili con gli occhi.

Rettangolare finestra di legno,
che senso hai in questa stanza moderna?
Mi alzo e mi appoggio al legno di schiena,
poi d’improvviso scivolo giù.

Un colpo di vento mi sposta i capelli,
ti soffio sul cuore e ti sposto i pensieri.

Siamo, io e te, sullo stesso divano.
Io son composta, tu a gambe incrociate.
Io guardo te, tu fisso avanti.
Fisso, avanti, la parete gialla.

Alzo la testa, su, mille travi,
in questa stanza un soffitto di legno?
Travi pesanti come i problemi.

Piove vernice su questo divano,
macchia il tuo naso di verde e magenta,
quello che basta perché io ci rida,
rìdici tu, lo ridìci più forte:

“Siamo, io e te, sullo stesso divano.
Quel che più amo è lo zucchero filato
che esce dai cassetti come nuvole dai tuoni,
e anche questi armadi
ritornano bambini”

Ridiamo più forte sotto queste travi,
che, piano piano, si fanno leggere,
la finestra si apre su un campo di grano,
c’è anche il mare, e la neve, è per me?

Siamo, io e te, sullo stesso divano
e siamo entrambi a gambe incrociate,
dammi la mano, e guardiamo avanti,
fisso, avanti, la parete non c’è.

Al suo posto fili di luce,
a cancellare qualsiasi barriera,
chiudono bene questa stanza moderna,
come una tenda che prima non c’era.

Mi volto e per caso mi trovo da sola
a gambe incrociate su questo divano.
Dall’altra stanza mi senti parlare
e bussi più forte per farti aprire.
Mi guardo intorno, non ho le chiavi, dov’è la chiave?, la chiave non c’è!

Chiudiamo gli occhi, il divano sorride, la casa sparisce, il mondo esplode.

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