Cultura e spettacolo, un fragile settore

Lo spettacolo dal vivo durante la pandemia si è ritrovato in una condizione di profonda crisi. Il Covid-19 ha messo in luce tutta la fragilità di un settore già debole nel nostro Paese.
Uno studio incaricato dal KEA European Affairs  nel 2020 ha evidenziato la perdita di fatturato di alcuni settori inerenti allo spettacolo che ammontava circa all’80% per cento.
Nonostante il miglioramento epidemiologico, il prolungamento delle misure volte al contenimento dei contagi continua a mettere in crisi questo settore. La crisi scaturita dalla pandemia Covid-19 ha favorito, paradossalmente, una maggiore visibilità ai lavoratori del settore da sempre in una condizione di precarietà.
La denuncia da parte di alcuni artisti, da quelli più esposti a quelli più “marginali”, è stata in grado di mostrare all’intero Paese tutte le problematiche che affliggono lo spettacolo e tutto ciò che riguarda la cultura.

Il lavoro di artista, da sempre idealizzato, nasconde in realtà lontane fragilità.
I tentativi da parte del Governo volti ad aiutare questi lavoratori sono risultati insufficienti, soprattutto a causa delle tempistiche e delle modalità di accesso “macchinose” per via della burocrazia, una presenza fin troppo ingombrante in Italia. Moltissimi, durante il periodo di pieno lockdown hanno manifestato nelle piazze, lamentando tale difficoltà e gli aiuti in denaro insufficienti nel sanare la difficoltà economica.
Nonostante questo settore sia stato uno di quelli più colpiti dalla crisi scaturita dal Coronavirus, sembra che stia ripartendo, anche se con tutte le difficoltà economiche che ancora persistono.

La ripartenza tra spettacoli dal vivo e musei

L’apertura dei musei era stata fissata alla scorsa primavera, a partire quindi dall’aprile 2021. Ad oggi, nonostante il calo del turismo in Italia, i musei e le mostre sembrano nuovamente al centro dell’attenzione per gli amanti e gli appassionati d’arte.
Già nel 2020, quando la pandemia sembrava praticamente impossibile da debellare, i musei continuavano ad ospitare i più appassionati, ma secondo il censimento ISTAT il numero di visitatori nell’anno 2020 ha subito un brusco calo.
In che modo gli amanti dell’arte hanno continuato a soddisfare la propria curiosità? La chiusura di mostre e musei ha apportato, spontaneamente, modifiche nei metodi di fruizione della cultura.
I lunghissimi mesi di chiusura hanno favorito e stimolato spunti creativi e risposte volte a sopperire alla mancanza delle opere artistiche.

In un contesto così inaspettato come quello della pandemia i musei si sono attivati per offrire la possibilità di “visite a distanza”. Alcuni musei, la maggior parte situati nel Nord Italia, hanno investito in digitale, ma a fare davvero la differenza sono stati i canali social media con dirette interattive con i visitatori online su Instagram e Facebook.I musei, tra il 2020 e il 2021 si sono attrezzati per la creazione di almeno un canale social, organizzando persino eventi direttamente sulle piattaforme digitali.

Più cultura per tutti?

I contenuti erogati dai musei hanno riguardato tour virtuali, visite guidate e attività per bambini e famiglie. Moltissimi, fino a qualche anno fa estranei al mondo dell’arte e, più in generale della cultura, hanno avuto la possibilità di entrare a contatto con queste realtà. 

Spesso per pigrizia, mancanza di tempo causa lavoro o altri fattori, molti hanno continuato a privarsi della ricchezza dell’arte e di tutte le sfumature che riguardano questo mondo.
Con il lockdown prolungato, restrizioni, smart working; le persone si sono ritrovate incastrate tra le pareti domestiche e forse, la necessità di dover evadere da quell’oblio senza fine, ha portato alla ricerca di un qualcosa di nuovo, mai sperimentato prima.

La noia, i giorni e i mesi interminabili che hanno causato ansia e depressione, hanno favorito lo stimolo e lo sviluppo di nuovi interessi da poter coltivare direttamente da casa, senza il bisogno – data l’impossibilità – di dover uscire.
Molti utenti social sembrano aver scoperto la forza e la potenza dell’arte e altrettanto i lavoratori del mondo della cultura, organizzatori e tecnici museali, che continuano ad offrire tour e visite guidate da professionisti del settore destinati al nuovo pubblico.

Questa strategia commerciale – presente anche nel periodo pre-Covid ma più diffusa nel periodo della pandemia – ha favorito l’interesse nei confronti del settore della cultura da parte di nuovi pubblici.
Si tratta solo di un interesse temporaneo? 
Solo analisi successive ci mostreranno, effettivamente, se l’interesse per la cultura e tutto ciò che essa racchiude sia reale o un passatempo transitorio.

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