Non esiste periodo più congeniale della trepidante attesa che precede il Natale per scatenare tutta la potenza allusiva ed immaginifica che il mondo circostante è in grado di suscitare. Claudio Palazzi

Si tratta di un processo a prima vista immediato, pressoché esente da intoppi o turbamenti di svariata natura.

In verità, non è così semplice scovare l’autentico sentimento natalizio, tra musichette ossessive ed addobbi di dubbio gusto: occorre camminare a passo lieve ma deciso, soffermarsi ad osservare ogni dettaglio con saggio entusiasmo.

Si avanza lungo le strade, in bilico tra pavimentazione reale e percorsi aerei dalle mutevoli deviazioni, mentre la curiosità, talvolta troppo ingenua e frettolosa, scruta ed indaga bramosa non appena un particolare, anche di poco spessore, riesce comunque a sfondare il labile muro dell’indifferenza.

Durante l’Avvento, la percezione sensoriale si affina e moltiplica, forse anche eccessivamente, le potenzialità benefiche provenienti dagli stimoli esterni: un’aura edulcorata permea lo spazio e i giorni che accompagnano e caratterizzano il periodo più festoso dell’anno.

Anche se a tutte le latitudini non è assolutamente così, la quotidianità, senza eccezioni, si trasforma in un unico grande villaggio ricoperto di neve: Rovaniemi, il magico paese di Babbo Natale, assume rilievo e diffusione universali, con il suo panorama di un candore e di un silenzio inviolabili, ai limiti della sacralità; l’atmosfera, così profusa di quiete e pace interiore, è qua e là arricchita dai caldi rivoli di fumo provenienti dai comignoli, alternati alle fragranze speziate del gluhwein e dei biscotti alla cannella.

Sembra un paesaggio in miniatura, un universo creato direttamente dai moti inconsci di un’infanzia messa da parte troppo a lungo…

Ma è grazie a costei che, se ci si affaccia alla finestra, è possibile vedere con gli occhi del cuore e immaginare di trovarsi in un luogo simile, nel quale ogni gesto, ogni decorazione assumono un significato; la frenesia delle compere e del regalo di facciata soccombe ai tempi lenti di una ritualità ritrovata.

If you just believe, recita uno dei brani portanti del fiabesco lungometraggio d’animazione Polar Express (2004); bisogna soltanto credere, avere il coraggio di aspettare e di costruire poco per volta, ascoltando il proprio Io più profondo, fino al momento in cui la fiaba dei nostri sogni ad occhi aperti, nonostante le fuorvianti negatività esterne, prende vita.

La forza di volontà racchiusa in ognuno di noi è fondamentale, ma ci sono alcuni strumenti che forniscono un aiuto importante nella realizzazione di una dimensione altra, fungendo da tramite tra l’immanenza e l’ulteriorità e da cartina tornasole del proprio iter esistenziale.

La manifestazione “Arte candida come la neve” si pone questo scopo: il valore della narrazione, l’esplicitazione maieutica dell’essere, senza esibizionismi né forzature, facendo leva non sulla parola ma, in questo caso, sul potere incontenibile dell’immagine.

“Arte candida come la neve” è infatti una collettiva artistica, che si svolgerà dall’8 dicembre, data dell’inaugurazione, al 12 dicembre presso lo Sport Village Hotel di Castel di Sangro, nel cuore dell’Abruzzo più innevato e selvaggio, custode di tradizioni secolari, strenuamente legate al contatto inalterato con la natura.

Locandina dell’evento.
Credits: Peter Manchia

Durante questi cinque giorni, la seduzione visiva, scaturita dall’osservazione delle opere d’arte in un’insolita circostanza turistica e paesaggistica, non possiede, come fine spesso assoluto, la promozione forzata di un’immagine, reiterata fino all’eccesso: la creazione si tramuta in esclusivo oggetto della contemplazione dello spettatore, il quale, quasi preso per mano, viene accompagnato ed accolto in un contesto semantico specifico ma, di volta in volta, differente, in base alle esigenze di chi guarda.

La meta primaria è da assimilarsi ad un rinnovato rapporto con l’ambiente circostante, spontaneamente favorito dalle caratteristiche stesse del luogo, che si prestano ad un’accentuata analisi introspettiva, intrisa di silenzi.

Il periodo natalizio, nel quale l’evento è coinvolto, rallenta la sua marcia: le luci a intermittenza sfumano delicatamente da un colore all’altro, mentre le voci, euforiche ma chiassose, della gente indaffarata tra impegni e doni si smorzano, divenendo un remoto sottofondo; si ricerca la garbata carezza di suono, la luminosa autenticità di un abbraccio

Ma l’intento della mostra “Arte candida come la neve” è anche mondanità e sano divertimento: l’evento clou si terrà sabato 11 dicembre a partire dalle ore 18, quando avrà luogo la presentazione, ad opera del sapiente critico d’arte Roberto Litta, di tutti gli artisti partecipanti: Paolo Pozzetti, Federica Virgili, Lucia Lula Serra, Marco Barnabà, Luigi Rosa, Daniela Bendoni, Giuseppe Del Prete.

La kermesse proseguirà, alle 20:30, con la cena di gala e si concluderà con un’asta di beneficenza delle opere d’arte esposte.

La collettiva, con tutti i suoi poliedrici momenti, è stata realizzata dall’esperto promotore e curatore artistico Luigi Rosa, con l’imprescindibile collaborazione della scrittrice Alessia Citti.

“Arte candida come la neve” è un’anticipazione della gaudente festosità del Natale; tuttavia, grazie all’arte, il discorso si approfondisce oltre la superficie dell’edonismo: la componente artistica, infatti, mediante la sua innata proprietà immersiva, attua una sorta di trasmigrazione circolare, un viaggio che, al contempo, espande e rafforza lo spirito.

In un primo momento, le anime di chi realizza le opere e di chi le studia senza preconcetti percettivi sembrano allontanarsi dalla realtà; esse vivono la loro manciata di istanti di alienazione, il loro attimo di spiccata esclusività individuale…

Ma ciò non si evolve in una chiusura autoreferenziale: la robusta matrice identitaria, oltre a riscoprire se stessa, ritorna nel mondo e crea dei legami con quest’ultimo, cosicché entrambe le parti chiamate a dialogare si nobilitano vicendevolmente.

Nel concetto de “l’arte per l’arte”, per quanto veritiero e vitale per l’unicità dell’universo artistico, si apre una crepa, uno spiraglio di condivisione ed interazione reciproche: ognuno ci guadagna in ricchezza, seguendo sempre il flusso di un apprendimento concreto ma immancabilmente spontaneo, incentrato sulla piacevole lentezza del vivere, scevro di costrizioni e forzature.

Quella condizione mentale inimitabile cessa di essere un isolato e represso angolo dell’interiorità e, finalmente, si palesa all’esterno, cede all’abbraccio rigoglioso dei sensi.

E la vivace e tenebrosa terra abruzzese recepisce il messaggio: le sue storie, nascoste tra i fitti boschi e i borghi inerpicati tra le alture, si destano e diffondono tutto l’amore per il territorio, l’appartenenza ad un determinato modus vivendi.

L’arte si affianca al racconto e, nella candida neve, tutti gli attori, non solo umani, coinvolti nella vicenda lasciano la propria impronta.

Perché quel segno indelebile dà spessore narrativo al vissuto e rilevanza ad ogni singola azione compiuta con passione e rispetto per l’intero creato.

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