Miriam Brancia, Un altro tè nel deserto

25 Febbraio – 10 Marzo 2010 presso @lice’s Café, Viale G.Massaia 15, Roma

Media4tech di Claudio Palazzi

Nei quadri di Miriam Brancia sono raffigurati sguardi capaci di nascondersi in un deserto. Si dissolvono tra echi di sabbia, nelle dune mosse dal vento, sotto la suggestione di un cielo che ripara.

La luce di un sole invisibile, ma perfettamente simulato, fa risplendere di toni vivi l’olio delle tinte. I dettagli delle espressioni sono presi da fotogrammi cinematografici; ambito in cui si muove la passione di questa artista e che rappresenta un contesto decisamente appropriato per ritrarre dettagli umani significativi. Tratti tangibili di ombra si integrano dentro gli incarnati, e sono infine assorbiti da colori solidi. L’imperscrutabilità del paesaggio circostante si palesa nella policroma fissità delle pupille, mentre la durezza dei tratti rappresentati ben si sposa con la densità di pennellate sincere.

Le figure che si lasciano cogliere nelle tele della Brancia, sembrano prese nell’attimo della messa a fuoco di segreti ancestrali. I loro occhi non fissano uno spettatore, ma sono puntati su qualche dettaglio imprecisato, fuori portata. E’ sicuro l’orizzonte che si staglia tutto intorno? E ci sarà un’oasi che non sia miraggio, intrapresa una fuga che si scopre alla fine essere non esterna, ma del tutto interiore? O almeno, sarà possibile in tutto ciò una resa lunga almeno il tempo di un tè?

Gli sguardi intanto continuano a scrutare in cerca di un particolare. Le mani vorrebbero afferrarlo, o almeno puntarlo, individuare quel tipo di particolare che può provocare a volte stupore, a volte rabbia, ma il più delle volte salvifico sconcerto. Una volta persi nel deserto infatti, si vorrà trovare una via d’uscita.

Francesca Verusio vive la danza come essenzialità del corpo, istintualità della sensazione. Nella poetica delle sue performances si respira tutta l’attesa dello stare nella non-azione, del lasciarsi danzare, attimo dopo attimo, in una strategia che muove dall’interiorità più profonda per fuoriuscire e tendersi quanto più altrove, e che ha esito formalmente indefinibile.

Maddalena Finocchiaro nasce a Roma e suona il violoncello da 10 anni. Ha partecipato al tour siciliano di Totipoeta, cantautore siculo, e dal 2006 suona con Giulia Anania; ha partecipato ai tour in Francia, Spagna e Portogallo, e tutt’ora la accompagna nella scena musicale romana. Collabora inoltre con i Rein, gruppo folk romano, nelle performances acustiche in radio e live.

Marco Lipford

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