innsbruck natale

Cammino solitaria per la strada. Non c’è gesto più semplice e liberatorio, con gli occhi fissi al marciapiede, con l’unico scopo di proteggere le proprie care scarpe immacolate da sporcizia e mattoni sconnessi; il resto del cervello non esiste: il corpo è soltanto un contenitore materiale a cui appoggiarsi, in caso di improvviso contatto con la realtà.

Il mondo è chiuso fuori. All’interno, nella mente intorpidita del primo mattino, transitano sensazioni soffuse, la brina inquinata dalla durevole mancanza di piogge le inumidisce e le fonde in una sequenza perpetua; il percorso non è diritto né privo di ostacoli, ma lungo di esso la folla, le cose, i rumori si livellano senza carisma e si susseguono come congegni automatizzati, con quei profili scontati che non meritano un’ennesima ulteriore inutile valutazione.

Sono tanti fotogrammi usurati, privi di una possibilità di colorarsi di nuovi riflessi, di spettri cromatici prima nascosti, pur nel mantenimento di una fiera stabilità identitaria.

Ad un tratto, il bigio velo della sonnolenza si sgretola e lascia il posto all’infinita miracolosa azzurrità del firmamento: tale è l’assenza delle nuvole che le molecole di vuoto si gonfiano dell’abbacinante luce del sole, fino ad esplodere in cristalli di immaginifica evanescenza; l’ambiente intorno si rischiara, si illumina, assume tinte insolitamente vivaci, la routine si decontestualizza, tramutandosi in aperta manifestazione di giubilo, in gioiosa espressione di vita.

D’improvviso l’esistenza modifica i suoi connotati, indossando gli abiti più belli per la grande festa…Natale, atteso e sacrosanto Natale, non c’è occasione migliore per cambiare se stessi e il mondo circostante, per rallentare, anche soltanto per pochi istanti, ed osservare attoniti l’atmosfera che si trasforma e si riempie di magia: qualsiasi elemento acquista immediatamente bellezza, senza un motivo, senza un fine interessato o programmato, se non l’obbedienza ferrea al dogma di una ludica spensieratezza; tutto diventa gioco, esperienza edificante, seppur fugace, di ritorno ai sogni incontaminati dell’infanzia.

Odo le campane tintinnare, il suono è esile, delicato, come il battito di ali delle fate: le intravedo queste ultime, dedite a generare piccoli vortici di polvere magica, soffici batuffoli lanosi donati dalle paffute pecore del Connemara e lavorati fino ad ottenere interminabili filamenti imbevuti d’oro e d’argento, un filato prezioso che via via si inspessisce, intrecciandosi in sontuose ghirlande; abeti, aceri, aranci e tanti altri alberi di ogni fattezza e dimensione ne sono riccamente decorati.

Ma le decorazioni non si limitano solamente ad abbracciare le piante: le luci, i pupazzetti, i nastri setosi, le statuine, i lustrini, le suppellettili dal tema festivo si moltiplicano, invadono l’ambiente senza soffocarlo, confondendo e deliziando lo sguardo di spettatori appassionati e di passanti distratti; le strade, le case, i negozi, i giardini si popolano di presenze fiabesche, Babbo Natale, elfi, gnomi sembrano prendere vita, vengono prodigiosamente insufflati di quel puro ed autentico spirito natalizio, che fermenta ovunque sempre più, lungo i giorni dell’Avvento, gonfiandosi dolcemente come gli impasti odorosi del pane all’uvetta e dei dolci ricolmi di frutta secca.

La festa si avvicina, la vista e tutti gli altri sensi inesorabilmente si distorcono: la piazza si anima di festose bancarelle in legno, che espongono gli oggetti più originali e multicolori, sfilano davanti a me le pecore di genuina lana austriaca, le marionette in pannolenci, le piccole renne scolpite nel legno, le lampade di cartone a forma di stella; l’aria profuma di zenzero e cannella, di vino fumante e di caldarroste, di frittelle alle mele e mandorle caramellate, i venditori gastronomici risvegliano il mio interesse di atavica golosa ma ormai attenta all’etico buon gusto, che apprezza gioiosa la semplice bontà di uno zucchero filato.

Più in là, il dolce sapore zuccherino si prolunga verso l’estasi olfattiva del cioccolato fondente, denso oro bruno che ricopre con delicatezza fragole, mele e banane, il piacere si scioglie e si mescola al cacao, alla melassa cristallizzata, alla marmellata di mirtilli adagiata sul regale kaiserschmarren…lo zucchero a velo mi solletica le nari.

Ed ancora, la staffetta sensoriale procede, senza freni, senza censure, le labbra glassate e cocenti di sidro si arrestano come per una sincope, alla vista inaspettata delle bellezze locali, ragazzi dall’aspetto apollineo pronti ad emulare le più sublimi presenze angeliche: amore inviolabile e purificato si propaga dai corpi slanciati, dalle iridi cerulee in concorrenza con il limpido cielo d’inverno, dalle chiome flave, forti e floride come il grano maturo, i cui riflessi dorati guidano il mio sguardo alla fiera storicità del Tettuccio d’Oro; sotto di esso cinque impavidi musicanti intonano Joy to the world ed altre melodie di Natale, trombe e tromboni si corrispondono e si accordano al mio orecchio deliziato.

Quel suono caldo e melodioso accompagna e si compenetra alle numerosissime luminarie multiformi, le quali, danzando ad intermittenza, si distendono al di sopra delle vie in un ampio abbraccio, allungandosi da balcone a balcone, da finestra a finestra, creando una seconda volta celeste fantasiosa e luminescente; talvolta, le luci si fanno autonome e si dispongono su strutture invisibili a formare sculture tematiche, tra le quali spicca il cristallo squadrato dalle pareti scintillanti.

Il gioco delle illuminazioni cinge gli edifici, lo spazio intero, mi compenetra la mente e i pensieri, cullandoli in un fatato stupore: vorrei che questa beata alienazione fosse imperitura, che la felicità e la bellezza mi trasportassero in un eterno regno di incontri sinceri e di oggetti stupendi, una nicchia preziosa e variopinta come il miraggio di una pace universale.

Il mio volto inebetito si gira lentamente ed incontra lo spettacolo tanto concreto quanto ineffabile della vetrina del grande magazzino: tanti pupazzi semoventi della migliore fabbrica tedesca di giochi riproducono l’intenso spettacolo di un mondo incantato, tra castelli e principesse, tra orsi tramutati in pastori e carrozze guidate da conigli e trainate da oche; una lunga sequenza di immagini, indipendenti da uno schermo ed immerse in un paesaggio innevato di ovatta, fino a culminare nella scena della Sacra Famiglia, circondata da un gregge tenero e caldo.

La vetrina sconfinata attira l’attenzione incredula di adulti e bambini, entrambi rapiti da quei morbidi giocattoli che si animano senza alcuno sforzo, come contagiati dal gaudente clima della festa, un mondo parallelo della durata di un mese, in cui ogni magia diventa possibile.

Lo sguardo si accende, la fantasia decolla e vola leggiadra, osservando dall’alto i capolavori dello spirito natalizio: nella piazza del municipio del capoluogo bavarese è tutto un fluire polisensoriale di voci gioconde e di manufatti insoliti, di benefici sussulti dell’anima e di istanti inimitabili; l’aria che respiro produce senza sosta sorprese e prodigi, da regalare e da scartare ai piedi dell’albero, proteso verso il cielo in un anelito di infinito, tra ideali, aspirazioni ed ambizioni che si estrinsecano e si fortificano in una profana consustanziazione.

Dalla punta estrema dell’abete elegante non ho bisogno di osservare, mi bastano gli occhi del cuore per ammirare commossa le montagne del Tirolo, le cui vette, in lontananza, pinnacoli imponenti e nivei in contatto diretto con il Paradiso, non possono che essere adibite a dimore per gli angeli: mi pare di avvertire il loro palingenetico canto, ad annunciare che forse lassù si può espiare per l’ingenuità perduta, ritrovando la verginità di una natura infranta.

La realtà sottomessa all’illusione partorisce questo capolavoro, accecante come il riflesso del lenzuolo divino disteso sulle alture alpine, un paesaggio inebriante di colori e di fugaci esperienze che incidono nella memoria come lo scalpello dell’innamorato: la folgore del giorno trascorre e mostra con chiarezza, ma il mistero dell’imbrunire non inghiotte né occulta la fervida atmosfera, gelosamente corteggiata anche nella notte miracolosa…

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