Nærøyfjord
Nærøyfjord

Scarpe da trekking ai piedi e giacca a vento. Rigorosamente del nostro colore preferito e non low cost, visti i prezzi esorbitanti della vita qui. Ebbene sì, perché la loro agiatezza deriva dal petrolio e “la Norvegia è il secondo paese al mondo per la produzione di petrolio” o almeno così ci dicono fieramente gli Scandinavi che non fanno troppa fatica a ostentare la loro ricchezza. Per cui si rischia di pagare un cappuccino un numero indefinito di corone. Certo, sempre se lo troviamo un cappuccino. Difficile dire quello che potremmo o non potremmo trovare. “Animali allo stato brado” ci avvisa qualche italiano spaventato dalla nostra temerarietà e che si limita a vivere l’esperienza dei fiordi con una crociera, sicuramente rassicurante ma non tanto esaustiva quanto una full-immersion nella natura selvaggia.  Christopher McCandless ci stringerebbe la mano.

Perché è quella che affronteremo, insieme al nostro spirito di adattamento e all’istinto di sopravvivenza: la natura incontaminata. In capo al mondo o quasi.  Non abbiamo ancora superato il Circolo Polare Artico ma la regione dei fiordi presenta la desolazione tipica delle terre polari. Siamo lontani anni luce dai bagliori della civiltà, forse di colpo siamo stati catapultati in un altro mondo o in un’altra era. Quello che ci troviamo di fronte è un luogo ameno e dimenticato da Dio. Guardandoci intorno scorgiamo cime ostiche, acque cristalline e paesaggi che hanno qualcosa di molto simile all’Eden terrestre. La metropoli ci sembra solo un lontano ricordo e anche Bergen, che tutto sommato non ci era sembrata così accogliente.

Mentre qui dopo aver navigato per ore, aver attraversato strade caratterizzate da dirupi perigliosi e tornanti all’ultimo respiro si sono spalancate le porte del paradiso. Quella catartica crociera  ci ha permesso di solcare le acque gelide del Sognefjord, le cui vette si dividono permettendo al mare di insediarsi fra di esso. E improvvisamente ti ricordi di quanto sia piccolo l’uomo di fronte la maestosità della natura. Ma dopo tanto peregrinare e dopo aver assaporato il vento tra i capelli siamo giunti a destinazione. Nel bel mezzo del nulla dove abbiamo modo di godere della vista mozzafiato del Nærøyfjord , il braccio più selvaggio e spettacolare del fiordo, la cui singolarità è data dalla presenza di numerose cascate. E a pensarci bene sembra di essere in un quadro, vista la perfezione di questo scenario. I monti  che si specchiano sull’acqua  e si intersecano dolcemente all’orizzonte nascondendo quel fiume dal quale proveniamo, un pontile nella penombra. Insomma la quintessenza della poesia.

Che dire di Gudvangen e dei piccoli insediamenti che ci circondano? Villaggi di poche anime nell’entroterra, collegati da radi mezzi di trasporto che attraversano le montagne. Non è difficile immaginare che queste terre selvagge siano lo specchio di una società prevalentemente rurale. Le risorse per gli abitanti del luogo scarseggiano fortemente e non vanno oltre l’essenziale, ossia i beni di prima necessità e i farmaci da banco. Ricorrente invece la vendita di attrezzature turistiche e sportive. Perché è risaputo che la Norvegia sia una rinomata meta turistica. Non mancano infatti camping e strutture alberghiere (che non sono decisamente alla nostra portata) e per fortuna i camping sono dotati di ogni confort: da comode cabine di legno a cucine di tutto punto.

Per noi l’avventura è appena cominciata e ci aspetta la vera sfida.  E così quello che sembrava un sogno si tramuta in realtà. Siamo alle prese con il trekking, immersi nella natura sterminata a Bakka, un minuscolo insediamento di agricoltori dediti alla produzione di formaggio ai piedi della Rimstigen, dove abbiamo incontrato dei cavalli di montagna , destinati sicuramente alla macellazione. La Vecchia strada delle poste ci porta dritti al cuore del Nærøyfjord .  Attualmente un noto percorso per escursionisti, questa via all’epoca costituiva  l’unico punto di comunicazione plausibile per il trasporto delle merci e si snoda attraverso una fitta vegetazione, precipizi , cime ostiche e panorami mozzafiato. L’acqua con la sua forza dirompente si getta negli strapiombi e l’effetto di queste  cascate è a dir poco strabiliante. A 1026 metri di altezza si può raggiungere un enorme ghiacciaio e questi sentieri impervi proseguirebbero  ma giacché la notte bussa alle sue porte e ci aspetta molta strada da percorrere è meglio affrettarsi e tornare indietro. Il nostro viaggio finisce qui per adesso. I fiordi spalancano davvero le porte del paradiso per gli amanti del selvaggio, sono lande terre che gli spiriti liberi non possono non amare.

Selene Bruni

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