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Incredibile! Eccomi di nuovo qui. Lontano migliaia di km dalla mia patria. In un territorio ostile. Nuovamente ospite del nemico più pericoloso che il mio popolo abbia mai dovuto affrontare. Eppure, se ora sono qui è grazie a me e alla mia pacata ed impeccabile indole alla diplomazia. È passato già un anno da quando ho reso concretamente possibile ‘il confronto’. In questo luogo mi definirebbero un ‘semplice operaio’ al potere. Ma è proprio questo il mio orgoglio. Sono l’esempio empirico di come la lotta di classe porti all’evoluzione della società. ScaUrpa. n racconto di Claudio Palazzi Direttore responsabile: Claudio Palazzi
Il futuro è l’annientamento della diversificazione. Il capitalismo, attualmente radicato nei miei primitivi ospiti, è destinato a scomparire. Sono stato io il vero artefice del progresso, ovvero il fautore di una società senza classi. Ammirate cosa è riuscito a realizzare il ‘semplice operaio’: ho reso verosimili il dialogo tra le grandi potenze e la prospettiva di una pace globale. Io ho portato l’equilibrio.

In mezzo a questi intellettuali da salotto pluridiplomati, per non dire plurilaureati, io sarei lo zoticone che non ha finito le elementari. Ma questi signori devono proprio a me la possibilità di stare seduti tutti nella stessa sala a parlare delle sorti del pianeta. Siamo nel mezzo dell’Assemblea più importante di tutti i tempi ma nel paese più presuntuoso e bellicoso che la storia ricordi. La scena che si delinea intorno a me è quasi surreale: tutti parlano tra loro con buona creanza. Si scambiano convenevoli con garbata affabilità e “simulato” rispetto. Ma per quanto riguarda la mia persona indubbiamente viene fatta eccezione. Il loro ossequio non può essere mendace nei miei confronti. Sì perché è comprensibile portare un sincero riguardo per il coraggio politico dimostrato con le mie azioni. Sono passati quattro anni dal mio ‘discorso segreto’.

Il mondo intero si è fermato ad ascoltarmi. Chissà se oggi tutti gli sguardi concentrati su di me rivedono quel conviviale ex operaio che in una cucina russa illustrava al vicepresidente della seconda potenza mondiale l’inevitabile futuro. Un rivoluzionario impianto politico destinato a soppiantare il rudimentale e fallimentare modello capitalistico. Il sistema occidentale ha già portato ad una crisi economica devastante creando un divario insanabile tra l’estrema povertà dei molti e la smisurata ricchezza dei pochi.

Ad oggi il mio popolo e persino i diplomatici qui presenti nonostante la loro incompetenza riescono a capire l’importanza del mio gesto. La frangia moderata ha preso le redini del mio paese ed è riuscita a far raggiungere l’obiettivo marxista ‘profetizzato’ da Lenin e strumentalizzato da Stalin. Grazie al genio e al moderato carattere che mi contraddistingue sono riuscito ad essere il burattinaio di questa assemblea. In questo congresso ‘per la pace’ io sono l’ago della bilancia.

Ma… Cosa succede? Un attimo! Chi è che parla? Cosa sta dicendo questo dannato imbecille? Lorenzo… Lorenzo qualcosa. Questi nomi impronunciabili del sud-est asiatico non li sopporto. Come osa? La sopravvivenza sua e del suo popolo dipende da noi compagni. “Adesso basta. Presidente! Richiami immediatamente il delegato filippino all’ordine”, urlo al Presidente dell’Assemblea. E senza rendermene conto mi ritrovo con una scarpa in mano che sbatto ripetutamente con violenza dinanzi al banco dove sono seduto. Il gesto è inconsulto. Non riesco a fermarmi. La rabbia sale.

Al mio incredulo vicino confido: “Questi ignoranti individui non capiscono come l’influenza del nostro paese può solo giovare alla loro primordiale economia. A nulla è servito tutto il mio percorso per il disgelo. La guerra fredda non è finita e durerà ancora per anni. Fino a quando l’inevitabile rivoluzione rovescerà il sistema capitalistico. Se sarà necessario con la violenza.”.

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