L’Udinese continua a sorprendere, anche se ormai lo stupore di fronte ai risultati della squadra friulana è quasi immotivato. Non dovrebbe più far scalpore, perchè l’Udinese sono ormai anni che mantiene posizioni di vertice, incanta con un bel gioco, è fra le più allineate al fair play finanziario e scopre talenti sempre nuovi.
Quindi farsi stupire dall’orchestra di Guidolin è fuori luogo, quasi un’offesa: possono cambiare alcuni interpreti, ma la sostanza è sui campi, sui tabellini: il calcio dei bianconeri propone freschezza, dinamicità ed equilibrio. Quello che ha sede ad Udine è forse uno dei modelli societari più riusciti d’Europa. Qualcuno potrà obiettare che non si vince però in Friuli, ed è finora vero. Ma almeno chi tifa Udinese non perderà mai il senso dello sport, del divertimento, quel furore che a volte in altre piazze più soffocanti e ambiziose si tramuta in sentimenti che rischiano di affogare le squadre.
Come squadra non rappresenta più un’incognita ma una certezza, è in A ininterrottamente dal 1994 e sfido chiunque a dire che a Udine si lotta per salvarsi; bugia, perchè la salvezza lì la garantiscono gli introiti economici sapientemente gestiti dallo staff del presidente Pozzo, le idee e il calcio spensierato. Negli ultimi anni ad Udine si è spesso respirata aria di Europa, Champion’s League o Europa League, comunque risultati importanti.

E questo campionato non sembra essere meno soddisfacente per i ragazzi di Guidolin, che ha giurato di voler chiudere in Friuli la carriera. Secondo posto meritato, una sola sconfitta al San Paolo contro il Napoli che ci può stare, imbattuta in casa con la porta ancora inviolata, l’ennesimo anno di Antonio Di Natale ai vertici della classifica marcatori.
Nessuno può garantire che i friulani rimangano dove sono anche al termine delle stagione, di certo disputeranno l’ennesimo campionato di spessore, divertendo il pubblico e i critici, dimostrandosi superiori a squadre allestite per piazzamenti importanti. Ma dov’è la magia, in molti se lo chiedono. Nella serenità che lascia la città alla squadra, perchè una piazza come Udine può solo far bene, non causa stress ai giocatori, li lascia a esistenze normali nel quotidiano rispetto a Roma, Napoli o Milano. E l’organizzazione del lavoro, progetti che hanno delle basi, non preparati in due minuti. Gli allenatori innanzitutto: Spalletti ha lavorato molto bene dal 2002 al 2005, poi i tempi di Marino e oggi la gestione di Guidolin. L’attenzione al settore giovanile, alle politiche di valutazione dei giocatori e le plusvalenze economiche danno sicurezza; e la scelta dei talenti da inserire in squadra. Negli ultimi anni i Pozzo hanno venduto in mezza Europa a suon di milioni, comprando a pochi euro, ottimi giocatori (Sanchez, Inler, Pepe, Zapata ma potremmo andare indietro per molto ancora).
Fossi il presidente di una big, oltre a cercare i giovani che qui approdano, cercherei di prendere chi nel settore di scouting dell’Udinese lavora, investire su persone di sicura competenza. E studiare come l’Udinese è solita muoversi.

Questa giornata, con l’ennesima prova brillante in casa contro il Palermo, offre un’ennesima garanzia: disciplina tattica e bel gioco. Asamoah a centrocampo è una certezza, così come Handanovic in porta, e gli ultimi arrivati, da Benatia ad Armero, appaiono tutti integrati nei moduli.
Certo bisogna riconoscere che la vera arma in più negli ultimi anni è apparso il furetto-capitano dell’Udinese, quel Totò Di Natale capace di stupire tutti con gli ultimi due campionati da capocannoniere, rispettivamente con 29 e 28 centri. Chissà che non ci delizi ancora quest’anno, visto che al momento è di nuovo solo in vetta a 7 reti. Senza contare le giocate mai inutili, i passaggi smarcanti, gli assist per i compagni, la saggezza tattica e il piacere di vederlo giocare. Si sta consacrando come attaccante completo a 33 anni, dopo anni comunque di buone prestazioni. Forse per la Nazionale è tardi, con i progetti giovani di Prandelli, ma per il bel gioco il tempo non finisce mai. Sarà un caso che l’unica partita persa dall’Udinese in campionato vedeva l’assenza in campo del suo capitano, ma quanto sia fondamentale un giocatore del genere in questa squadra lo si capisce dai numeri.

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