Intervista a Stefano Labbia

Stefano Labbia è un giovane autore italiano (Bingo Bongo & altre storie – 2018; Piccole Vite Infelici – Edison Publishing 2017; I Giardini Incantati – Talos Edizioni 2017; Gli Orari del Cuore – 2016) che si divide tra Roma e Londra. A lui abbiamo chiesto circa la situazione del mondo della cultura italiana e le differenze tra Italia ed Inghilterra per quanto concerne l’entertainment.

Ben trovato Stefano su INpressMAMAGAZINE! Il tuo approccio con Londra / l’Inghilterra quale e come è stato?

Io sono nato quando ho messo piede la sera di qualche anno fa a Londra. L’Italia è molto bella ed è ricca di storia ma al momentonon offre né stimoli, né spunti, né opportunità e questo oramai da tempo. In tutti i campi. Ci si riempie la bocca di mille parole… in gergo si dice “si vive alla giornata”. Ci si prova ma non si è mai convinti mai di quello che si fa, o per apatia e scoramento, o perché non ci si crede proprio. Il mondo della cultura (azzarderei a dire quasi del lavoro nella sua totalità) è un mondo chiuso. È terribile perché non ci sono possibilità. Lavorano sempre i soliti noti, over 40, entrati nel “circolo a numero chiuso”, non meritocraticamente – almeno per la maggior parte di loro – dagli anni ’90. Sono ambienti chiusi che è impossibile raggiungere… a cui è impossibile accedere. E comunque la “libertà creativa” è utopia. All’estero è diverso… totalmente. È un peccato ma è così.

Piccole Vite Infelici
Piccole Vite Infelici (Elison Publishing)

Consigli ai giovani scrittori / sceneggiatori?

Viviamo in un momento molto duro per il cinema italiano, checché se ne dica… Direi forse culturalmente buio. L’unico consiglio che mi sento di dare con tutto il cuore è… Lasciate l’Italia al suo destino. In massa. È ciò che vuole. Che desidera. Restare è accanimento terapeutico. Non si tratta, semplicisticamente, di “abbandonare la nave che sta affondando” ma di salvare quante più vite possibili. Le vostre. Le nostre. Si, forse all’estero è anche più dura, per certi versi… sarete sempre stranieri. Ma le soddisfazioni che riceverete, se tutto andrà per il meglio… varranno come minimo il doppio – in tutti i sensi!

Hai in cantiere (ed hai svolto) tante collaborazioni: è difficile, a livello creativo collaborare?

No. Quando si è professionisti no. Ma a volte resto basito… Credo che la serietà di una persona sia l’unico metro di giudizio possibile. C’è tanta gente che si scoraggia, che fa le cose tanto per fare. Io o credo in un progetto o non ci credo. Mi chiedo come si faccia a “crederci a metà” o a “fare tanto per fare” sperando che, non so, alla fine tutto vada bene. Il tentar non nuoce, almeno nel mondo dei professionisti (e degli adulti, direi) non funziona. E poi incappi in gente che non mantiene la propria parola, gente che sparisce dopo mesi di lavoro assieme… che cambia città, nazione, mail, telefono… cosa costa essere seri? Dire le cose come stanno? Non è una critica, intendiamoci… È solo un chiedersi “perché accade tutto questo?”. E siamo in tanti a chiedercelo… Forse, come dice una scrittrice che conosco: “Siamo circondati”. Da gente confusa, invidiosa o Dio solo sa cos’altro.

Bingo Bongo & altre storie
Bingo Bongo & altre storie (Il Faggio Edizioni)

Hai mai subito un plagio?

Più di uno purtroppo. Questo nonostante tuteli sempre i miei prodotti depositandoli. Ma ahimè c’è sempre qualcuno che… Fa parte del gioco anche se è spiacevole. Alla fine mi tutelo sempre e comunque: è una questione di giustizia. Mi domando solo… perché? Perché invece di “copiare” non si chiede, non si opziona il prodotto, non ci si propone all’autore? In sostanza credo che questo atteggiamento si possa definire un abuso di potere: io credo semplicemente che se non hai niente da dire… è giusto che tu stia zitto. Plagiare significa parlare per bocca di un altro. Ma non me ne cruccio e vado avanti per la mia strada, forte della mia originalità. Usciranno alcuni prodotti che di sicuro somigliano ad altri – che mi hanno battuto sul tempo solamente rispetto alla realizzazione. Lo dico in anteprima: io realizzerò ugualmente tutte le mie opere. Il dramma è che spesso finisci per pagare tu, per farne tu le spese se la gente con cui ti interfacci non è seria. Perché ci metti la faccia personalmente facendo da tramite oppure perché il “collaboratore” pensa “Si ma se la gente è tutta così (riferendosi a terzi) meglio lasciar perdere.”. E poi magari dopo qualche tempo questi riesce a lavorare tranquillamente con altra gente che “ha potenza di fuoco” (e può prodursi da solo tutto) o che conosce ed è nel giro “giusto”. E a cui, per inciso, non puntano il dito se hai “un capello fuori posto”. Così ai suoi occhi (del collaboratore NdR) sei tu quello che… Quando invece il problema, sostanzialmente, non è tuo.

Kremisi

Dicci la verità: com’è il mondo italiano dell’entertainment?

C’è tanta gente infelice al mondo… gente che paga per avere recensioni favorevoli (o che se le fa fare da amici / conoscenti!), gente che compra follower sui social media, gente che crede di prendersi gioco di te documentandosi, leggendo interviste che hai rilasciato e usando poi i tuoi stessi vocaboli, il tuo stesso lessico… Gente che dice che parteciperà assolutamente al tuo progetto e che poi scompare, letteralmente. Gente che si fa garante e ci mette la faccia… e ci dice di fronte alla stampa che pubblicherà assolutamente il tuo lavoro. Ma che poi fa dietrofront. C’è gente che dice di credere in te ma poi… non lo dimostra. C’è gente che copia. C’è gente che chiede favori e commissiona recensioni negative altrui. C’è gente che invece esprime il suo parere – libero, per carità. Ma a fronte di tre libri editi. Tutti con editori EAP… C’è gente che ama perdere tempo e far perdere tempo agli altri. Gente sconclusionata, indecisa… i “vorrei ma non posso” li chiamo io. E c’è tanta gente che si crede forte… ma che non lo è. Non lo è per niente. Molti poi vedono sempre e solo problemi: mai soluzioni. Non si mettono in gioco… non sfidano mai se stessi! E questo crea altri problemi: io dico a me stesso che perde solo chi non si rialza. Anche se ammetto che è difficile, a volte, rialzarsi… Ma bisogna ricordarsi che spesso vige la “regola” no pain, no gain, (chi non risica non rosica NdR), quindi…

Mariella Abbazi

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